Interessi protetti - Professionista -  Redazione P&D - 06/02/2020

Responsabilità dell'avvocato: obbligo di informare il cliente e codice deontologico - RM

Il nuovo codice deontologico forense, all’articolo 27, prevede che l’avvocato deve informare chiaramente la parte assistita, all’atto dell’assunzione dell’incarico, delle caratteristiche e dell’importanza di quest’ultimo e delle attività da espletare, precisando le iniziative e le ipotesi di soluzione; l’avvocato deve, ancora, informare il cliente e la parte assistita sulla prevedibile durata del processo e sugli oneri ipotizzabili; deve inoltre, se richiesto, comunicare in forma scritta, a colui che conferisce l’incarico professionale, il prevedibile costo della prestazione - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

Ulteriormente, è sempre l’articolo 27 citato a sancire come l'avvocato debba, all'atto del conferimento dell'incarico, informare la parte assistita chiaramente e per iscritto della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione previsto dalla legge; debba, altresì, informarla dei percorsi alternativi al contenzioso giudiziario, pure previsti dalla legge; debba, ove ne ricorrano le condizioni, all’atto del conferimento dell’incarico, informare la parte assistita della possibilità di avvalersi del patrocinio a spese dello Stato; debba rendere noti al cliente ed alla parte assistita gli estremi della propria polizza assicurativa e, infine, ogni qualvolta ne venga richiesto, debba informare il cliente e la parte assistita sullo svolgimento del mandato a lui affidato e debba fornire loro copia di tutti gli atti e documenti, anche provenienti da terzi, concernenti l’oggetto del mandato e l’esecuzione dello stesso sia in sede stragiudiziale che giudiziale (fermo restando il disposto di cui all’art. 48, terzo comma, del codice deontologico citato, che prevede come l’avvocato non possa consegnare al cliente e alla parte assistita la corrispondenza riservata tra colleghi ma debba, qualora venga meno il mandato professionale, consegnarla al collega che gli succede, a sua volta tenuto ad osservare il medesimo dovere di riservatezza).

Ancora, fermo quanto previsto dall’art. 26 del codice medesimo (il quale prevede che l’accettazione di un incarico professionale presupponga la competenza a svolgerlo e che l’avvocato, in caso di incarichi che comportino anche competenze diverse dalle proprie, debba prospettare al cliente e alla parte assistita la necessità di integrare l’assistenza con altro collega in possesso di dette competenze: costituisce, in effetti, violazione dei doveri professionali anche il mancato, ritardato o negligente compimento di atti inerenti al mandato o alla nomina, quando derivi da non scusabile e rilevante trascuratezza degli interessi della parte assistita; infine, il difensore nominato d’ufficio, ove sia impedito di partecipare a singole attività processuali, deve darne tempestiva e motivata comunicazione all’autorità procedente ovvero incaricare della difesa un collega che, ove accetti, è responsabile dell’adempimento dell’incarico), l’avvocato deve riferire alla parte assistita, se nell’interesse di questa, il contenuto di quanto appreso legittimamente nell’esercizio del mandato.