Danni - Danni -  Michela Del Vecchio - 13/06/2019

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E GENTILEZZA

E’  estate, tarda mattinata, mi reco allo sportello dell’anagrafe del comune di appartenenza. Sono lì per una persona anziana, per evitare che il caldo e le attese proprie degli uffici amministrativi lo possano stancare. Chiedo quanto serve ma l’impiegato risponde alle mie domande in modo sgarbato invitandomi a tornare un altro giorno o a compilare un modulo sorridendo ironico. 

Non mi attardo con queste brevi riflessioni a narrare dell’accaduto dopo tale atteggiamento (non è interessante ai fini della presente narrativa). Piuttosto riporto all'attenzione le rflessioni, fatte poco tempo or sono e pubblicate anche su questa rivista, sul diritto alla gentilezza e sui danni la cui violazione provoca.

Non sono osservazioni, quelle che sto per compiere, meta giuridiche. Il diritto alla gentilezza è un diritto naturale: esser gentili è certamente un diritto della persona che trova finanche il proprio inquadramento giuridico nei diritti di cui all’art. 2 Cost.

Richiamo a tal proposito l’articolo di F Sassano “Danno da arroganza e diritto alla gentilezza” (pubbl. su questa rivista il 2 gennaio 2019) condividendo l’analisi nello stesso compiuta sul distinguo tra diritto alla gentilezza e arroganza che trova, sì, quest’ultimo un riconoscimento più esplicito nella giurisprudenza e nella legislazione penale e che, pertanto, ha già dei connotati ben più precisi quali l’antidoverosità del comportamento, modalità intrinseche dello stesso (la maleducazione ad esempio) o lo sviamento stesso del potere rispetto allo scopo di pubblico interesse,

La gentilezza è altro: è conforto, è comprensione, è delicatezza, è vicinanza, è cortesia, è ascolto, è rispetto, è humanitas.

Il dolo civile, come noto, è volontà “maliziosa” (come indica la Fassano) di eludere una regola: il danno consegue proprio dal comportamento antigiuridico, ovvero contrastante con i canoni anche etici del diritto. Costituendo la gentilezza un metro di misura della bontà delle relazioni umane (anche estemporanee come accaduto), la gentilezza stessa diventa regola la cui violazione induce ad argomentare sul danno. E dunque è danno alla persona la violazione del canone della gentilezza nelle relazioni umane che si instaurano anche, seppur in modo fugace, negli uffici di una pubblica amministrazione 

Si parla, nel recente periodo, di introdurre anche nelle scuole l’educazione alla gentilezza come educazione ad una convivenza civile e vicina alle reciproche esigenze sociali. Sarà forse opportuno educare alla gentilezza anche il personale degli uffici pubblici il cui compito istituzionale è quello di aiutare le persone nelle loro richieste?

Di gentilezza dovrà tornare a parlarsi non tanto per delinearne i contorni giuridici quanto per tracciare un profilo autonomo e risarcibile di quel doloroso disagio che si vive per la scortesia e l’indifferenza  con cui  coloro che sono chiamati a rispondere alle richieste del “pubblico”   adempiono il proprio lavoro.

Il mio pensiero, quando sono uscita dall’ufficio anagrafico, è stato: e se vi era la persona anziana al posto mio?