Deboli, svantaggiati - Generalità, varie -  Redazione P&D - 26/02/2019

Piccola storia fragile - Carmela Bruniani

Si chiama Marta.
È giovane, bella, solare e ha tanti progetti.
Corre sul lungomare respirando l’aria a pieni polmoni, il sole che tramonta le regala gli ultimi bagliori di un giorno che finisce ma per Marta il tramonto è solo un’alba che presto avrebbe illuminato un nuovo mattino. Marta ha tanti amici, una casa, una famiglia normale, genitori più o meno apprensivi, un fratello e lo sport, la passione di una vita.
Chissà poi perché quel giorno improvvisamente qualcosa dentro comincia a farle male...una sensazione di vuoto uno strano languore.
Non è nulla pensa, forse ho fame.
Niente di importante deve uscire con gli amici, cambiarsi, fare una telefonata.
La serata è mite, il cielo limpido e frotte di uccelli disegnano nel cielo sempre nuove figure, Marta parla e ride e scherza ...poi ad un certo punto un mare nero dentro comincia a insinuarsi, subdolo, incerto ma costante. Che sarà... Marta ha bisogno di respirare, di allontanarsi di capire cosa le sta succedendo, saluta in fretta e scappa via.
Qualche minuto di panico, uno strano tremore... poi tutto si ricompone, che stupida pensa mi sono spaventata per nulla.
La vita riprende, devo preparare l’esame, oggi vado a lezione, mi piace questa materia la studierò con piacere. L’aula, la gente, il professore in fondo, che confusione, ho caldo non resisto devo uscire. Mi manca l’aria, corro fuori...
Marta ora è lì, seduta sulla panchina del parco, si sente più tranquilla ma è dispiaciuta ha perso la lezione, troppi studenti pensa, l’aula era troppo piccola, protesterò in facoltà, parlerò con qualcuno, devono organizzarsi meglio!
Pazienza, andrà meglio la prossima volta.
Oggi Marta è in casa, sta studiando, alza la testa e guarda fuori dalla finestra, c’è il sole ...ma che poca luce pensa... anzi è quasi scuro, che tristezza che mi prende improvvisamente, che brutta sensazione...ma che ci sto a fare qui?
Che malinconia terribile...ma perché?
Ma perché sto studiando, di che parla questo libro, oddio di nuovo il vuoto dentro, la luce si spegne anche fuori, si fa buio.
Oggi Marta non esce, non ha voglia di vedere gente, vuole stare a casa in pigiama, protetta, tranquilla. Squilla il telefono, arrivano messaggi, il suo allenatore le chiede perché non è andata agli allenamenti, Marta non risponde, non ne ha voglia, vuole stare in silenzio, nella sua camera e cercare di frenare il mare in tempesta che ha dentro.
Oggi il tempo è bello Marta fa capolino dal balcone, però oggi mi sento di uscire...devo farmi la doccia, lavarmi i capelli e poi vestirmi.
Da dove comincio?
La testa di Marta è confusa...apre l’armadio, si guarda in giro non trova le cose, va in bagno apre il rubinetto della doccia, il vapore esplode nella stanza, un fragore indicibile, Marta ha paura il mondo le si capovolge intorno, dove sono, che succede?
La corsa in ospedale...sto bene, non è niente, voglio tornare a casa.
I farmaci vanno presi, la psicoterapia è importante, tutti sono affannati a dire la loro opinione ...tutti ora sono disponibili e Marta sta male, adesso sta veramente male e lo sa.
Ormai è tutto buio, dentro una calma piatta, artificiale, un sonno indotto dai farmaci annulla ogni parvenza di moto.
Una solitudine infinita in mezzo alla gente, un’angoscia inesorabile un senso di nulla e tanto dolore.
Marta non percepisce più se stessa, non ha identità, sente solo il peso di un corpo inutile.
Davanti a lei un tunnel scuro del quale non intravede la fine, anzi non riesce a immaginarne nemmeno il percorso, nella sua mente è infinito, un enorme buco nero.
Da sola non può farcela, ha bisogno di aiuto...la terapista la accoglie con estrema gentilezza, la fa accomodare, le chiede di respirare profondamente...

Marta è immobile, paralizzata, un pezzo di legno, vorrebbe piangere ma non riesce, un respiro profondo per lei è un’impresa.
Ci saranno ancora tanti incontri, Marta si dispera sembra non trovare alcun giovamento, il buio la tormenta e non riesce a respirare.

A un certo punto le viene proposto di entrare in un gruppo di ascolto...Marta reagisce male...si sente squarciata dentro, non riuscirà mai a relazionarsi con altre persone.
Adesso è lì seduta in cerchio con altri sconosciuti, si comincia!
La prima volta, la seconda, la terza ...non va male!

È come se dagli anfratti più profondi del suo animo qualcosa si muova sbaragliando, per la prima volta, la fissità del suo essere.
L’aria comincia nuovamente a defluire nei suoi polmoni e la testa si libera... è solo un attimo ma è reale.
Il sole filtra dalle persiane ... è velato ma è il sole.

Qualcuno le prende una mano e lei sente il calore di un corpo vivo che la riscalda, la rincuora, l’aiuta a risalire dagli abissi gelidi.
Si guarda intorno vede i volti di chi, in questo tempo terribile, le è stato vicino, li riconosce e piange.
C’è ancora tanto da fare ma ora Marta vede il tunnel, vede il percorso è forse, lontano in fondo ...finanche la luce.