Interessi protetti - Professionista -  Redazione P&D - 25/11/2019

Responsabilità dell'avvocato: non è configurabile l'imperizia incolpevole - RM

Si tenga sin d’ora presente di come non sia configurabile l'imperizia incolpevole, essendo l’avvocato professionista (legale) tenuto a conoscere il sistema delle fonti (invece, soprattutto in tema di responsabilità disciplinare dell'avvocato, in base dell'art. 4 del nuovo codice deontologico forense, la coscienza e volontà consistendo nel dominio anche solo potenziale dell'azione o omissione, vi è una presunzione di colpa per l'atto sconveniente o vietato a carico di chi lo abbia commesso, il quale può - e deve - dimostrare l'errore inevitabile, cioè non superabile con l'uso della normale diligenza, oppure la sussistenza di una causa esterna - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -).

Sia nell'attività giudiziale, sia in quella stragiudiziale, è il cliente a dolersi con il legale di non avergli procurato o di non aver conseguito un risultato prognosticamente utile e ciò quale conseguenza di una prestazione imperita o negligente: non vi è, pertanto, differenza fra le due ipotesi; il cliente, peraltro, deve far attenzione a non incorrere in lite temeraria, nell’accusare ingiustamente il proprio (oramai ex) legale (anche perché è senz’altro onere dell’attore, ai fini della sussistenza della responsabilità dell’avvocato per negligenza, dimostrare che la sua domanda giudiziale, ove correttamente formulata e sostenuta dall’avvocato, avrebbe avuto ragionevoli probabilità di accoglimento): nel determinare la somma dovuta dall'ex-cliente per lite temeraria, infatti, è nozione di comune esperienza quella secondo cui, in un Foro piccolo, la pendenza di una causa nella quale si accusa l'avvocato di essere il professionista, ad esempio, che ha condotto il proprio cliente a fallire, benché estraneo all'impresa insolvente, certamente è un deterrente per la nuova clientela!

Finalmente, è comunque corretto precisare che, in tema di responsabilità dell’avvocato verso il cliente, è configurabile imperizia del professionista allorché questi ignori o violi precise disposizioni di legge ovvero erri nel risolvere questioni giuridiche prive di margine di opinabilità, mentre la scelta di una determinata strategia processuale può essere foriera di responsabilità purché la sua inadeguatezza, al raggiungimento del risultato perseguito dal cliente, sia valutata (e motivata) dal giudice di merito “ex ante” e non “ex post”, sulla base dell’esito del giudizio, restando comunque esclusa in caso di questioni rispetto alle quali le soluzioni dottrinali e/o giurisprudenziali presentino margini di opinabilità - in astratto, o con riferimento al caso concreto - tali da rendere giuridicamente plausibili le scelte difensive compiute dal legale, ancorché il giudizio si sia concluso con la soccombenza del cliente.

Ampia casistica sostiene, intuitivamente, l’ambito della responsabilità professionale dell’avvocato; così, ad esempio, in caso di incertezza giurisprudenziale in ordine al computo del termine di prescrizione del diritto del cliente al risarcimento del danno, il mancato compimento di atti interruttivi, da parte del legale, con riferimento al termine prescrizionale più breve (ancorché in concreto non operante, ad esempio in forza di un successivo intervento chiarificatore delle Sezioni Unite della Corte regolatrice), implica violazione dell'obbligo di diligenza richiesto dall'art. 1176, comma 2, c.c., sicché sono esenti da critiche le sentenze che ravvisino negligenza dell'avvocato nel non aver compiuto atti interruttivi, con scansione temporale infrabiennale, del diritto al risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli, ancorché integrante illecito penale ma con relativo giudizio non promosso per difetto di querela, qualora, al tempo di espletamento del mandato, la questione di interpretazione dell'art. 2947 c.c. fosse stata ancora assai controversa (essendosi poi susseguite ben tre pronunce delle Sezioni Unite).

Ulteriormente, sempre avendo a mente l’istituto della prescrizione, rientra nella ordinaria diligenza del professionista – contribuendo così, il suo mancato esercizio, all’eventuale configurarsi della responsabilità professionale dell'avvocato - eccepire tempestivamente la prescrizione dell'altrui diritto: adempimento che, di regola, non richiede particolare impegno materiale o speciale capacità tecnica, ma soltanto puntuale verifica del termine e sollecitudine nel svolgere la relativa eccezione.