Interessi protetti - Professionista -  Riccardo Mazzon - 02/12/2019

Responsabilità dell'avvocato e risarcimento: colpa per aver assunto un incarico superiore alle proprie capacità

Un caso[particolare di responsabilità colposa (sempre che dall’attività svolta dal professionista derivi un danno) è quella sottesa al concetto di colpa per assunzione: così, se l’avvocato non ritiene di essere in grado di svolgere un'attività secondo le indicazioni fornite dal cliente, deve rifiutarsi di compierla, altrimenti è ravvisabile la colpa per assunzione, non essendosi il professionista rifiutato di svolgere un compito che non era in grado di svolgere correttamente - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

La colpa per assunzione si caratterizza per la violazione di più norme cautelari nell’ambito della stessa condotta; infatti:

– si manifesta in un’imperizia (il non svolgere adeguatamente il proprio compito);

– presuppone una negligenza (ci si assume un compito che non si è in grado di adempiere; non si è diligenti nel tenere in considerazione le proprie condizioni e capacità – limitate).

È proprio nel terzo momento della colpa, quello che determina l’esigibilità dell’osservanza da parte dell’agente (attribuibilità all’agente dell’inosservanza), che si determina la qualificazione di “colpa per assunzione”, secondo il seguente ragionamento:

  1. a) l’avvocato non ha agito con la dovuta perizia;
  2. b) l’evento è del tipo che la “norma d’arte” trasgredita mirava ad evitare;
  3. c) l’evento risulta prevedibile all’uomo eiusdem qualitatis et professionis (si considera però la qualità e la professione che il soggetto si è attribuito nell’assumere il compito);
  4. d) il livello tecnico-fisico-intellettuale dell’avvocato non gli consente la prevedibilità dell’evento;
  5. e) se l’avvocato è stato negligente nel valutare le proprie attitudini, l’imprudenza qualificata (imperizia) gli è attribuita nonostante egli non fosse in grado di prevedere l’evento.

La prevedibilità è da riferirsi cioè allo stadio precedente di negligenza, non a quello successivo dell’imperizia – la colpa è, infatti, nell’assunzione, nella negligenza per essersi assunto il compito improbo, non nel conseguente errore.

Esemplificando, l’avvocato incaricato di una consulenza ha l'obbligo - a norma dell'art. 1176, comma 2, c.c. - non solo di fornire tutte le informazioni che siano di utilità per il cliente - e rientrino nell'ambito della sua competenza - ma anche, tenuto conto della portata dell'incarico conferito, di individuare le questioni che esulino dalla stessa, informando il cliente dei limiti della propria competenza e fornendogli gli elementi necessari per assumere le proprie autonome determinazioni, eventualmente rivolgendosi ad altro professionista indicato come competente; può capitare anche, ad esempio, che un avvocato non cassazionista, incaricato di fornire una consulenza tecnico-giuridica a seguito dell'esito infausto di un ricorso dinanzi alla Corte d’Appello, risulti negligente (colpa per assunzione) per non aver informato il cliente della possibilità di ricorrere per cassazione avverso la sentenza sfavorevole e (per non aver informato il cliente) della necessità di rivolgersi ad un avvocato cassazionista, al fine di proporre tempestivamente l'impugnazione.

Ugualmente, si pensi all’avvocato che, non conoscendo il diritto societario, coltivi comunque un contenzioso che su tal diritto poggi; oppure non gestisca con puntualità e diligenza il denaro ricevuto dal cliente, né renda conto della gestione, essendo poco versato in tal faccenda.