Cultura, società - Intersezioni -  Redazione P&D - 25/03/2020

Paul – Roberta Zoldan

L’albergo è grande e lussuoso. Paul è, come sempre, elettrizzato fino all’inverosimile. Stacca fulmineo la mano da quella del papà, attraversa la hall e comincia a correre per le scale.

-Paul! Paul!Torna qua! -  Il papà sorride, la mamma è  già in ansia, non troppo, perché gli spazi sono sicuri. Teme solo che il bambino possa infilarsi nell’ascensore  e premere forsennatamente tutti i pulsanti, come faceva a casa, nel loro condominio, fino a qualche mese fa.

Paul ha cinque anni e da sei mesi è il loro bambino. Questa è la prima vacanza insieme.

A tavola, più tardi, Paul corre su e giù dal buffet alla tavola. Ha già riempito tre piatti di patatine  e uno di carote tagliate a julienne, solo per il loro colore irresistibile.

La mamma sa che sarà lei a mangiarle.

A parte una coppia di turisti tedeschi anziani e accigliati, tutti guardano Paul con uno sguardo affettuoso e sorridente. Poi guardano loro con uno sguardo solo leggermente diverso: al sorriso si aggiunge quella nota di ammirazione a cui si stanno abituando.

Il papà si chiede sempre quale sarebbe la scena se non fosse così evidente che Paul è un bambino adottato. Tutta la sua irruenza, il voler sempre toccare ogni cosa, le sue grida di stupore e di entusiasmo – provocherebbero, probabilmente, fastidio e muta disapprovazione.

Paul ora mugula felice dietro le sue torri di patatine. Una macchia di ketchup rosso sangue brilla sulla sua guancia lucida e scura.

Non riesce più a stare seduto. Parte a verso la porte-finestra che si affaccia sul parco dell’albergo.

Corre. Corre. Corre.

Si ferma improvvisamente, si blocca.

Davanti a lui una grande piscina, un’immensa distesa d’acqua immobile, turchese. Guizzi scintillanti sotto il sole. La mamma non l’ha perso di vista e lo osserva dalla vetrata del ristorante.

Si buttera’?

Ma Paul non si butta. E’ ancora immobile.

Una piccola porzione della sua mente ha preso il sopravvento. Un secchio di acqua scura e fangosa con sopra un mestolo di metallo. Un odore di polvere secca. Sente quell’odore nel naso, nella bocca, nella teste. Paul è quell’odore.

I suoi occhi scuri neri, già grandi, si dilatano ancora di più.

- Paul? Paul? – Sussurra la mamma che è già dietro di lui.

Ma Paul non si può voltare. E’ altrove.