Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Redazione P&D - 09/01/2020

Rapporti di vicinato: limitazioni imposte dall’articolo 873 del codice civile e norme previste dai regolamenti locali - RM

Come spesso evidenziato, i limiti imposti dall’articolo 873 del codice civile hanno carattere privatistico e derogabile (usualmente mediante convenzioni tra privati, veri e propri atti costitutivi di servitù, in quanto arrecanti una menomazione per l'immobile che, alla distanza legale, avrebbe diritto), anche se volti ad evitare la creazione di intercapedini antigieniche e pericolose, in quanto principalmente dettati a tutela dei reciproci diritti soggettivi dei confinanti - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

Non così, invece, quanto alle norme previste dai regolamenti locali (e, più in generale, dagli strumenti urbanistici locali): esse, generalmente, sono da ritenersi inderogabili perché dirette, più che alla tutela di interessi privati, a quella di interessi generali e pubblici in materia urbanistica.

Un tanto, sia che le norme predette (contenute negli strumenti urbanistici locali, siano essi piani regolatori o anche regolamenti edilizi comunali) impongano di mantenere le distanze fra fabbricati, sia che esse impongano distanze dai confini: conseguentemente, tali prescrizioni, dettate dunque a tutela dell'interesse generale a un prefigurato modello urbanistico, non tollerano deroghe convenzionali da parte dei privati sicché tali deroghe, se concordate, sono invalide (né tale invalidità può venire meno per l'avvenuto rilascio di concessione edilizia, poiché il singolo atto non può consentire la violazione dei principi generali dettati, una volta per tutte, con gli indicati strumenti urbanistici).

Resta salva unicamente, peraltro, ma solo ne caso le norme predette impongano di mantenere le distanze fra fabbricati – e non certo quando esse impongano distanze dai confini -, la possibilità per i proprietari confinanti di accordarsi sulla ripartizione, tra i rispettivi fondi, del distacco da osservare.

Si vedano anche Cassazione civile, sez. II, 22/04/2008, n. 10387, Riv. giur. Edilizia 2008, 4-5, 1063 – conforme Cass. 5.1.80, n. 60, GCM, 1980, 1; Consiglio di Stato, sez. IV, 30/06/2010, n. 4181, Foro amm. CDS 2010, 6, 1237; Cassazione civile, sez. II, 23/04/2010, n. 9751, Giust. civ. Mass. 2010, 4, 596, Giust. Civ. 2011, 1, 182; Cass. 30.3.83, n. 2331, GCM, 1983, 3; più recentemente: T.A.R. Puglia Bari Sez. III, 10/03/2016, n. 324, nonché App. Firenze Sez. I, 01/02/2016.