Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Riccardo Mazzon - 25/02/2019

Rapporti di vicinato: distanza tra costruzioni e scala esterna quale struttura accessoria del fabbricato

Particolare problematica, attinente al calcolo della distanza minima tra fabbricati, è quella concernente l’individuazione di quali siano le strutture accessorie che debbano esser considerate nel computo; si pensi, ad esempio, al caso tipico della scala esterna, che non fa parte del fabbricato di per sé inteso, ma che ne costituisce, comunque, elemento accessorio stabile e dotato di una certa consistenza: la regola, in tal caso, è che, nel calcolo della distanza minima fra costruzioni posta dall'art. 873 c.c. o da norme regolamentari di esso integrative, si deve tener conto anche delle strutture accessorie di un fabbricato (quali, appunto, le scale esterne) qualora queste, presentando connotati di consistenza e stabilità, abbiano natura di opera edilizia - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

Si consideri anche come un’eventuale scala di ferro, magari aggiunta successivamente in un preesistente fabbricato, possa esser esentata dal regime delle distanze minime, qualora si faccia leva proprio sulla ratio dell'art. 873 c.c., posto che, per struttura e consistenza, si tratta di opera inidonea alla formazione di intercapedini dannose alla sicurezza e alla salubrità dei fondi: recentemente, in argomento, T.A.R. Calabria Catanzaro Sez. II, 19/01/2017, n. 74 precisa proprio che “una scala esterna, realizzata in piccola carpenteria in ferro, non deve rispettare la distanza di metri tre prescritta dall’art. 873 c.c., disciplinante la distanza tra costruzioni su fondi finitimi non uniti o aderenti, posto che non è possibile equiparare un edificio, cioè una casa più una scala, ad una semplice scala”.

In argomento: T.A.R. Lombardia Milano Sez. II, 12/08/2016, n. 1606; più in generale, T.A.R. Campania Napoli, Sez. II, 25/09/2015, n. 4619, precisa che, “in materia di distanze legali tra edifici gli sporti, le terrazze, le scale esterne o, in genere, i corpi avanzati costituenti aggetti di un edificio, ove siano stabilmente incorporati nell'immobile e non abbiano una funzione meramente decorativa od ornamentale, accrescono la superficie, il volume e la funzionalità dell'immobile cui accedono e rientrano nel concetto civilistico di costruzione, per cui di essi deve tenersi conto ai fini delle distanze, che vanno misurate dal limite dei manufatti aggettanti verso il vicino”; e alla scala esterna in muratura, anche scoperta, fanno riferimento anche Cons. Stato Sez. IV, 04/03/2014, n. 1000 e Cass. 30.1.07, n. 1966, GCM, 2007, 1.

Proprio i connotati di consistenza e stabilità sono sempre stati considerati fondamentali, dalla giurisprudenza, per attribuire alla scala esterna in muratura dignità di “opera edilizia”, computabile ai fini delle distanze, anche perché non meramente decorativa: si vedano, ad esempio, Cass. 15.7.85, n. 4138, GCM, 1985, fasc. 7; Cass. 24.10.89, n. 4322, GCM, 1989, fasc. 10; il principio ha avuto, anche recentemente, ampia conferma giurisprudenziale di merito (Tribunale Sala Consilina, 18/04/2011 – conforme, Corte appello Brescia, sez. II, 18/05/2009, Riv. giur. edilizia 2010, 2, 414, secondo cui “le cornici e i canali di gronda debbono ritenersi rientrare nella categoria dei semplici sporti non computabili ai fini della distanza tra fabbricati così come le mensole, le lesene, i cornicioni aventi funzioni ornamentali, di rifinitura, decorativa; al contrario, i balconi, come scale e terrazze, costituiscono parte integrante dell'edificio e rientrano nel concetto di costruzione agli effetti di cui all'art. 873 c.c.”), di legittimità (Cassazione civile, sez. II, 10/09/2009, n. 19554, Guida al diritto 2009, 39, 65) ed amministrativa (Consiglio di Stato, sez. IV, 27/01/2010, n. 424, Publica 2010: “sono, computabili, rientrando nel concetto civilistico di costruzione, le parti dell'edificio, quali scale, terrazze e corpi avanzati, che, benché non corrispondano a volumi abitativi coperti, siano destinati a estendere e ampliare la consistenza del fabbricato”). Si veda anche Conforme, T.A.R. Piemonte Torino, sez. I, 25/03/2008, n. 505, Riv. giur. Edilizia 2008, 4-5, 1192.