Diritto commerciale - Impresa, società, fallimento -  Gianluca Tarantino - 30/10/2018

Prescrizione dell’azione di responsabilità verso amministratori e sindaci di spa: il dies a quo può decorrere dal bilancio – Cass. 21662/18

Con la pronuncia del 5.9.2018, n. 21662, il S.C. interviene nuovamente sul tema, che suscita sempre grande interesse, della decorrenza del dies a quo del termine di prescrizione dell’azione di responsabilità promossa contro gli aministratori e sindaci di una s.p.a.

Nella vicenda conclusa con la sentenza in commento, il curatore fallimentare aveva esercitato l’azione di responsabilità verso amministratori e sindaci ex art. 2394 c.c. – quindi, per conto dei creditori sociali - ottenendo in primo grado l’accoglimento della domanda; sentenza che veniva parzialmente riformata in appello, con limitazione della responsailità di un amministratore ed esclusione di alcuni sindaci.

Avverso la sentenza di appello hanno quindi proposto appello gli amministratori ed il sindaco condannato al risarcimento, avanzando una serie di motivi per lo più in ordine alla gradazione delle responsabilità e, soprattutto, asserendo l’intervenuta prescrizione quinquennale dell’azione stessa, sul rilievo che, in ogni caso, le difficoltà della società potevano rinvenirsi da diversi anni prima dell’azione, promossa entro cinque anni dall’approvazione del bilancio relativo all’esercizio sociale del 1993.

Sul tema in esame, la giurisprudenza ha in più di una occasione precisato che “Le azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori e sindaci di una società di capitali previste dagli artt.2393 e 2394 c.c., pur essendo tra loro distinte - in caso di fallimento - confluiscono nell'unica azione di responsabilità esercitabile da parte del curatore ai sensi dell'art. 146 L.F.. La prescrizione è quinquennale e decorre non già dalla commissione dei fatti integrativi di tale responsabilità, o dalla cessazione dalla carica, bensì dal momento dell'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti” (App. Palermo, 27.6.2018), precisando altresì che l’azione in esame “è soggetta a prescrizione che decorre dal momento dell'oggettiva percepibilità, da parte dei creditori, dell'insufficienza dell'attivo a soddisfare i debiti, mentre, in ragione della onerosità della prova gravante sul curatore, sussiste una presunzione iuris tantum di coincidenza tra il dies a quo di decorrenza della prescrizione e la dichiarazione di fallimento, spettando pertanto all'amministratore la prova contraria della diversa data anteriore di insorgenza dello stato d'incapienza patrimoniale” (Cass. 16.1.2018, n. 830)

Nel – comprensibile – tentativo di limitare i danni, gli amministratori sostengono che la società già da tempo era, di fatto, insolvente, addirittura dalla fine degli anni ’80, e tale difficoltà di adempiere alle proprie obbligazioni era nota e dimostrabile da tempo: da un esame dei bilanci dell’epoca, nei quali era evidenziato lo squilibrio patrimoniale, la sottocapitalizzazione ed il relativo indebitamento.

La Cassazione, dapprima, precisa che il bilancio rappresenta “il documento informativo principale sulla situazione della società, non solo nei riguardi dei soci, ma anche dei creditori e terzi in genere”. Il bilancio, quindi, nel pensiero dei Giudici di legittimità, rappresenta il documento dalla cui oggettività è possibile desumere la situazione economica della società: bilancio che, nel caso di specie, pur essendo analiticamente redatto, poteva però non offrire una effettiva certezza posto che i ricorrenti medesimi non negano l'esistenza di voci di bilancio esposte in violazione dell'art. 2426 cod. civ., ma affermano come il "patrimonio netto ricostruito" palesò un valore negativo: con ciò stesso confermando come, appunto, fu necessaria una rivalutazione delle poste, divergente da quanto indicato in bilancio, per pervenire ai risultati rettificati di esercizio.

Da ciò discende il principio di diritto affermato dalla Corte che, nel rigattare il motivo di ricorso di cui sopra, ha affermato che “In tema di prescrizione dell'azione di responsabilità promossa dai creditori sociali, ai sensi dell'art. 2394 cod. civ., il bilancio costituisce, per la sua specifica funzione, il documento informativo principale sulla situazione della società non solo nei riguardi dei soci, ma anche dei creditori e dei terzi in genere, onde un bilancio in attivo o in pareggio è idoneo ad offrire un'informazione rassicurante ed affidabile. Allorchè, poi, nonostante la relazione dei sindaci al bilancio, in cui si evidenzi l'inadeguatezza della valutazione di alcune voci, l'assemblea deliberi comunque la distribuzione degli utili ai soci ai sensi dell'art. 2433 cod. civ. senza obiezioni, in quella sede, da parte degli organi sociali di gestione e di controllo, l'idoneità, o no, di detta relazione sindacale ad integrare di per sè l'elemento della oggettiva percepibilità per i creditori circa la falsità dei risultati attestati dal bilancio sociale rimane oggetto di un apprezzamento di fatto, riservato al giudice del merito”.