Deboli, svantaggiati - Malati fisici, psichici -  Carol Comand - 11/08/2018

Notizie in tema di soggetti vulnerabili 6-11 agosto 2018

Applicazione della pena concordata ed incapacità dell’imputato, con il ricorso non è possibile introdurre motivi generici.

In diverse occasioni la Corte di Cassazione ha avuto modo di affermare che, l'applicazione della pena su richiesta delle parti comporta, fra l’altro, l’accertamento della capacità del soggetto di partecipare coscientemente al processo ai sensi dell’art. 70 cod. proc. pen. allorchè, le parti, alleghino elementi concreti su tale aspetto ovvero che essi emergano "ictu oculi" dagli atti, offrendo al giudice ragione di ritenere la sussistenza della incapacità (Cass. pen. 14075/18).

L’obbligo di sospendere e di accertare la cosciente partecipazione al processo dell’imputato, la cui mancanza renderebbe inficiata la volontà stessa di patteggiare, discende dallo stesso art.70 c.p.p. ma, perché detto obbligo ricorra, è necessario, come anticipato, che il problema di tali accertamenti sorga durante il procedimento.

Qualora tale problematica non venga presa in considerazione durante il giudizio, è stato di recente ribadito che, là dove, nel successivo giudizio di legittimità, l'imputato denunci tale mancato sindacato dell’indicato presupposto (la capacità processuale dell’imputato sarebbe presupposto giuridico dell'esistenza di un valido vincolo processuale) “non deducendo però in modo utile e rilevante per concludente allegazione, il ricorso è inammissibile”.

Nella fattispecie esaminata dalla Corte la difesa dell'imputato aveva dedotto genericamente circa il suo stato di 'interdizione' e di tossicodipendenza “denunciandone l'incidenza sulla volontà e capacità rispetto alla condotta contestata ed alla sua partecipazione consapevole al giudizio anche per le scelte processuali esercitate null'altro allegando, ragione per la quale, in applicazione degli indicati principi, il ricorso va dichiarato inammissibile”.

Cass. pen. n. 38245/18