Deboli, svantaggiati - Minori, donne, anziani -  Ilaria Rega - 29/06/2019

Quando il lupo è travestito da agnello: Il caso dei servizi sociali di Reggio Emilia

Qualche tempo fa parlando con uno psicologo che lavora per la Asl della mia città e nelle scuole, mi faceva notare che dovevo avere maggior fiducia nella giustizia e negli assistenti sociali, a quel punto io gli chiedevo se avesse ascoltato i recenti casi di cronaca portati alla luce anche da alcuni servizi delle Iene, ma lui imperterrito continuava ad esortarmi ad avere più fiducia.

Bene, anzi male, è di due giorni fa l’esplosione di uno scandalo, difficilmente giustificabile e purtroppo neanche l’unico in Italia ai danni dei più deboli, basti pensare al Forteto e a molti altri, tristi, casi di cronaca.  Sto parlando di quanto di irraccontabile accaduto a Reggio Emilia.
Una delle poche cose che mi viene in mente, in merito, perché credetemi di parole mie ne rimangono poche per commentare tali atrocità, è l’esortazione di Ulisse ai suoi compagni di viaggio, al verso 119 del canto XXVI dell'Inferno di Dante Alighieri, per spronarli a continuare il loro viaggio oltre le colonne d’Ercole:
“Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”.  

Viviamo in una società che troppo spesso per l’interesse, per l’apparenza,  per l’egoismo, per la materialità, per rimanere in una zona di comfort,  parlando in metafora per rimanere entro le sue colonne d’Ercole, dimentica le sue vere origini,  quello per cui profondamente l’essere umano è portato:  donare e ricevere cura e amore, che deve essere esplicitato anche attraverso il rispetto e il sostegno “vero” ai più deboli. Preferiamo invece, troppo sovente lasciare spazio  alla competizione  più spietata e atavica del più forte che prevale.

Dai fatti di cronaca di Reggio Emilia possiamo leggere che vi erano quelle che dovrebbero essere le persone deputate a proteggere la famiglia e la società che in realtà come in un film horror erano essi stessi esseri degni dei “mostri” delle fiabe che la sera raccontiamo ai nostri bambini.  Jean-Jacques Rousseau ci direbbe che il “contratto sociale” è venuto meno.
Cosa accade quando nella nostra mente inizia ad avanzare il terribile pensiero che non ci si possa fidare di alcuno e che non si possa avere fiducia nelle istituzioni?

Rispondo con le parole delle ultime lettere di Jacopo Ortis del Foscolo:
E' ti pare che se odiassi gli uomini, mi dorrei come fo' de' lor vizj? tuttavia poiché non so riderne, e temo di rovinare, io stimo migliore partito la ritirata. E chi mi affida dall'odio di questa razza d'uomini tanto da me diversa? né giova disputare per iscoprire per chi stia la ragione: (…….) e davvero io non mi sento in umore di mutar abito. Per me dunque è disperata perfino la tregua, anz'io sono in aperta guerra, e la sconfitta è imminente.

 In poche parole potrebbe divenir difficile voler continuare a vivere in una società in cui non ci si sente accolti , compresi,  protetti, questi sono alcuni dei concetti utilizzati anche da un trentenne  friulano per spiegare il motivo per cui aveva deciso di togliersi  la vita nel 2017.


Bisogna ripartire da zero, qui sono venute proprio a mancare le basi, i bambini, le famiglie disagiate, gli immigrati che arrivano con i barconi, i disabili non sono e non devono essere un business, ma devono essere trattati come una risorsa per la nostra società, affidandole a persone altamente preparate, che abbiano un alto senso del dovere e della responsabilità  per il ruolo ricoperto, con esperienza consolidata e che siano in grado di garantire salute e reali opportunità di integrazione a chi si trova in difficoltà. Fino a quando tutto ciò non sarà garantito, in qualche modo, dalla nostra società, anche e soprattutto attraverso adeguati e competenti controlli, temo che continueremo a vagare senza meta.