Malpractice medica - Malpractice medica -  Redazione P&D - 02/12/2019

Responsabilità del medico e della struttura sanitaria: la colpa non si estende a chi non abbia in alcun modo contribuito all'evento dannoso - RM

Le responsabilità della struttura e del medico ben possono coesistere (rectius: concorrere) tra loro, nel senso per cui dal medesimo evento dannoso deriva la concorrente e solidale responsabilità del medico e della struttura (e, dunque, la titolarità passiva del rapporto obbligatorio controverso in capo alla struttura così come al medico - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -); ed infatti, allorquando un medesimo danno è provocato da più soggetti, per inadempimenti di contratti diversi (nel caso di specie il contratto di spedalità e l’obbligazione ex contractu derivante dal contatto sociale), intercorsi rispettivamente tra ciascuno di essi ed il danneggiato, sussistono tutte le condizioni necessarie perché i predetti soggetti siano corresponsabili in solido: conclusione che fonda sulla considerazione per cui sia in tema di responsabilità contrattuale che extracontrattuale, se l’unico evento dannoso è imputabile a più persone, è sufficiente, al fine di ritenere la responsabilità di tutte nell’obbligo di risarcimento, che le azioni o omissioni di ciascuna abbiano concorso in modo efficiente a produrre l’evento; ciò comporta che si può avere una responsabilità contrattuale della struttura verso il paziente danneggiato non solo per il fatto del personale medico dipendente, ma anche del personale ausiliario, nonché della struttura stessa (insufficiente o inidonea organizzazione).

Peraltro, la varietà della casistica che coinvolge la c.d. “colpa medica” avrebbe dovuto consigliare, al legislatore, maggior prudenza nell’utilizzazione del predetto istituto giuridico; si pensi, ad esempio, a come sia stato deciso che non rientra nel compito dei radiologi, chiamati ad eseguire la mammografia e a darne corretta lettura, suggerire lo svolgimento di altri esami o richiedere un consulto di altri specialisti; a come non possa escludersi l'imperizia del medico (che consiste nella realizzazione di un'attività positiva che non si accompagni, nelle speciali circostanze del caso, a quelle cautele che l'ordinaria esperienza suggerisce di impiegare a tutela dell'incolumità e degli interessi propri ed altrui) solo in virtù del suo noto valore clinico, non dovendo la nozione di imperizia essere rivolta al soggetto nella sua complessiva attività e alle sue capacità professionali, ma al singolo atto qualificato come colposo e che viene a lui addebitato; a come costituisca inadempimento qualificato del sanitario l'omessa o inesatta informazione sui profili di incertezza circa la non irreversibilità di un intervento di sterilizzazione, essendo tenuto il medico, anche in relazione alla specificità dell'obbiettivo perseguito dalla paziente, a fornire informazioni non meramente generiche, così da consentire all'interessata di adottare, nel successivo decorso del tempo le opportune misure e gli utili accertamenti e controlli clinici, atti ad impedire gravidanze non volute; si pensi anche, i tema di omessa acquisizione del consenso medico informato, qualora risulti accertato, con riferimento alla sottoposizione di uno tra due coniugi ad intervento chirurgico, un peggioramento della salute inerente la sfera sessuale, rientrante nel rischio dell'intervento, sebbene non imputabile a cattiva esecuzione dello stesso, l'altro coniuge che risenta in via immediata o riflessa del danno, in quanto incidente sulla sfera relazionale e sulla vita di coppia, ha diritto al risarcimento del danno che sia conseguenza della condotta di violazione della regola del consenso informato in danno del paziente: in tal caso, la responsabilità grava non solo sul capo equipe esecutore dell'operazione ma anche sull'aiuto chirurgo, partecipante ad essa, che abbia in precedenza consigliato al paziente l'esecuzione dell'intervento, in quanto responsabile di non aver assicurato l'informazione dovuta nell'eseguire la propria prestazione consistente nel consigliare l'intervento; infine, si pensi a come sia stato deciso che, pur in presenza di cause preesistenti e non derivanti dall'operato dai sanitari, la carenza documentale riscontrata nella cartella clinica – attribuibile alla struttura sanitaria convenuta – fa sì che l'operato dei sanitari non possa essere considerato esente da negligenza od omissione proprio per le conseguenze dannose sul nascituro.

La responsabilità, in ogni caso, non può estendersi sino a ricomprendere anche colui il quale non sia stato, anch'egli, riconosciuto autore di una condotta colposa nella determinazione del medesimo evento lesivo.

Si vedano:Cassazione civile, sez. III, 27/04/2018, n. 10158, Responsabilita' Civile e Previdenza 2018, 4, 1302; si vedano anche Cassazione penale, sez. IV, 26/04/2018, n. 24384, Rivista Italiana di Medicina Legale (e del Diritto in campo sanitario) 2018, 3, 1084, CED Cass. pen. 2018, Ilpenalista.it, Riv. pen. 2018, 7-8, 703, Arch. giur. circol. e sinistri 2018, 7-8, 607; Cassazione penale, sez. IV, 19/04/2018, n. 36723, CED Cass. pen. 2018; Cassazione penale, sez. IV, 19/04/2018, n. 36723, Guida al diritto 2018, 37, 26; Cassazione penale, sez. IV, 13/04/2018, n. 33405 Ilpenalista.it; Cassazione civile, sez. III, 23/10/2018, n. 26728, Giustizia Civile Massimario 2018; Tribunale Viterbo, sez. I, 01/10/2018, n. 1311; Cass. civ. sez. III 24 ottobre 2013 n. 24109, GCM, 2013, dove, nel caso di specie, nonostante l'operazione la donna era rimasta nuovamente incinta di due gemelli; Cass. civ. sez. III 5 dicembre 2013 n. 27285, www.dejure.it, 2013; Tribunale S.Maria Capua V., 16/06/2018.