Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Redazione P&D - 02/02/2020

Perugia 7 febbraio 2020, la relazione di Giuseppe Sciaudone

Liliana Segre è una donna che non ama i giri di parole. Con sincerità ha affermato che il film La vita è bella non le è piaciuto.
Nel suo libro del 2015, La memoria rende liberi, c’è un passaggio in cui commenta due dei più famosi e osannati film sull’Olocausto della storia del cinema: Schindler’s List e, appunto, il film di Benigni. Su quest’ultimo si sofferma maggiormente e lo definisce un film con “un bel finale, un inno alla vita”, ma…“completamente falso”.
Ed allora ho pensato di parafrasare il titolo di questo film con un gioco di parole, aderendo al pensiero della grande Segre, per dirvi che la vita non è bella…
Mi riferisco alla mia modesta esperienza più che trentennale, come psichiatra nei servizi di Salute Mentale, e come Consulente della Procura di Napoli e Perito di numerosi Distretti Giudiziari in vari Tribunali del territorio nazionale.
 
La vita non è bella…

…quando i familiari sono “costretti” a denunciare un figlio per estorsione e farlo rapidamente arrestare, affinché possa disintossicarsi in carcere;

…quando si ha un figlio disabile, si è anziani e si è rimasti soli, e non si sa chi si prenderà cura di lui (e non credo che la legge sul “dopo di noi” abbia alleggerito questa terrificante angoscia);

…quando in una cella (con mortificante ipocrisia ho quasi sempre preferito definirla stanza: metri quadrati? Meglio il calcolo in centimetri), per esempio del carcere di Poggioreale (conosco bene questa realtà: il mio primo ingresso in questo Istituto risale a circa 30 anni fa), talvolta sono stipate 15 o anche 16 persone.
Se questa piccola comunità ha trovato una disciplina e una organizzazione interna – la quale mi fa pensare ad un equipaggio di un sommergibile – perché non inviarli agli arresti domiciliari, tanto più che ci costano più di 150€ al giorno?
Un pensiero agli agenti di Polizia Penitenziaria: ma come si fa…spesso sono “costretti” a turni massacranti, e talvolta sono responsabili del controllo anche di anche cento detenuti.
Io cittadino italiano vi chiedo perdono!
…quando tantissimi detenuti entrati in carcere a causa del meccanismo terrificante della droga, e si trovano anche insieme a gravi sofferenti psichici perché non trovare da subito  altra naturale ricollocazione.
In Campania la popolazione supera i 5 milioni di abitanti e quante REMS abbiamo? Forse tre, quattro. Ed a pensare che, per esempio, a Castiglion delle Stiviere - Mantova, l’ex OPG trasformato in tante strutture REMS si può avere una ricettività che supera i 150 posti letto!

…quando operatori colleghi psichiatri della Salute Mentale attendono in una casa l’ordinanza sindacale, per eseguire un corretto TSO, che poi in molti casi ha una durata di soli due giorni… Ma in questi lunghi anni, mi chiedo, quale ordinanza non è stata ratificata dal Sindaco? Credo nessuna.
A questo punto ritengo sia opportuna una modifica alla legge 180.
…quando si chiede la possibilità di effettuare una psicoterapia presso un Centro di Salute Mentale e spesso c’è il vuoto totale. Non si assumono da tempo psicologi, psichiatri nelle strutture pubbliche.
La malattia mentale sta letteralmente annegando, sciogliendosi al sole come i ghiacciai, aggrappata unicamente al salvagente ormai sgonfio dell’ideologia, che da sola non riesce a fare nulla, se non a far dire cose inutili al cialtrone di turno.
Unico faro nel buio totale è stata la legge sull’Amministrazione di Sostegno, realizzata da Paolo Cendon;
…quando una vittima, che ha vissuto una tragedia e continua a soffrire, potrebbe vedere passare sotto casa colui che è stato condannato all’ergastolo.
Nulla contro la giusta legge della Corte Costituzionale, ma le vittime restano vittime.
Cosa dovrà affrontare il Tribunale di Sorveglianza ?!