Famiglia, relazioni affettive - Filiazione, potestà, tutela -  Redazione P&D - 07/02/2019

Perchè parlare del diritto alla bi-genitorialità? Non ha senso – Elvira Reale

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Caro Paolo, ho bisogno del tuo aiuto giuridico!

Sono impegnata nelle ctu sull' affido nei casi di violenza ed i colleghi psicologi abusano del concetto ' diritto alla bigenitorilaità' che secondo me è insussistente tra i diritti primari fondamentali costituzionalmente protetti.

Ho già scritto vari articoli sul tema considerando che le convenzioni internazionali e le leggi italiane considerano questo diritto come diritto condizionato al dovere di cura (il diritto alle cure, alal salute e sicurezza  come diritto primario e fondamentale dei minori). Tanto che ogni volta che lo si afferma si affermano subito dopo anche i limiti in cui non è possibile esigerlo, ovvero quando vi sia un pregiudizio alla salute, integrità e sviluppo del minore.

Nel nostro ordinamento, una cosa è la legge sull'affido che garantisce al bambino ( a sua tutela e come portato del diritto primario a ricevere cure per la sua sopravvivenza e salute)  la continuità delle cure dopo la separazione  ( come dovere dei genitori a farsi carico della cura) e  poi delle relazioni che sono sempre di cura ( certo non sono relazioni politiche, amicali ecc,), altra cosa è un diritto astratto alla bigenitorialità che si vuole far discendere da questa legge.

Perchè parlare del diritto alla  bi-genitorialità?  non ha senso parlarne e crea equivoci per la rappresentazione di un diritto primario, è il diritto per il bambino di ricevere cure, da tutti coloro che le devono ( genitori se ci sono ma non solo, in caso di loro assenza).

Dico questo perchè questa rappresentazione secondo me distorta di un diritto secondario ( dedotto da altri)  sta inquinando il dibattito giuridico,  in quanto la sua incondizionatezza paradossalmente lo tira fuori da tutti i limiti che convenzioni e leggi hanno posto: il bambino ha diritto alle cure di ambedue i genitori a meno che non vi siano pregiudizi in questo esercizio  .

Ma c'è di più i cari colleghi psicologi ( forse ne conoscerai qualcuno di loro)  creando questa gerarchia di valori in cui la  bi-genitorialità  nelle relazioni di cure è fondamentale diritto primario, ne fanno discendere anche le garanzie di attuazione: la garanzia di attuazione si chiama 'criterio dell'accesso'. Quando, non importa perchè e come,  uno dei due genitori non offre questa garanzia ( le garanzie che accompagnano tipicamente i diritti costituzionali) viene tirato fuori dal suo diritto personale di  relazione genitoriale. Il criterio dell'accesso senza norme che lo disciplinano ma varato d a un gruppo d i psicologi , senza avallo di società scientifiche, assurge incredibilmente a criterio normativo e scientifico per stabilire l'idoneità genitoriale! Si determina il seguente paradosso: pur partendo dal presunto diritto alla bigenitorialità, una volta individuato che un genitore si comporta ( anche solo tendenzialmente e comunque chiamato a risponderne nelle aule giudiziarie) come monogenitore, si arriva comunque alla monogenitorialità invertita ( il genitore reo di non garantire la parità viene espunto dalla relazione e l'altro viene investito di tutto il potere genitoriale), disattendendo quel diritto presunto in nome del quale era stato attivato tutto il procedimento di valutazione.

I vantaggi per il bambino zero, anzi  un effetto traumatico importante: il bambino si ritrova  sempre senza un genitore, ma  a parti invertite e per di più con un cambio radicale di abitudini e legami. E' chiaro che queste misure, invocate  tutela ei minori, non sono centrate sui minori ma sugli interessi degli adulti!

Fin qui un discorso giuridico secondo me che non ha capo e coda, poi dalla mancata garanzia il discorso prosegue sul piano di un altro diritto alla salute: e si scopre che la mancanza di fruizione di un diritto non primario aggancia direttamente il diritto alla salute anzi procura una lesione alla salute del minore. La mancata fruizione di tempi paritari e decisionali, indipendentemente da altre considerazioni, diviene il trauma più grave per il bambino che legittima l'allontanamento del genitore che non favorisce questa parità!

 Una follia psicologica  anche perchè  non esistono ricerche che sostengano che una monogenitorialità o una diversa distribuzione di tempi si configuri come disagio e trauma relazionale per il minore. e per di più esistono ricerche sulla monogenitorialità che  dimostrano il contrario: non si registra condizione di disagio se le cure  del minore ( diritto primario) sono garantite anche da un singolo genitore.

Da tutto ciò poi discende la pena per il genitore non garantista, che sarà confortata da un corredo tecnico fornito a bella posta dallo psicologo di turno: a questo genitore si allega un profilo di personalità interpretato come negativo per l'autonomia dl minore, e le cure genitroila valutate dal dominante adeguamento al criterio dell'accesso saranno considerate non solo insufficienti ma addiritture talemnte lesive lo sviluppo da richiedere l'immediata rescissione del legame con il genitore non garantista

. L' esclusione  non avviene in nome del diritto e all'interno di un processo ad hoc che ponga il genitore nella possibilità di difendersi da accuse che prevedano anche  una misura precauzionale come l'allontanamento, (nel penale , un genitore maltrattante è rinviato a giudizio può difendersi e le misure cautelari sono disciplinate dal codice);  qui le misure dell'allontanamento sono prese in chiave psicologica, senza mezzi di prova, il giudice le ratifica solo senza applicare i criteri del procedimento giudiziario ( valutazione dei mezzi di prova)  ma solo affidandosi alle prove psicologiche la cui scientificità in tema di criteri per le competenze genitoriali non esiste! Così come non esiste il nesso tra profilo di personalità e competenze genitoriali. Ad esempio,essere tendenzialmente dipendente non significa essere cattivo genitore, avere un problema relazionale  a qualsiasi livello non significa essere cattivo genitore. Si è genitori indipendentemente  dal proprio profilo. Ma le cure del minore, l'unico oggetto veramente significativo per definire una buona genitorialità  non sono messe al centro, e soprattutto non si valuta la storia delle cure fino ad allora prodotte da parte di ciascun genitore. Anzi più il genitore è stato distante ed ha mostrato incompetenza con il  minore tanto più sarà aiutato e premiato!

Ritorniamo al punto di partenza. il genitore fino a quel momento lontano e disfunzionale al minore ( mettiamo anche processato per maltrattamento!!)  in virtù del principio del diritto del bambino alla bi.genitorialità sarà discriminato favorevolmente rispetto a quel genitore fino ad allora presente ed accudente e timoroso nell'affidare il bambino all'atro ( il padre in  genere): non importa che  alla fine  il processo finisca non con l'affermazione della bigenitorialità ma solo con il rovesciamento della monogentirorialità!

Non importa che se prima la monogenitorialità era solo definita da tempi diversi, da mancanza di un perfetto orologio nel regolare i tempi e le visite, ora la monogenitorialità che esita da questo percorso sarà totale: il genitore che non ha garantito i tempi legali, l e prescrizioni di un CTU  per onorare un diritto (che ribadiamo  non inficiano il diritto alle cure primarie del bambino) sarà considerato alla pari di un pericoloso criminale, e senza un giusto  processo condannato a stare lontano dal bambino: a lui non sarà più  consentito di accedere in qualsiasi modo anche telefonicamente al bambino! 

Una pena comminata senza processo e condanna, una pena senza diritto violato, una pena senza danno alal salute ed alla sicurezza: la morte del diritto ed un grave abuso e crimine all'interno della giustizia .


Una follia giuridica e psicologica a cui dobbiamo lavorare insieme come psicologi onesti  e giuristi!

Fammi sapere che  ne pensi se mi puoi dare un contributo per una critica a questo presunto diritto