Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 12/09/2018

Nelle società miste la gara a doppio oggetto deve riguardare servizi omogenei – Antitrust As 1529/18

La costituzione delle società miste, quali strumenti giuridico – organizzativi a disposizione degli enti locali per gestire servizi di interesse generale, richiede – come è noto – molta attenzione e cautela, in specie nella procedura attraverso cui selezionare il partner privato e il contestuale servizio da affidare al medesimo.

In questo senso, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato con il parere As 1529, pubblicato sul Bollettino del 13 agosto 2018, n. 13, ha ribadito che in fase di costituzione di una società mista, l’acquisto della partecipazione da parte del socio privato deve:

-) trovare esatta corrispondenza con il servizio dedotto nell’affidamento indicato nella gara;

-) essere coerente con la permanenza del partner privato nel capitale sociale, che deve essere limitata alla durata del contratto di servizio;

-) prevedere l’obbligo in capo al socio privato di dismettere la quota al termine dell’affidamento.

A ciò si aggiunga, che l’Autorità ha ribadito che i servizi messi a gara possono essere accorpati soltanto quando per le attività relative sia possibile dimostrare un’interconnessione operativa con il servizio principale, in forza delle sinergie ricavabili dalla gestione combinata delle prestazioni in capo alla società mista.

Come è noto, si tratta di principi consolidati in giurisprudenza e codificati nell’art. 17 del Testo unico sulle società a partecipazione pubblica (d. lgs. n. 175/16).

Il parere in oggetto permette, dunque, di ricostruire il quadro entro il quale le stazioni appaltanti debbono procedere qualora ritengano di adottare il modello gestionale della società mista per la gestione di un servizio di rilevanza pubblica. Gli enti locali devono:

-) individuare correttamente l’oggetto statutario della società mista e, in tal senso, “selezionare” in via esclusiva i servizi posti a gara;

-) prevedere con precisione la disciplina delle prestazioni contrattuali;

-) definire il periodo di permanenza del soggetto privato nel capitale sociale della società mista, che coincide con la durata complessiva dell’affidamento;

-) valutare ed evidenziare con chiarezza il rischio da porre in capo al partner privato, che si ricorda deve essere trasferito integralmente a quest’ultimo perché si possa essere in presenza di una società mista (cfr. Linee guida Anac n. 9, delibera n. 318/18).

In ultima analisi, gli enti locali sono chiamati a prestare molta attenzione alla scelta del modello della società mista: quest’ultima, ancorché possa risultare conveniente e vantaggiosa per molti aspetti (si vedano precedenti contributi pubblicati su questo sito), rimane pur sempre un partenariato pubblico-privato, nell’ambito del quale, al soggetto pubblico è chiesto un “supplemento di indagine”. Quest’ultimo si rende vieppiù necessario per definire un modello efficace, efficiente e sostenibile di intervento nel comparto dei servizi di interesse generale.