Danni - Danni -  Giovanni Catellani - 09/10/2017

Rendita Inail e danno differenziale non sono incompatibili

La Corte di Cassazione Sez. Lavoro, con la sentenza n. 23189 pubblicata il 04/10/2017, ribadisce che il danno differenziale non è assorbito dalla rendita erogata dall’INAIL. La sentenza cassa sul punto quanto deciso dalla Corte d'Appello di Firenze, che, con decisione del 4/11/2011, riformando una sentenza del Tribunale di Livorno, aveva negato la risarcibilità del danno non patrimoniale in un caso di demansionamento. Al ricorrente era stata diagnosticata una malattia professionale integrata da "sindrome psicopatologica da costrittività organizzativa sul lavoro". Ottenuto l’indennizzo dall'Inail con una rendita di euro 81.282,12, aveva richiesto anche un risarcimento a titolo di danno esistenziale, che il Tribunale di Livorno gli aveva riconosciuto in euro 75.000. Sul punto la Corte territoriale aveva riformato la sentenza del Tribunale in quanto ritenuto non provato il danno non patrimoniale, e, in ogni caso, coperto con la rendita Inali già percepita. Così argomentando, la Corte d’Appello ha identificato il danno non patrimoniale unicamente nel danno biologico. Ricorrendo per Cassazione, la vittima del demansionamento ha contestato l’identificazione operata dalla Corte di Appello tra danno non patrimoniale e danno biologico, che comporta il mancato riconoscimento del danno differenziale a carico del datore di lavoro. Per la Corte di Cassazione si tratta di una censura fondata. Questa la parte motivazionale della sentenza della Corte di Cassazione che ci interessa in questa sede: E' pacifico in giurisprudenza che la nuova dislocazione dei danni alla persona nell'ambito dell'art. 2059 cod. civ. comporti l'individuazione, nell'ambito del danno non patrimoniale risarcibile ex art. 2059 cod. civ., della categoria del danno morale o danno soggettivo puro, riconducibile alla sofferenza morale soggettiva, del danno biologico, riconducibile alla lesione dell'integrità psicofisica e cioè alla compromissione della salute, e del danno esistenziale, riconducibile alla sfera realizzatrice dell'individuo ed attinente al "fare" del soggetto offeso (Cass. n.14485/2017). […] Erra, la sentenza d'Appello (....), laddove parrebbe adombrare un'incompatibilità - in via di principio - tra la rendita Inail per il ristoro del danno biologico e l'eventuale maggiore credito per danno differenziale dovuto al comportamento datoriale. La giurisprudenza di questa Corte ha, infatti, escluso la ricorrenza di una siffatta incompatibilità, affermando da ultimo, proprio in un'analoga fattispecie concernente danni da demansionamento, che "Le somme eventualmente versate dall'Inail a titolo di indennizzo ex art. 13 del d.igs. n.38/2000 non possono considerarsi integralmente satisfattive del diritto al risarcimento del danno biologico in capo al soggetto infortunato o ammalato, sicché, a fronte di una domanda del lavoratore che chieda al datore di lavoro il risarcimento dei danni connessi all'espletamento dell'attività lavorativa, il giudice adito, una volta accertato l'inadempimento, dovrà verificare se, in relazione all'evento lesivo, ricorrano le condizioni soggettive ed oggettive per la tutela obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali stabilite dal d.p.r. n.1124/1965, ed in tal caso, potrà procedere, anche d'ufficio, alla verifica dell'applicabilità dell'art. 10 del decreto citato, ossia all'individuazione dei danni richiesti che non siano stati riconducibili alla copertura assicurativa (cd. danni complementari), da risarcire secondo le comuni regole della responsabilità civile; ove siano state dedotte in fatto dal lavoratore anche circostanze integranti gli estremi di un reato perseguibile d'ufficio, potrà pervenire alla determinazione dell'eventuale danno differenziale, valutando il complessivo valore monetario del danno civilistico secondo criteri comuni, con le indispensabili personalizzazioni, dal quale detrarre quanto indennizzabile dall'Inail, in base ai parametri legali, in relazione alle medesime componenti del danno distinguendo, altresì, tra danno patrimoniale e danno non patrimoniale, ed a tale ultimo accertamento procederà pure ove non sia specificata la superiorità del danno civilistico in confronto all'indennizzo, ed anche se l'Istituto non abbia in concreto provveduto all'indennizzo stesso" (Cass. n.9166/2017). In virtù di questi principi, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza della Corte di Appello di Firenze rinviando alla stessa in diversa composizione per un nuovo giudizio.




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