Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Laura Tavelli - 22/11/2019

Perchè si fa politica?

La politica, mezzo intersoggettivo atto a regolare il bene pubblico, viene vista da alcuni desenzanesi come una guerra tra i poveri, poveri che tra l’altro non hanno una visione futuristica e lungimirante; una politica senza valori, senza programmi; usando un francesismo “un merd!”; un posto di lavoro per gli incapaci, per quelli che cercano facili scorciatoie; un mezzo per far credere e conquistare la curiosità delle persone per trasformarla in un consenso semplice, veloce, da prendere al volo e da mantenere quel tanto che basta per arrivare alla prossima scadenza elettorale per essere rieletti; un mezzo, come tanti altri, per avere soldi, tanti soldi, facili; un mezzo per accrescere esclusivamente il proprio interesse personale… Forse era meglio la vecchia politica? Alcuni politici erano corrotti (forse non lo sono anche adesso?), ma almeno c’erano idee e valori e le cose venivano fatte e, perlomeno, la corruzione era per il partito, per l’ideologia, anche se non è una scusante, e non a titolo personale come accade ora: l’individualismo adesso trionfa sovrano!”
In aggiunta, sottolineano, la corruzione dei politici non è cosi pericolosa quanto l’inettitudine, poco importa, se per incapacità o impreparazione. L’incapace, d’altronde, fa tenerezza e così si è convinti che sbagli in buona fede, per cui, pazienza se non ne “imbrocca una”, “di certo non lo fa apposta”. Ed anche l’impreparato può contare su un certo tasso di comprensione: “sì, ha sbagliato, ma con il tempo imparerà”. Insomma, non faranno grandi cose, ma neppure grandi disastri, ma così, proseguono a rendere fermo il paese o a rinviare le problematiche.
E’ in questa concezione del popolo rispetto ai propri rappresentanti istituzionali, che oggi viviamo un palpabile vuoto tra ciò che dovrebbe essere il fare politica e ciò che invece è diventato fare politica.
Eppure, proprio qui e, pensate, solo a Desenzano, alle ultime elezioni comunali, hanno gravitato circa 200 persone come candidati, oltre a tante altre persone che hanno dato il loro apporto alle 6 liste ed il tutto per 16 posti da consigliere, un posto da Sindaco e 5 da assessori. Se li mettiamo a confronto con un qualsiasi concorso pubblico, dove i posti sono molto più limitati rispetto ai partecipanti, si direbbe “ricchi premi e cotillon”.
Ma queste persone, perché lo fanno? La voce di alcuni degli attuali eletti è pressoché univoca: “per servire il paese, per i cittadini; volontariato verso la propria città; cercare, nel limite delle proprie possibilità e capacità, di fare bene e del bene per la propria comunità; sperare di riuscire a migliorare qualcosa, far sentire la propria voce, le proprie esperienze: avere un confronto diretto con chi amministra. Altri ancora perché erano stanchi di lamentarsi nell'attesa che qualcuno risolvesse i problemi al posto loro e, quindi, mettersi a disposizione con parte del proprio tempo, con le proprie competenze ed energie, per contribuire, tramite gli strumenti che la democrazia offre, alla risoluzione dei problemi ed al miglioramento generale della realtà in cui si vive: in buona sostanza, smettere di delegare ad altri, ma piuttosto partecipare. Oppure, come dicevano Papa Giovanni Paolo II e Paolo VI, la politica è una forma evoluta di cultura, è una delle forme più alte della carità, perché cerca il bene comune”.
Devo dire che Desenzano è veramente fortunata: tutti si prodigano per dare il meglio alla città.
Una voce fuori dal coro, però, c’è, e grida vendetta… “politica per non farla mai più!!! Sarebbe sì piaciuto fare qualcosa per la città, ma la politica non è per tutti ed è, davvero, molto, molto pericolosa: crea solo problemi, invidie, inimicizie… e tanto, tanto, tanto opportunismo…” In perfetta contraddizione con quanto affermato da Papa Francesco durante il volo di rientro dalla Romania “il politico deve infondere speranza, non odio e/o separazione.”
Anche dai non eletti si eleva un senso critico nel far politica, forse proprio perché non eletti? Viene sottolineato che c’è troppa superficialità, egoismo ed ipocrisia. “Chi è che non si mette in gioco, dando il proprio contributo di tempo, idee, competenze se non anche, o solo, per i propri interessi?
Se i politici sono mediocri è perché chi ha le capacità si è arreso ed ha lasciato loro lo spazio”, ribadisce.
Sicuramente la politica ti mette sotto i riflettori costantemente, ti pone al centro dell’attenzione, nel bene e nel male; tutti gli occhi sono puntati su di te, dà notorietà… un Di Pietro l’aveva raggiunta con i suoi processi di “mani pulite”, ma allora perché mettersi in politica? Aveva già tutto quello che poteva avere: soldi, fama, notorietà e un ottimo lavoro. E Berlusconi, allora?
Perché mettere a disposizione la propria cultura, le proprie risorse e il proprio tempo per risolvere e migliorare la situazione della collettività a cui si è chiamati ad amministrare, quando si potrebbero ottenere molte più soddisfazioni dedicandosi ad altre attività, anche di volontariato? Solo per un alto senso civico? Perché qualcuno, comunque, lo dovrebbe fare?
Sicuramente, per un paese, servono impegno, voglia di fare, costanza, energia, onestà, idee e non ultime le competenze. Ma anche coraggio.

“Il politico diventa uomo di stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni.” 
SIR WINSTON CHURCHILL

“Il buon cittadino è quello che non può tollerare nella sua patria un potere che pretende d'essere superiore alle leggi.”
CICERONE

Non esistono governi popolari. Governare significa scontentare.
(Anatole France)

La Casta politica, una volta che sei dentro, ti permette quasi sempre di campare tutta la vita. Un po’ in Parlamento, un po’ nei consigli di amministrazione, un po’ ai vertici delle municipalizzate, un po’ nelle segreterie. Basta un po’ di elasticità.
(Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella)

Anni fa le fiabe iniziavano con “C’era una volta…”.
Oggi sappiamo che iniziano tutte con “Se sarò eletto…”
(Carlyn Warner)