Deboli, svantaggiati - Persone con disabilità -  Franco Longo - 29/03/2019

Parcheggiare in un posto auto assegnato a un disabile configura il reato di violenza privata ex art. 610 cp. Lo ha affermato Cass. 23 febbraio 2017, n. 17794.

La sentenza che si commenta della Corte di Cassazione appare estremamente interessante e si inserisce nel solco della tutela delle persone disabili e dei diritti loro specificatamente riconosciuti. Molteplici sono negli ultimi tempi le sentenze e le normative, in particolare da parte di enti locali pubblici quali regioni e comuni, che sono intervenute al fine di riconoscere diritti e forme di tutela o, per meglio dire, hanno operato in modo da rendere più agevole, più confortevole e anche più dignitosa la vita di persone affette da disabilità e gravi patologie. Per una cernita di tali interventi si rinvia ai numerosi contributi pubblicati in questo portale e anche alle pagine facebook Diritti in Movimento.

Il codice della strada – art- 158 - prevede sanzioni amministrative a carico di chi, abusivamente, occupa con l’automobile o un ciclomotore parcheggi destinati generalmente a persone disabili. La Cassazione, con questa pronuncia del 23 febbraio 2017, n. 17794, ha stabilito che il caso di specie configura il reato di violenza privata previsto dall’art. 610 del codice penale. E ciò, appunto, in considerazione del fatto che un conto è la sosta o la fermata in un parcheggio destinato generalmente ai disabili – previsione di cui al codice della strada -  e un altro che si tratti di un posto auto assegnato a un determinato disabile e solo a questi.

Nella fattispecie in oggetto, in un comune della Sicilia, una persona parcheggiava l’auto in un posto auto riservato espressamente a un determinato disabile dalle 10 e mezza di mattina fino alle due del giorno successivo. Dopo diverse richieste di intervento la polizia municipale provvedeva alla rimozione dell’auto abusivamente parcheggiata.
Il tribunale prima e la Corte di Appello di Palermo poi condannavano l’imputato attribuendogli la commissione del reato di violenza privata. Veniva condannato anche al pagamento delle spese processuali sostenute dalla resistente.
Contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa dell’imputato, la Suprema Corte ha confermato che nella specie sussistevano sia l’elemento oggettivo che quello soggettivo del reato in scrutinio. Infatti, dal punto di vista dell’elemento oggettivo, i giudici di legittimità hanno affermato che il fatto in questione impedisce al singolo cittadino cui è riservato il posto auto lì dove solo a lui è consentito lasciare il mezzo di utilizzarlo. Nella specie, vi era poi una specifica e chiara segnaletica. Ne deriva, pertanto, anche la sussistenza dell’elemento soggettivo in quanto, data la presenza di segnaletica al riguardo, l’imputato era cosciente di lasciare l’autovettura in un posto riservato ad una persona specifica.
A nulla rileva la circostanza evidenziata dalla difesa dell’imputato secondo cui la persona assegnataria del posto auto poteva comodamente parcheggiare in un altro posto auto vicino.

Infine, si vuole fare presente una meschina condotta che spesso si verifica. Ci si riferisce al caso in cui i familiari di una persona disabile con la propria auto si recano, senza la presenza del congiunto disabile, da qualche parte e parcheggiano l’auto in posti auto riservati ai disabili esponendo sul cruscotto il foglio con il numero di autorizzazione. Per non parlare di chi utilizza tale foglio contraffatto senza che esista una persona disabile.