Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Redazione P&D - 22/11/2018

Rapporti di vicinato: articolo 873 del codice civile e inderogabilità dei limiti imposti da strumenti urbanistici dal medesimo richiamati - RM

Al contrario – e, dunque, diversamente dai limiti imposti dalla prima parte dell'articolo 873 del codice civile - i limiti imposti dai piani regolatori e da altri strumenti urbanistici, anche se richiamati dalla seconda parte dell’articolo 873 del codice civile, risultano inderogabili da parte dei privati, atteso il loro carattere prettamente pubblicistico, diretto alla tutela di interessi di ordine generale: tali disposizioni, infatti, hanno per scopo non solo la tutela di interessi privati, ma anche e soprattutto finalità di interessi generali e pubblici in materia urbanistica, con la conseguente invalidità, anche tra i proprietari di fondi confinanti che le hanno pattuite, delle convenzioni in contrasto con dette norme (salva rimanendo, peraltro, la possibilità di accordarsi sulla ripartizione tra i rispettivi fondi del distacco da osservare) - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

Così, per fare un esempio, se un regolamento comunale stabilisce, anche nelle aree già edificate, determinate distanze fra costruzioni, maggiori di quelle previste dal codice civile (art. 873 c.c.), esprime una scelta, puramente discrezionale, volta a soddisfare l’interesse pubblico alla salubrità, sicurezza e corretta gestione del territorio, che prevale, evidentemente, sull’interesse particolare dei privati.

L’esempio è tratto da T.A.R. Puglia Bari Sez. III, 10/03/2016, n. 324; ma il principio testé enunciato può dirsi consolidato ed è sovente confermato tanto dalla giurisprudenza amministrativa quanto da quella civile.

Si vedano, in argomento: Cass. 4.2.04, n. 2117, GCM 2004, 2, la quale, nell'affermare il principio, ha confermato la decisione del giudice di appello che, ritenendo illegittima la costruzione realizzata dal convenuto a distanza illegale dal fondo degli attori, aveva considerato invalida la convenzione intercorsa fra le parti con cui era stata costituita a favore del medesimo convenuto la servitù di edificare a distanza dal confine inferiore a quella prevista dal vigente regolamento edilizio; App. Firenze Sez. I, 01/02/2016; di “finalità che trascende l’interesse dei privati proprietari” discorre anche, recentemente, T.A.R. Puglia Bari Sez. III, 10/03/2016, n. 324; si veda anche Consiglio di Stato, sez. IV, 30/06/2010, n. 4181, Foro amm. CDS 2010, 6, 1237, Diritto & Giustizia 2010 - conforme, con espresso riferimento alle norme sulle distanze contenute nei piani regolatori e nei regolamenti edilizi: Cass. 21.3.87, n. 2824, GCM, 1987, fasc. 3; conforme: Cassazione civile, sez. II, 22/04/2008, n. 10387, Riv. giur. Edilizia 2008, 4-5, 1063; Cass. 30.3.83, n. 2331, GCM, 1983, fasc. 3; così, ad esempio, si esprime T.A.R. Veneto Venezia, sez. II, 21/10/2010, n. 5694, Foro amm. TAR 2010, 10, 3135: “in tema di ampliamento di un fabbricato residenziale ai sensi della l. reg. Veneto n. 14 del 2009 va rilevato che l'art. 2, comma 1, della l.reg. cit., consente espressamente l'ampliamento "in deroga alle previsioni dei regolamenti comunali e degli strumenti urbanistici e territoriali, comunali, provinciali e regionali", e dunque anche alle norme comunali sulle distanze: da un lato, l'art. 873 c.c., nella seconda parte, in cui stabilisce che "nei regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore", determina la natura parzialmente dispositiva della previsione contenuta nella prima parte, ma non comporta, atteso il suo tenore letterale, un rinvio formale ai regolamenti locali, i quali non completano dunque la norma di legge e non ne acquistano comunque la forza; inoltre, tra i "regolamenti locali", i quali concorrono a disciplinare la materia delle distanze, devono essere incluse tutte le disposizioni conferenti non statali e, dunque, anche quelle di fonte regionale, e di tali "regolamenti locali", pertanto, fanno parte anche le norme, di cui alla l. reg. Veneto n. 14 del 2009, le quali consentono gli ampliamenti in deroga a tutti i regolamenti comunali, e dunque anche a quelli sulle distanze: che poi tali norme di legge regionale, sempre intese come "regolamenti locali", prevalgano sul regolamenti comunali non sembra dubbio, atteso il grado superiore di quelle (nella specie, il Tar ha annullato sia il provvedimento comunale che ha archiviato la d.i.a. presentata per l'ampliamento e sia la disposizione prevista nelle deliberazione consiliare adottata dall'Amministrazione e recante l'interpretazione della l. reg. Veneto n. 14 del 2009 disattesa dal collegio)”; si veda anche Cassazione civile, sez. II, 22/09/2010, n. 20038, Giust. Civ. 2010, 12, 2746, Giust. civ. Mass. 2010, 9, 1246.