Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Redazione P&D - 07/02/2019

Rapporti di vicinato e distanze legali: misurazione lineare e necessità che i manufatti si fronteggino - RM

La ratio sottesa all’articolo 873 del codice civile (tutela della sicurezza, salubrità ed igiene) indirizza l’interprete anche nella scelta della tipologia di misurazione utilizzabile per il calcolo delle distanze.

In particolare, la finalità di evitare insalubri intercapedini spinge l’applicabilità della norma esclusivamente nei confronti dei fabbricati che - sorgendo da bande opposte rispetto alla linea di confine - si fronteggiano - anche solo in minima parte -, con conseguente necessità di utilizzare la c.d. misura lineare - modo lineare - (con esclusione, pertanto, della c.d. misura a raggio - modo radiale -, come invece previsto in materia di vedute - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -).

Tale tipologia di misurazione implica inoltre che, nel caso una delle costruzioni presenti vari lati e vari spigoli, la distanza vada calcolata in via autonoma per ogni lato, considerato come fronte maggiore, non essendo possibile configurare una distanza media come effetto della compensazione tra distanze minime e massime; con la misurazione della distanza che, ovviamente, è da effettuarsi in linea perpendicolare.

Così, sul punto, sempre Cass. 20.3.98, n. 2975, FI, 1998, I, 2469: “le regole per la pratica attuazione dell'ordine della corte territoriale saranno indicate in sede esecutiva e in tale sede applicate (art. 612 cod. proc. civ.). Ed è il caso di aggiungere che, nella pratica attuazione dell'ordine della stessa corte territoriale, bisogna tener conto, agli effetti delle distanze da osservare, che la misurazione del distacco, sempre limitatamente alla parte dell'edificio da abbattere, deve essere eseguita in linea perpendicolare tra i diversi fronti delle costruzioni che si fronteggiano”.