Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Maria Rosa Pantè - 22/04/2019

Pasqua

Pasqua Pasquetta e Giornata della terra, una terra in sofferenza. Sempre più mi sento estranea alla specie parassita dell’homo sapiens, anzi a un tipo di evoluzione parassita. Per questo cerco al mio vivere altre prospettive, meglio essere stelo o giglio del campo...e guardare il cielo.

Facciamo questo gioco da bambini
distesi con la testa
fra le erbe del prato a guardare il gran
teatro delle nuvole: fiocchi,
linee di disegni in bianco e azzurro,
mandala in movimento universale.
Sto stesa tutta nel prato, supina:
stelo o zolla o radice che si sterra
per rivedere un istante la luce,
se ancora è come se la ricordava.
Vedo quel mondo che uno stelo vede
e un fiore giallo, azzurro lieve, blu
quasi violetto, bianco.
Non sono un ramo, lo ammetto, non sono
una farfalla ma stelo del prato.
Al massimo un trifoglio.
Vedo le nuvole e il cielo e le fronde
lontane del rovere, per me stelo
distanti quasi come il cielo. Cosa
ci faccio qui? Meditazione, studio
del canto degli uccelli? Del ronzio
potente delle vespe e dei vesponi?
Che vita essere stelo
nel prato o fiore giallo di tarassaco.
Mi scorrono formiche, insetti alati
mi sorvolano il vento mi accarezza
che vita indaffarata! Anche efferata.
Ma non in questo tempo.
Cosa ci faccio qui? Respiro, faccio
che vivo da prato. Mi chiedo quali
parole scegliere per dire il mio
tempo da stelo. Mi volgo di qua
di là , che mondo vedrebbe uno stelo?
Movimento e varietà. Ora sconfino
nella filosofia invece solo
nel fiore vorrei sconfinare. Frattanto
a constatare se io vivo e respiro
arrivano due gatti
e un umano. Gli dico taci o parlami
come uno stelo. È Pasqua oggi la vita,
movimento e varietà, oggi mi piace.