Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Riccardo Mazzon - 03/02/2020

Rapporti di vicinato, distanze e confini: demolizione del fabbricato a seguito di violazione di regolamenti comunali?

La conseguenza maggiormente pregnante del richiamo operato ai regolamenti locali dall'articolo 873 c.c. è che, anche per la violazione delle normative contenute nei regolamenti locali richiamati, in ossequio alla natura integrativa che essi acquistano a seguito del richiamo predetto, è consentita la demolizione del fabbricato in spregio agli stessi eventualmente costruito - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -: la conseguenza discende normativamente, oltre che dal richiamo predetto, dal disposto dell’articolo 872 del codice civile, laddove prevede “…la facoltà di chiedere la riduzione in pristino quando si tratta della violazione delle norme contenute nella sezione seguente o da questa richiamate”.

Necessario, peraltro sin d’ora precisare in argomento come gli art. 871 e 872 c.c. distinguano, nell'ambito delle leggi speciali e dei regolamenti edilizi, le norme integrative delle disposizioni del codice civile sui rapporti di vicinato dalle norme che, prive di portata integrativa o modificativa - e se pure dirette incidentalmente ad assicurare una migliore coesistenza ed una più razionale utilizzazione delle proprietà private -, tendono principalmente a soddisfare interessi di ordine generale, come quelli inerenti alle esigenze igieniche, al godimento della proprietà e alla tutela dell'estetica edilizia.

In altri termini, in materia di distanze legali, nell'ambito delle norme dei regolamenti locali edilizi, hanno carattere integrativo (delle disposizioni dettate nelle materie disciplinate dagli artt. 873 e seguenti c.c.) unicamente quelle dirette a completare, rafforzare, armonizzare con il pubblico interesse di un ordinato assetto urbanistico, la disciplina dei rapporti intersoggettivi di vicinato; non rivestono, invece, tale carattere le norme che hanno come scopo principale la tutela di interessi generali urbanistici, quali la limitazione del volume, dell'altezza e della densità degli edifici, le esigenze dell'igiene, della viabilità, la conservazione dell'ambiente ed altro.

A tale distinzione corrisponde, in caso di violazione della norma, una diversa tutela del privato, assicurata, per le norme del secondo tipo, soltanto dall'azione di risarcimento del danno - a parte il potere della p.a. di imporne l'osservanza coattiva - e, per quelle del primo tipo, anche dall'azione reale per l'eliminazione dello stato di fatto creato dalla violazione edilizia.

E il fatto che, in materia di distanze, il distacco delle costruzioni tra loro e di ciascuna costruzione dal confine si collochi tendenzialmente nel medesimo ambito delle norme integrative del codice civile, non toglie che rientra nel potere dispositivo della parte - che si assuma danneggiata dall'altrui attività edilizia - dolersi dell'una o dell'altra violazione (e che sia compito del giudice di merito interpretare la domanda, fornendo adeguata e logica motivazione delle conclusioni cui perviene).

Ulteriormente, conviene (nuovamente) precisare come, qualora le distanze - che i regolamenti locali sono abilitati a stabilire in deroga a quelle legali, purché in misura maggiore - siano fissate mediante la determinazione di un distacco minimo - non direttamente fra le costruzioni, secondo il criterio adottato negli art. 873 ss. c.c., bensì - rispetto al confine, resti invariato il carattere integrativo (rispetto alla disciplina codicistica) dei regolamenti locali, con conseguente (ai sensi dell'art. 872 c.c.) diritto del vicino di reagire alla violazione chiedendo - oltre il risarcimento dei danni anche - la riduzione in pristino.