Interessi protetti - Professionista -  Redazione P&D - 02/02/2020

Responsabilità dell'avvocato: il dovere di informare il cliente - RM

Il dovere di informazione grava sul professionista durante tutto il corso dell’incarico, nel corso del quale il cliente deve essere messo al corrente in maniera tempestiva e completa dello stato delle questioni dallo stesso affidate all’avvocato: sarà pertanto, ad esempio, da ritenersi responsabile, per mancata informativa, il legale che non comunichi al proprio cliente la possibilità di ricorrere in cassazione, avverso la pronunzia di inammissibilità dell’appello per mancato rinnovo della notificazione ad opera del legale stesso - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

Si pensi, ancora, alla responsabilità dell’avvocato che non abbia informato il cliente della data fissata per l’udienza dibattimentale (così, magari, facendolo decadere dalla costituzione di parte civile); a quella del legale che abbia omesso di depositare presso la Conservatoria dei RR.II. la nota di trascrizione della domanda giudiziale (ad esempio, di risoluzione del contratto avente a oggetto beni immobili), nel contempo mancando d’avvertire il cliente della necessità di provvedervi tramite altro professionista ovvero personalmente; all’avvocato che abbia omesso di comunicare al cliente l’avvenuta notificazione della sentenza di condanna (ad esempio, condanna al pagamento delle spese processuali per il rigetto della domanda di risarcimento danni a seguito di sinistro stradale), così facendo decorrere il termine per impugnare.

L’obbligo di informazione continua a gravare sul professionista anche qualora, per revoca del mandato da parte del cliente ovvero per rinunzia all’incarico, cessi il rapporto d’opera intellettuale: la fonte del suddetto obbligo, in effetti, può ravvisarsi tanto nel dovere di diligenza che incombe sui professionisti, di cui all’art. 1176, 2° co., c.c., quanto nel dovere di buona fede, previsto, per la fase precontrattuale, dall’art. 1337 c.c. e per quella contrattuale, dall’art. 1375 c.c.; l’obbligazione de qua ha natura contrattuale (e non precontrattuale) quando consiste nel non aver comunicato al proprio cliente l’infondatezza delle sue pretese, atteso che l’accertamento preliminare relativo al cosiddetto fumus boni iuris della causa da promuovere è oggetto di un’obbligazione nascente proprio dal contratto d’opera intellettuale, stipulato per l’appunto dall’avvocato con l’assistito.