Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 22/02/2019

Non è in house se lo statuto prevede (anche se solo teoricamente) l’ingresso di privati – Cass. S.U. 3330/19

La Procura della Corte dei Conti laziale aveva chiesto la condanna di amministratori e collegio sindacale di una società interamente partecipata da un ente locale, in considerazione del fatto che quest’ultima doveva considerarsi una società in house.

Il caso oggetto di esame risale a periodo antecedente alle Direttive del 2014 e quindi precedente anche al codice dei contratti pubblici del 2016.

I soggetti gravati dalle sanzioni hanno proposto ricorso, respinto dalla sezione giurisdizionale centrale d’appello della Corte dei Conti. Avverso la sentenza de qua è stato proposto ricorso per cassazione.

La Corte di Cassazione, Sez. Unite, con sentenza 5 febbraio 2019, n. 3330, ha accolto il ricorso statuendo che, al contrario di quanto sostenuto in sede contabile, la giurisdizione deve essere quella ordinaria in quanto non si è in presenza di una società in house, quando – come nel caso di specie – lo statuto sociale prevede l’apertura (ancorché non avvenuta in concreto) del capitale a soggetti privati.

Le Sezioni Unite hanno richiamato i requisiti necessari a configurare le società in house, escludendosi che nelle stesse possa appunto trovare spazio la presenza di soggetti privati. Al riguardo, preme evidenziare che per i giudici di Cassazione rilevano in particolare gli atti “interna corporis” della società e non il ruolo operativo della medesima. Anche la maggioranza pubblica nella compagine societaria non è stata valutata come dirimente per identificarsi il modello in house providing.

Risulta di tutta evidenza che un simile reasoning interpretativo non risulta più coerente con il vigente ordinamento giuridico che ha previsto, a seguito dell’approvazione del d. lgs. n. 175/2016, proprio la possibilità che nella compagine sociale delle società in house possano registrarsi anche soggetti privati, presenza che tuttavia non ha deflettere il modello gestionale proprio delle società interamente partecipate (si veda il parere fornito dall’Adunanza del Consiglio di Stato, Sezione I, 8 novembre 2018, n. 2583).