Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Redazione P&D - 06/08/2018

Non esistono diritti illimitati - P.C.

=============

Tutti i diritti delle persone sono destinati a incontrare dei “limiti”: o perché si incrociano coi ‘diritti degli altri’, o perché vanno armonizzati con altri ‘diritti ugualmente nostri’. E’ sempre stato così. Se qualcuno dice il contrario, sta cercando di fregarvi, o non sa quello che dice; non sta parlando di diritti .. sogna, inventa.

Il diritto all’autodeterminazione sanitaria non fa eccezione. Debbono sussistere determinati presupposti, beninteso (art. 32 Cost,) ; altrimenti ogni limitazione sarà illecita, proibita, colpevole. Se i presupposti però esistono, il limite entra in gioco; e se chi di dovere (operatore, giudice, apparato) non si comporta bene, applicativamente, sarà responsabile delle conseguenze negative che la persona subisca.

Comunque il ‘diritto’ soggettivo, e il ‘limite’ allo stesso, vanno, dovrebbero, non possono che andare - tutti e due - nella stessa identica direzione, almeno tendenzialmente: cioè il bene dell’interessato, il suo ‘best interest’. Certo i limiti devono essere brevi, provvisori possibilmente, circostanziati, fuggevoli, proporzionati, oltre che ben giustificati in se stessi.

° ° ° ° °

Qualche esempio legislativo

- Se scoppia un’epidemia di colera, non potrò sfuggire a certi adempimenti, sul piano della vaccinazione, della cura:

- Esistono norme di igiene e sicurezza (dettagliatissime) a cui non ci si può mai sottrarre, anche per la propria casa;

- Se ho una malattia infettiva, pericolosa, non posso scegliere io dove e come curarmi;

- Un bambino va vaccinato obbligatoriamente, per certe malattie;

- Nessuno può pretendere, solo perché gli piacerebbero, la somministrazione di trattamenti capricciosi, illogici, invecchiati, assurdi, negativi, ridicoli;

- Il GT può conferire all’Amministratore di sostegno il potere di esprimere il ‘consenso sanitario’ a favore del beneficiario non lucido (ad esempio una trasfusione); da quel momento il beneficiario non verrà più, ove la cosa non abbia senso, interpellato lui direttamente: almeno fin che non sta meglio;

- L’AdS comunque implica la possibilità che il GT introduca (QUANDO PROPRIO NON SI PUO’ FARE DIVERSAMENTE) delle restrizioni a universi negoziali che toccano secondo i casi la famiglia del beneficiario, oppure la residenza, il patrimonio, certi diritti personalissimi, il possibile matrimonio, la badante, il testamento, la separazione, il divorzio, la libertà di movimento: non è già un po’ salute tutto ciò? Ci saranno oggi nel paese 100.000 decreti operativi di questo genere: certo sarebbe meglio se al mondo non esistessero la schizofrenia, l’autismo, l’Alzheimer, l’eroina, la ludodipendenza …;

- Se c’è una crisi psichiatrica forte, si applicherà il TSO della 180; antipsichiatria no grazie;

- Per gli atti sanitari di ‘routine’ (ad es., un nuovo tipo di morfina nella flebo), con un paziente non lucido, il medico può/deve procedere direttamente, subito; non può pretendere che venga nominato un AdS apposito;

- Nelle condizioni di ‘necessità/urgenza’, ex art. 54 c.p., ma anche ex art. 2045 c.c., il medico deve procedere seduta stante, senza chiedere il parere di nessuno (in certi casi anche se il paziente aveva detto un mese prima di non volere: es. la ragazza anoressica, in coma, che pesa ormai solo 25 chili).

° ° ° ° °

Attenzione poi: il consenso è importante, sì, la sovranità della persona è benedetta; ma ciò che conta davvero – in concreto - è che l’apparato sanitario e la pubblica amminstrazione in generale ‘facciano il loro dovere’: meglio certo se il paziente ha capito perfettamente, seguito e approvato ogni più minuto filamento della sua vicenda sanitaria; ma, alla fin fine, il punto vero è che sia stato fatto, a suo vantaggio, tutto ciò che doveva essere fatto. Best interest.

Lente di ingrandimento quindi anzitutto sull’ospedale, sul medico, sui protocolli adottati. Obbligazione di mezzi e di risultato. E’ questo un fuoco essenziale.

° ° ° ° °

Comunque io sono ben d’accordo sul fatto che:

- le cose vadano fatte di regola, sempre, fin che possibile, CON il paziente: dialogando CON lui, persuadendo, garantendo, colloquiando, progettando, approfondendo, garantendo, congetturando, interpellando, sceverando, proponendo, garantendo, analizzando, verificando, almanaccando, sorridendo, rassicurando, investigando, domandando: non contro di lui, o malgrado lui; anzi penso che, in italia, questo dialogo benfatto abbia luogo oggi solo in casi privilegiati, rari, e che si debba aprire una battaglia per far sì che ciò avvenga invece sempre, al meglio, fino in fondo, seriamente, dappertutto, ininterrottamente;

- l’interdizione, istituto che obbedisce a una logica opposta, va subito abrogata (ripresenteremo presto in Parlamento il progetto Cendon/Rossi);

- cercherò, nei limiti delle mie forze, di convincere i potenti di turno ad abrogare anche il TSO psichiatrico del 1978, e a puntare, quando proprio non si possa fare diversamente, su forme nuove di gestione delle emergenze, meno truculente, più dolci e civili, esistenziali, negoziate, contrattate, soppesate, meno mono-chimiche e medicalistiche, meno ‘mordi e fuggi’:

- che compia abusi e violi il diritto alla sovranità sanitaria del paziente, là dove ciò non era consentito, andrà incontro alle sanzioni di legge, penali, amministrative, civili.

° ° ° ° °

Comunque i grossi problemi, oggi, sono non tanto discutere di questo, bensì battersi per il fatto che non ci sono in Italia adeguate prese in carico, che mancano i progetti di vita fatti come Dio comanda, che mancano spesso bastioni per supporti psicologici adeguati, eccetera, eccetera; che ci sono insomma infiniti vuoti gestionali, nella p.a., nelle Regioni, nello Stato, che c’è in Italia un diritto delle persone 'borderline' - al di là delle messinscene elettorali o burocratiche - tutto ancora da articolare, da rifinire, da architettare.

Cominciando, ripeto, dal dialogo con il paziente - lieve, affettuoso, professionale, umile - da mettere ‘sempre sempre sempre’ al centro di tutto: nel ‘Posto delle Fragole’, di Bergman, il professor Borg viene bocciato, durante il sogno, perché non si ricorda che “Il primo dovere del medico è di chiedere scusa”.