Cultura, società - Cultura, società -  Mara Marantonio Bernardini - 07/02/2018

Renzo Caramaschi Niente sponda di fiume

Ed. Mursia, Milano, Collana Romanzi Mursia, 2017, pp. 222, €.17
 
“Comunque mi tuffavo in tutto quello che odorava di avventura. Gettavo tutto nel cassetto della mia testa, avendo fretta di capire”
“Aveva ragione Thoreau: occorre essere sempre in due per avere una verità: uno per dirla, uno per ascoltarla. E chi ascolta, avevo pensato, doveva possedere tantissima pazienza e non poca intelligenza”. 
 Magie che fanno sognare, coincidenze che ti rendono cara l’esistenza, nonostante le incertezze, i dolori, le delusioni.

Lo scorso mese di luglio mi trovavo presso l’Abbazia di Novacella (BZ) in occasione di una settimana di studi (dal 23 al 29), organizzata dalla “Nuova Associazione Culturale Accademia” di Bologna nell’ambito dell’iniziativa, nata diversi anni fa, chiamata “La Filosofia nei luoghi del Silenzio”.
Essa ha come obiettivo la riflessione “sulle ‘cose della vita’ alla luce di quello che ci insegna la storia e che ci ha trasmesso il patrimonio della sapienza di tutti i tempi”, approfondita insieme alle Arti Figurative, al Cinema, alla Psicologia, alla Musica.
Gl’incontri, aperti a tutte le persone di buona volontà e coordinati da docenti di diverse discipline, si svolgono in luoghi “del Silenzio”, cioè siti di particolare rilevanza spirituale.
E’ il terzo anno che Mauro ed io partecipiamo con entusiasmo.
Nel 2017 abbiamo scelto il ciclo, coerente con la celebrazione del  60° anniversario dei Trattati di Roma, istitutivi della CEE: “Europa: le molte nazioni di un solo Paese – Un percorso storico e musicale”.
Docenti: lo Storico Prof. Giampaolo Venturi e i Musicisti M° Giacomo Tesini (violinista) e M° Massimo Guidetti (pianista).
 
Fatta la necessaria premessa…
Una mattina, il 26 luglio per l’esattezza, mentre attendiamo il nostro Storico per iniziare la lezione, sbircio il Corriere dell’Alto Adige di Bolzano.
Subito una notizia attrae la mia attenzione: la sera, a cura della locale Accademia Gustav Mahler, si sarebbe svolto un concerto diretto dal britannico Daniel Harding, una delle mie “bacchette” preferite.
Orchestra: Gustav Mahler Jugenorchester; Musica: la Terza Sinfonia di Robert Schumann, cosiddetta Renana, cui sono legata per diverse ragioni, ritengo note ai miei lettori.
Non ci sarebbe stato il tempo di partecipare poiché i nostri musicisti sono soliti impegnarci alla sera con splendidi concerti; ma l’idea di sapere vicini, per iniziativa dell’Accademia Gustav Mahler, Harding e Schumann con “quella” Sinfonia, eseguita con quella Orchestra mi riempie di gioia.
Ma le sorprese non finiscono qui.
A p. 13, all’interno della rubrica “Cultura e Tempo libero”, un articolo a firma Giancarlo Riccio: Caramaschi e il suo anarchico.
In esso si dà conto dell’uscita del romanzo “Niente sponda di fiume” (Ed. Mursia).
Autore: Renzo Caramaschi, classe 1946, bolzanino, Sindaco del capoluogo dal 2016, dopo essere stato a lungo funzionario nella stessa Amministrazione.
Laureato in Economia e Commercio, appassionato di montagna e di escursioni in alta quota, è giornalista pubblicista e fotografo dal 1974.
In anni recenti ha scritto un paio di guide in tema: “Per malghe e per rifugi in Alto Adige, 165 escursioni” (2009) e “Tra i monti della valle Aurina, 40 escursioni” (2012), entrambe per la Casa Editrice Raetia.
Intervistato da Riccio, egli confessa come quei testi siano stati il punto di partenza per riflessioni su Cultura, Musica, Storia. Così, pian piano, complice il maggior tempo libero dovuto al pensionamento, è rinata in lui la passione per la lettura e la letteratura.
Ed ecco, dal 2014, ben quattro romanzi, uno all’anno: “Il segno del ritorno”, “Di gelo e di sangue”, “Un soffio di libertà”, “Niente sponda di fiume”. Titoli assai evocativi, che attirano il mio interesse.
Vicende (tranne “Di gelo e di sangue”, se non erro) che hanno come sfondo la Valle Aurina e luoghi limitrofi; tutti romanzi a carattere storico -coi limiti che può avere una simile definizione- i cui protagonisti lottano per gli alti ideali di libertà e giustizia. Anticipa poi che è sul punto di terminare il prossimo romanzo.
E’ la storia di un giovane ebreo: splendido! Si parte da Siviglia per arrivare in Tirolo dove il protagonista servirà il signore di Salamanca. “Poi” prosegue “racconterò del suo esilio, durante il quale sarà costretto ad occuparsi del commercio dell’ambra. ‘Il sigillo dell’ambra’ dovrebbe uscire nel maggio del prossimo anno”.
Prendiamo nota. E’ in corso di pubblicazione (aprile 2018), sempre con Mursia, “La memoria dei silenzi”; altra vicenda inserita in un preciso contesto storico. Il “genere” che confesso di preferire.
Nel dialogo col giornalista il Sindaco-Scrittore, senza svelarne la trama, confida che personaggio principale dell’opera appena uscita è un misterioso autore anarchico, Ben Traven.
Intrigante vicenda. E’ prevista pure, in autunno, una presentazione a Bologna presso la Libreria Zanichelli: guai mancare.
 
Il pomeriggio del 21 ottobre, giungo puntuale alla saletta del primo piano soppalcato, in Piazza Galvani, col libro sottobraccio.
Pubblico numeroso e attentissimo.
Il nostro ospite è un signore alto, dall’aria sportiva, un po’ somigliante a Bill Clinton; assai più simpatico, però. Origine lettone, dichiara. La famiglia lasciò quel Paese all’arrivo dei nazisti, nel luglio 1941.
L’accento montanaro con inflessione veneta ti dà subito la conferma che si tratta di un…Wanderer; quelle persone -da me predilette- che riflettono, non si accontentano, sempre pronte a mettersi in discussione. Che, appena le conosci, ti catturano per farti camminare con loro, volente o nolente.
Dunque, il personaggio “richiamo” della storia è Ben (o Bruno) Traven, il nome -o lo pseudonimo- di uno scrittore anarchico, ribelle, vagabondo, che non si è mai riusciti davvero ad acchiappare.
Perfino la sua identità è incerta, tanto che, afferma Caramaschi, avrebbe cambiato, nel corso della sua vita, non meno di 32 nomi!
Si tratterebbe, condizionale obbligatorio, di un autore di madrelingua tedesca, attivo nella prima parte del ‘900, del quale sono sconosciuti il luogo e la data di nascita. Di lui: diversi racconti, una dozzina di romanzi (“Niente sponda di fiume” è un’espressione tratta dall’opera di Traven, “La nave morta”, 1926); trenta milioni di libri venduti, tradotti in più di quaranta lingue, un film tratto nel 1948 da un romanzo, vincitore di tre Premi Oscar. Regista, John Houston; interprete principale, Humphrey Bogart. Si tratta de “Il tesoro della Sierra Madre”, amara parabola dell’avidità umana, composto nel 1927, ambientato in Messico, tra i cercatori d’oro e apparso con il titolo originale tedesco: “Der Schatz der Sierra Madre”. Vi si legge: “ Potete accumulare tanto oro da non sapere come trasportarlo; ma scommetteteci il paradiso, più ne avrete, più ne vorrete. È come alla roulette: un giro ancora; un giro ancora. E avanti così. Non si distingue più l’onestà dalla disonestà, il buono dal cattivo: ogni discernimento è perduto. È così.”.
Ogni dettaglio, ogni aspetto della vita di Traven è stato oggetto, in passato, di ipotesi, congetture varie; comprese le più fantasiose. Poi, piano piano, il tempo sembrava aver sepolto tutto.
Oggi se torniamo ad occuparci di lui, “cancellato nella sua grandezza”, è per merito di Caramaschi; il quale cerca di sciogliere il mistero accostando un ipotetico ritratto di Traven alla propria esperienza di vita; dapprima durante gli anni giovanili, indi nei decenni successivi.
Nel 1966 il ventenne Renzo, l’Io narrante, si reca negli USA, a Cape Cod, ospite di un’amica e compagna di studi, figlia del console di Germania a Milano, trasferito momentaneamente a Boston per lavoro. “…un sogno inatteso, lontano dalle possibilità finanziarie della mia famiglia. Mi mantenevo agli studi grazie al presalario…” Qui viene in contatto con l’alta società locale, un ambiente ovattato, raffinatissimo, dai colori tenui; ma mantiene la propria genuinità. In una parola: la polpa dal sapore dolciastro delle aragoste sparisce di fronte al ricordo delle polpose sarde ai ferri cucinate dalla zia in occasione di una vacanza al Lido di Venezia. “Quello sì che era pesce!”
Tuttavia è proprio quel luogo di mare (Cape Cod quale “metafora dell’immensità della non conoscenza”) che lo incoraggia nella ricerca, sia pure confusa, data la giovanissima età, sul significato della vita; che gli apre nuovi orizzonti culturali, anche nel campo della Musica. Emozionanti le parole: “La Terza Sinfonia di Beethoven era divenuta il termine di paragone per il mio universo musicale. Tutto avrebbe dovuto misurarsi con quella, prima e dopo, perché quelle note si erano fissate nel mio cervello come un valore assoluto, il massimo dei valori. Era stato il permearsi di spruzzi sonori come quelli dell’oceano che mi avvolgevano”.
Un trentennio dopo il ventenne, divenuto uomo maturo, appassionato di escursioni alpine e autore di guide in tema di malghe e rifugi, giunge in Val Racines dove gli viene narrata la storia (forse autentica, forse leggendaria) di Pfeifer Huisele, il mitico stregone, figura famosa in quei luoghi, tra Val di Racines, Val di Vizze -a Tulves il fattucchiere viveva in una casetta molto in alto sulla montagna- e altri anfratti sulle cime. Huisele campava benone perché pare avesse stipulato un patto nientemeno che col diavolo: conosceva ogni sorta di arti magiche ed era in grado di trasformarsi in ogni cosa desiderasse.
“Un fenomenale impostore” si legge nel romanzo “viveva sulle credulità degli zotici, privo di pudore, leggeva le stelle…portava il fascino del peccato, quello che piaceva tanto alle giovani donne, tenute severamente ma invano rinchiuse quando Pfeifer era nei paraggi. Non era noioso….”.
Contrariamente a padri e mariti.
                                                         [Fine della prima puntata]