Diritto, procedura, esecuzione penale - Punibilità, sanzioni -  Valeria Cianciolo - 16/05/2019

Reati sessuali. La proposta di legge A.C.272 del 2018 sulla castrazione chimica

La proposta di legge A.C.272 del 2018 intitolata «Introduzione del trattamento farmacologico di blocco androgenico totale a carico dei condannati per delitti di violenza sessuale», torna prepotentemente alla ribalta. La Lega ne ha fatto un vessillo del suo programma politico. Ma nel nostro Paese, la destra ne ha sempre fatto un suo cavallo di battaglia.

L’Onorevole Alessandra Mussolini nel 1997 suggerì due proposte di legge che prevedevano l’introduzione della castrazione chimica per le persone che commettevano reati di violenza sessuale e presentò l’unica proposta di legge sulla castrazione chimica per i reati a sfondo sessuale sui minori. Era il dodici giugno 20011.

Ma prima di verificare la tenuta della proposta di legge, ci si deve intendere sulla misura che si intende adottare e capire di cosa si parla esattamente.

Quando si parla di “castrazione chimica” ci si riferisce ad un approccio terapeutico finalizzato a bloccare gli impulsi sessuali mediante composti chimici. Si tratta di sostanze che si agganciano ai recettori celebrali del testosterone e si sostituisce a quest’ultimo, abbassando, di conseguenza, il livello della libido. Castrazione chimica è perciò un termine popolare; è più opportuno parlare di “terapia farmacologica antagonista del testosterone.

L’abbassamento dei livelli di testosterone aiuta a diminuire la possibilità che gli individui commettano nuovamente reati parafiliaci.

In molti Paesi europei ed americani, questa misura è già una realtà.

In Inghilterra dal gennaio 2008 i detenuti che sono accusati di tutti i reati sessuali possono avere una riduzione di pena solo se prestano il loro consenso alla castrazione chimica, trattamento che viene praticato con assunzioni di pillole ed iniezioni.

In Danimarca esiste una legge in vigore dal 1973. Il reo opta tra lo scontare la condanna in carcere abbinata a terapie psicologiche miranti a modificare il comportamento, o la castrazione chimica.

In Norvegia nel 2004 si è realizzato il primo trattamento di castrazione chimica su quattro volontari condannati per stupro. È previsto il consenso dell’interessato all’intervento farmacologico sebbene, questa scelta non comporta sconti di pena né altri privilegi.

In Svezia la castrazione chimica è legge dal 1993 e prevede il consenso al trattamento da parte del sex offender che sia stato condannato, ma la castrazione è attuata nel caso in cui si paventi il rischio di recidiva. Chi sceglie di sottoporsi al trattamento farmacologico, riceve riduzioni di pena e benefici relativi.

Nei casi esposti – e ci si è limitati a fare un cenno a quello che succede in Europa – è sempre richiesto il consenso informato del reo.

Anche in Italia dal settembre 2005 è stata inaugurata, nel sesto reparto del penitenziario di Bollate (Milano), l’Unità di trattamento intensificato: si tratta di un tentativo nelle carceri italiane di trattamento e presa in carica di individui pedofili ed autori di reati sessuali attraverso un team di sedici professionisti composto da psicologi, psicoterapeuti, criminologi ed educatori2.

La proposta di legge presentata il 23 marzo 2018 ed assegnata alla II Commissione Giustizia in sede Referente il 26 giugno 2018, prevede che i condannati alla reclusione per i reati di cui agli art. 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies e 609-sexies c. p. possono essere sottoposti al trattamento farmacologico di blocco androgenico totale, previa valutazione da parte del giudice della pericolosità sociale e della personalità del reo, nonché dei suoi rapporti con la vittima del reato.

Il trattamento farmacologico di blocco androgenico totale, è sempre disposto dal giudice nei seguenti casi:

a) recidiva;

b) qualora i reati sopra indicati, siano commessi su minori.

Il trattamento farmacologico di blocco androgenico totale è inserito in un programma di recupero psicoterapeutico, svolto a cura dell’amministrazione penitenziaria, che a tale fine si avvale dell’ausilio di centri convenzionati, pubblici o privati, che dispongono di professionisti specializzati in psicoterapia e in psichiatria.

Nel provvedimento che dispone la sottoposizione al trattamento farmacologico di blocco androgenico totale, il giudice deve indicare il metodo da applicare e la struttura sanitaria pubblica nella quale è eseguito il trattamento stesso.

Chiunque sia stato riconosciuto colpevole, con sentenza passata in giudicato, dei reati di cui agli articoli 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies e 609-sexies c. p., può fare domanda di essere ammesso volontariamente al trattamento farmacologico di blocco androgenico totale.

Fatta questa brevissimo riassunto, il dibattito che a questo punto si apre, riguarda la considerazione della castrazione chimica in qualità di punizione o di trattamento per i rei parafiliaci. Ed un'opzione esclude l'altra. A mio avviso, che la castrazione chimica abbia una finalità terapeutica è riconoscibile nel fatto che la terapia farmacologica è associata ad un intervento psicoterapeutico.

In secondo luogo, ad una prima lettura del testo, sarebbe opportuno includere il diritto del reo di essere delucidato sul tipo di trattamento cui si sottopone e dei possibili effetti collaterali, in modo che possa dare il suo consenso libero ed informato.

Bibliografia

Stone H., Winslade W.J., Klugman C.M. (2000). Sex offenders, sentencing, laws and pharmaceutical treatment: A prescription for failure. Behavioural sciences & the law. Vol. 18(1) 83 – 110.

Weinberger L., Sreenivasan S., Garrick T., Osran H. (2005). The impact of surgical castration on sexual recidivism risk among sexually violent predatory offenders. Journal of the American Academy. Vol 33(1) 16 – 36.

1Proposta di legge d’iniziativa del deputato Mussolini, Norme in materia di violenza sessuale sui minori, Atti parlamentari n. 726, 12 giugno 2001.

2La notizia è riportata sul quotidiano Il Giornale del 13 novembre 2007.