Interessi protetti - Interessi protetti -  Alessio Anceschi - 12/06/2019

Principio di indipendenza dell'avvocatura: Realtà o finzione ?

Ci sono tante belle parole scritte sulla carta.

Alcune sono scritte su romanzi e poesie, altre sulle norme di legge.

Allora può capitare di leggere belle parole anche sui primi articoli della legge professionale forense:

"L'ordinamento forense, stante la specificità della funzione difensiva e in considerazione della primaria rilevanza giuridica e sociale dei diritti alla cui tutela essa è preposta: (…) garantisce l'indipendenza e l'autonomia degli avvocati, indispensabili condizioni dell'effettività della difesa e della tutela dei diritti" (art. 1, l. 247/2012).

"L'avvocato è un libero professionista che, in libertà, autonomia e indipendenza, svolge le attività di cui ai co. 5° e 6°. L'avvocato ha la funzione di garantire al cittadino l'effettività della tutela dei diritti" (art. 2 co. 1° e 2°, l. 247/2012)

"L'esercizio dell'attività di avvocato deve essere fondato sull'autonomia e sulla indipendenza dell'azione professionale e del giudizio intellettuale. La professione forense deve essere esercitata con indipendenza (…), tenendo conto del rilievo sociale della difesa (…)" (art. 3 co. 1° e 2°, l. 247/2012).

Se la prerogativa della Magistratura si basa sull'imparzialità e sull'indipendenza, quella dell'avvocatura, pur non basandosi sull'imparzialità (l'avvocato difende il proprio assistito) si basa pur sempre sull'indipendenza, un principio cardine del libero esercizio della professione forense.

Ma è davvero così ?

A me sinceramente non pare proprio.

Volete estorcere uno sconto al vostro avvocato che vi ha difeso con tanta abnegazione ?

Volete intimorire l'avvocato che difende la vostra controparte in una controversia ?

Semplice. Basta fargli un esposto disciplinare all'ordine forense.

Il motivo può essere tranquillamente inventato. Non è neppure necessario esplicitare l'incolpazione.

L'avvocato in questione si vedrà coinvolto in un procedimento disciplinare della presumibile durata indefinita, presunto colpevole di qualcosa che neppure gli viene specificato.

Il trasferimento delle competenze ai Consigli Disciplinari Distrettuali se da un lato avrebbe assicurato (almeno in teoria) una maggiore indipendenza delle decisioni, ha senz'altro comportato uno smisurato allungamento dei tempi del procedimento disciplinare, con grave pregiudizio ("reale", non solo "potenziale") per l'indipendenza dell'avvocatura, sempre più soggetta ai capricci, se non propriamente alle "minacce" di clienti infedeli e di meschine controparti.

La situazione risulta poi aggravata da discutibili decisioni della consulta che, mutando dei precedenti orientamenti, ha sancito che in materia disciplinare, la prescrizione può essere interrotta (come nel procedimento civile) con effetti gravemente deleteri per coloro che siano stati ingiustamente sottoposti a procedimenti disciplinari eccessivamente lunghi.

La sottoposizione ad un procedimento disciplinare ha effetti già di per sé stessi "sanzionatori" nei confronti degli avvocati che si vedono compromessi della possibilità di esercitare determinate facoltà e diritti, con conseguente compromissione della propria libertà e quindi della propria indipendenza. Effetto questo, peraltro, potenzialmente lesivo di diritti costituzionali.

Stupisce altresì che gli stessi avvocati non siano a conoscenza del serio problema derivante dalla potenziale (ma niente affatto "ipotetica") lesione della loro indipendenza professionale poiché a molti di essi capita di accorgersi del problema solo quando vi sono coinvolti.

Anche laddove l'incolpazione dovesse effettivamente essere fondata, la lungaggine del procedimento disciplinare comporterebbe come conseguenza che la sanzione arrivi troppo tardi, quando oramai risulta del tutto inutile.

Il procedimento disciplinare dovrebbe essere invece rapido ed efficace ad effettiva tutela del decoro professionale ma anche dell'indipendenza dell'avvocatura.

Il problema è molto serio poiché se l'avvocato non è in grado di esercitare liberamente la propria professione (pur nel rispetto della legge e delle norme deontologiche) viene minato il fondamentale diritto di difesa del cittadino e della "persona" in generale.

Se non si vuole che il principio di indipendenza dell'avvocatura rimanga solo una bella parola scritta su pezzi di carta o pronunciate in sfarzose conferenze seguite da tanti applausi, occorre senz'altro un deciso e serio intervento sui tempi del procedimento disciplinare e sulle misure di garanzia del "giusto processo" che assicurino rapidità, oltrechè inevitabile ragionevolezza ed imparzialità di questo procedimento.