Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Redazione P&D - 14/02/2019

Rapporti di vicinato: calcolo della distanza minima tra costruzioni, parte più sporgente dell'edificio e linea spezzata - RM

Risulta doveroso chiedersi, inoltre, da dove debba partire la misurazione della distanza (c.d. “locus a quo”).

La regola generalmente applicata è che la distanza debba esser computata dal punto di massima sporgenza del fabbricato - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -; così, ad esempio, qualora l'edificio sia privo di pareti (ma realizzi, comunque, una determinata volumetria), la misura deve esser effettuata assumendo, come punto di riferimento, la linea esterna della parete ideale, posta a chiusura dello spazio esistente tra le strutture portanti, più avanzate, del manufatto stesso.

Si veda anche, sempre a mo' d'esempio, la pronuncia attraverso la quale la Suprema Corte ha cassato la sentenza che aveva omesso di considerare, ai fini delle distanze, un corpo accessorio costituito dai servizi igienici.

Concretamente, al fine di agevolare la misurazione, il punto dal quale partire è la proiezione al suolo della parte più sporgente dell’edificio, principio costantemente affermato in giurisprudenza; così, ad esempio, la disposizione del regolamento edilizio del 6 dicembre 1972 annesso al programma di fabbricazione del comune di Agropoli, che prescrive, per le zone B, una distanza minima di metri 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, si riferisce, quanto alla misurazione della distanza, al medesimo criterio dell'art. 873 c.c., per il quale, nel calcolo delle distanze minime fra le costruzioni, il "locus a quo" coincide con la proiezione al suolo della parete più sporgente della costruzione.

La regola generalmente applicata al fine di determinare il “locus a quo” (e cioè che la distanza debba esser computata dal punto di massima sporgenza del fabbricato), non subisce alcuna deroga nella circostanza in cui la costruzione esistente in loco sia stata eseguita non lungo una linea retta, ma lungo una linea spezzata.

In tale frangente, anche il vicino che intenda costruire dovrà adeguarsi, punto per punto, al fabbricato esistente; potrà cioè avvicinarsi, ad ogni singola rientranza o sporgenza dell’edificio considerato, tanto quanto consentito dalla legge e dai regolamenti, arrivando quindi a costruire, se lo desiderasse, un’immobile avente la medesima sagomatura di quello previamente effettuato.