Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 18/04/2019

No al recesso del comune dalla società intercomunale – Corte Appello Brescia 621/19

Il caso riguarda un comune che, ai sensi di una previsione statutaria, decideva di recedere dalla società intercomunale di gestione del servizio idrico.

La società in parola contestava tale diritto e adiva il tribunale civile, che accoglieva la doglianza della società (causa civile n. 1933/2016).

La Corte di Appello di Brescia, con sentenza 8 aprile 2019, n. 621 ha confermato la sentenza di primo grado, ribadendo quanto segue:

-) il recesso per modifica statutaria, così come previsto dallo statuo sociale, può essere esercitato nel caso in cui detta modifica riguarda un cambiamento significativo dell’attività della società, la trasformazione delle società, la revoca dello stato di liquidazione, la modifica dei criteri di determinazione del valore dell’azione in caso di recesso, le modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione;

-) il diritto di recedere spetta anche nel caso in cui una società controllata affidatario diretta di servizi ed attività di competenza abbia commesso reiterate e gravi violazioni delle disposizioni recate dai contratti di servizio; ma in tali ipotesi il socio è tenuto ad adottare preventivamente un procedura con la convocazione del Comitato unico per il controllo analogo;

-) i motivi del recesso devono essere chiaramente manifestati;

-) il socio è legittimato dunque a recedere in caso di mancato voto alla delibera che “modifica l’oggetto sociale quanto consente un cambiamento significativo della attività della società” e può concordarsi con il Tribunale che tale presupposto ricorre nel caso in cui il cambiamento configuri l’oggetto in modo completamente diverso da quello precedente e comporti lo snaturamento dell’attività e dello scopo sociale (cfr. Corte di Cassazione, 14963/2007);

-) la trasformazione della società in una holding pura, la modifica di altre società del gruppo e la creazione di una nuova società, circostanze che pure influenzano l’assetto della gestione del servizio idrico integrato e dei servizi, rendendo altresì più complesso ed articolato l’esercizio da parte dei soci del controllo analogo sulle società in house, non sono ritenuti sufficienti per esercitare il diritto di recesso, ancorché il riassetto non condiviso da un socio.

La sentenza de qua evidenzia almeno due profili di indubbio interesse per l’azione delle società pubbliche, da un lato, e il ruolo, valore e funzione degli enti locali in dette società, dall’altro. Il primo profilo attiene alle previsioni statutarie sule quali tutti i soci (pubblici) devono prestare molta attenzione, non considerando lo statuto come un “di cui” della loro attività. Benché trattasi di documento legale che “discende” da un’attività amministrativa a monte, esso rappresenta l’accordo tra i soci. Il secondo profilo riguarda il grado di manovra e di libertà che ai singoli soci pubblici è riconosciuto nell’ambito delle società pubbliche. Queste ultime si reggono sulla condivisione (anche finanziaria) delle modalità di erogazione di un servizio di interesse generale, alla cui organizzazione e gestione in termini istituzionali gli enti locali non possono sottrarsi. Tuttavia, è bene rimarcare l’importanza della forma giuridica individuata per la realizzazione di quella finalità di interesse pubblico. In questa prospettiva, l’ente locale entra a fare parte di una compagine sociale di una società di diritto privato, della quale il socio deve “sopportare” l’ordinamento e le regole. Le quali, comunque, non dovrebbero rappresentare un vincolo perpetuo di partecipazione, attesa l’autonomia decisionale riconosciuta in capo al singolo ente locale in ordine alle modalità e forme di gestione dei servizi pubblici.