Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Redazione P&D - 17/06/2019

Rapporti di vicinato e modifica del fabbricato: i volumi (tecnici) che vanno esclusi dal computo della volumetria - RM

Importante rammentare quali siano i c.d. volumi tecnici che vanno esclusi dal computo della volumetria, sempre che non comportino aumento della sagoma d’ingombro: trattasi esclusivamente di quelli indispensabili a contenere gli impianti tecnici dell'edificio, come ben chiarisce T.A.R. Campania Napoli, sez. IV, 27/07/2011, n. 4076, Foro amm. TAR 2011, 7-8, 2453, la quale elenca i tre ordini (uno positivo e due negativi) di parametri atti ad identificare la nozione di “volume tecnico” (strumentalità necessaria, impossibilità di soluzioni progettuali diverse, necessaria proporzionalità); più specificatamente, per l'identificazione della nozione di volume tecnico assumono valore in materia tre ordini di parametri: il primo, positivo, di tipo funzionale, ossia che il manufatto abbia un rapporto di strumentalità necessaria con l'utilizzo della costruzione; il secondo ed il terzo, negativi, ricollegati da un lato all'impossibilità di soluzioni progettuali diverse, nel senso che tali costruzioni non devono poter essere ubicate all'interno della parte abitativa, e dall'altro ad un rapporto di necessaria proporzionalità fra tali volumi e le esigenze effettivamente presenti; ne deriva che tale nozione può essere applicata solo alle opere edilizie completamente prive di una propria autonomia funzionale, anche potenziale, in quanto destinate a contenere impianti serventi di una costruzione principale, per esigenze tecnico-funzionali della costruzione stessa; pertanto, al di fuori di tale ambito, il concetto non può essere utilizzato né dall'amministrazione né dal privato al fine di negare rilevanza giuridica ai volumi, comunque, esistenti nella realtà fisica - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

I volumi tecnici che vanno esclusi dal computo della volumetria dei fabbricati, sono soltanto quelli indispensabili a contenere gli impianti tecnici dell'edificio (cfr. sent. 3884 del 29 giugno 1985); qualsiasi modificazione della volumetria di un fabbricato che comporti l'aumento della sagoma d'ingombro, che incida direttamente sulla situazione di distanza tra gli edifici esistenti, indipendentemente dalla loro utilizzabilità ai fini abitativi, integra nuova costruzione e pertanto ove il fondo finitimo sia già edificato, deve in ciascun punto osservare rispetto al muro perimetrale dell'edificio confinante il distacco minimo prescritto dal codice civile o delle norme dei regolamenti edilizi che ne abbiano portata integrativa (cfr. sent. 12 giugno 1986 n. 7384). Non è possibile dunque porre in discussione - e ciò indipendentemente dalla destinazione che alle opere si sarebbe dovuto dare - che neppure i volumi tecnici si sottraggono all'obbligo del rispetto delle distanze tra le costruzioni, dal momento che ai fini dell'obbligo delle distanze legali, non è rilevante la specifica funzione riservata agli spazi esistenti fra edifici vicini, ma soltanto la loro oggettiva idoneità a costituire per struttura ed ubicazioni intercapedini dannose vietate dalla legge. Qualsiasi modificazione della volumetria di un fabbricato che comporti l'aumento della sagoma di ingombro, che incida direttamente sulla situazione di distanza tra gli edifici esistenti, indipendentemente dalla sua utilizzabilità ai fini abitativi, integra nuova costruzione e pertanto, ove il fondo finitimo sia già edificato, si deve in ciascun punto osservare, rispetto al muro perimetrale dell'edificio confinante, il distacco minimo prescritto dal codice civile o dalle norme dei regolamenti edilizi che ne abbiano portata integrativa” (così Cass. 24.6.96, n. 5828, GCM, 1996, 915).