Deboli, svantaggiati - Minori, donne, anziani -  Redazione P&D - 05/08/2018

Notizie in tema di soggetti vulnerabili 30 luglio - 5 agosto 2018 - C.C.

Al ricorrere dei presupposti, che comprendono l’aver preso parte ad episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive, il questore può disporre un divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono determinate manifestazioni sportive. A detto divieto il questore può altresì aggiungere alcune prescrizioni (quali quella di comparire presso i locali dell’autorità competente).

Il procedimento per l’applicazione della misura contempla la possibilità che l’interessato presenti, personalmente o a mezzo di difensore, memorie o deduzioni al giudice competente per la convalida del provvedimento.

Con recente pronuncia, la Corte di cassazione ha precisato che il giudice adito per la convalida ha l’obbligo di motivare in ordine al contenuto di tali memorie, obbligo che si intende assolto anche nel caso in cui ne risulti testualmente avvenuto l’esame e sia desumibile, dal complessivo tenore del provvedimento, l'implicita esclusione della loro fondatezza.

Nella fattispecie veniva, in particolare, in rilievo la situazione fisica dell’interessato dal provvedimento (soggetto affetto da cecità e costretto a deambulare con l'ausilio di un accompagnatore) posta in evidenza in alcune memorie tempestivamente depositate e che era ritenuta incompatibile con la partecipazione agli atti di violenza che gli veniva attribuita.

Situazione che d’altra parte non trovava alcun riscontro, nemmeno implicito, nella motivazione della decisione adottata; in cui si ricostruiva l’azione di un gruppo di tifosi che, con il volto travisato, avevano preso a marciare compatti lanciando oggetti, brandendo mazze, colpendo qualsiasi cosa trovassero lungo il cammino con modalità proprie di una guerriglia urbana.

Le peculiare condizioni fisiche del sottoposto, conclude la corte, astrattamente idonee ad incidere sulla valutazione del suo contributo alla manifestazione di violenza, avrebbero imposto al giudice di merito di argomentare in primis sulla “concreta rilevanza dell'handicap del ricorrente rispetto all'azione collettiva, sia pure al fine di escluderla, nonché di soppesare l'intensità del suo apporto rispetto alla congruità ed alla durata dell'ulteriore prescrizione, limitativa della libertà personale, dell'obbligo di presentazione”.

Così Cass. pen. n. 37099/2018