Stranieri, immigrati - Stranieri, immigrati -  Valeria Cianciolo - 12/12/2018

Minori stranieri non accompagnati: la gratuità della tutela è un dovere sociale morale. Nota a Corte costituzionale, sentenza 29 novembre 2018, n. 218

Il caso. Con tre ordinanze di identico tenore del 19 ottobre 2017, il Giudice tutelare del Tribunale ordinario di Benevento solleva questioni di legittimità costituzionale degli artt. 11 e 21 della L. 7 aprile 2017, n. 47 (Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati), in riferimento all'art. 3 della Costituzione, nella parte in cui non prevedono alcun onere a carico dello Stato per la tutela dei minori stranieri non accompagnati, così escludendo "di fatto" che, per i tutori di questi soggetti, possa trovare applicazione l'art. 379, secondo comma, del codice civile.

Il giudice avrebbe, nel caso di specie dovuto decidere, sulla richiesta di liquidazione di un'equa indennità avanzata dai tutori di tre minori stranieri non accompagnati e privi di beni per far fronte alle spese e agli oneri derivanti dalla tutela.
Il sistema così delineato, secondo il giudice rimettente, si porrebbe in contrasto con l'art. 3 della Costituzione per disparità di trattamento rispetto ai tutori delle persone incapaci italiane, alle quali spetta una pensione di invalidità, su cui può gravare l'equa indennità di cui all'art. 379 cod. civ..
La Corte Costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 11 e 21 della L. 7 aprile 2017, n. 47, sollevate, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Giudice tutelare del Tribunale ordinario di Benevento.
Secondo il Giudice delle Leggi, infatti, nell’ordinamento italiano l’ufficio tutelare è sempre gratuito, a prescindere dalla nazionalità del soggetto a favore del quale viene prestato. L’equa indennità è assegnata dal giudice tutelare solo nei casi in cui vi sono oneri derivanti dall’amministrazione di un patrimonio, in considerazione delle relative difficoltà e non ha natura retributiva, mentre non spetta per le cure dedicate alla persona dell’incapace. All’ufficio del tutore, infatti, non corrisponde un impiego o una prestazione professionale, integrando il suo adempimento un dovere sociale di alto valore morale.
L’obbligo di cura della persona non comporta oneri e spese quantificabili, sia pure forfettariamente, in denaro, e d’altra parte il contenuto di tale obbligo non implica la prestazione personale di servizi propri di un lavoratore domestico o di un infermiere, ben potendo il tutore, se il patrimonio lo consente, farsi autorizzare dal giudice ad assumere una o più persone di servizio oppure a collocare l’incapace in un istituto idoneo ad assisterlo, o altrimenti a chiedere il soccorso delle istituzioni pubbliche di assistenza.

Considerazioni. Come noto, la recente Legge n. 47 del 2017 prevede all’art. 11, l’istituzione presso ogni tribunale per i minorenni di un «elenco dei tutori volontari, a cui possono essere iscritti privati cittadini, selezionati e adeguatamente formati da parte dei garanti regionali... per l’infanzia e l’adolescenza, disponibili ad assumere la tutela di un minore straniero non accompagnato o di più minori, nel numero massimo di tre, salvo che sussistano specifiche e rilevanti ragioni». Il tutore come concepito dal Legislatore della Novella del 2017, è un privato cittadino scelto e convenientemente formato, disponibile ad assumere la tutela di un minore straniero: non gli viene richiesto di accogliere nella propria abitazione il minore -non si tratta infatti di affidamento familiare – così come, non è richiesto alcun contributo alle spese per l’assistenza e l’educazione dello stesso, ma è evidente e sottinteso che queste vi siano, posto che si tratta di un adulto che deliberatamente assume un incarico gravoso e impegnativo, essendo un riferimento per un minore non accompagnato, solo e bisognoso,
E' un dato scontato che l'ufficio tutelare è gratuito ed il carattere della gratuità discende dalla considerazione che l'ufficio tutelare è innanzitutto, adempimento di un sacro dovere sociale in favore degli incapaci. Lo dice la Relazione del Guardasigilli.
Più volte in dottrina si è evidenziato, anche in relazione agli analoghi problemi in tema di amministrazione di sostegno, cui l'art. 379 c.c. trova applicazione, che non è sempre semplice trovare soggetti disposti ad occuparsi di persone incapaci, in assenza di compenso, o per un compenso pressoché irrisorio (sulla gratuità dell'ufficio dell'amministratore di sostegno, v. Bonilini, L'amministratore di sostegno, in Bonilini, Chizzini, L'amministratore di sostegno, 2ª ed., Padova, 2007, 183). L'art. 379 c.c. richiamato dalle tre ordinanze beneventane, non consente diversa interpretazione, in quanto afferma con chiarezza la naturale gratuità dell'ufficio tutelare.
La sentenza della Consulta qui annotata, ha sposato un orientamento ben consolidato dalla giurisprudenza da decenni: la Corte ha infatti, tre decenni fa, giudicato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 379, 2° co., c.c., in relazione all'art. 3 Cost. (sollevata da T. Lecce, 9.11.1987), nella parte in cui non prevede, a favore del tutore, che presta all'incapace attività di assistenza personale particolarmente gravosa, l'indennità che detta norma prevede invece in favore del tutore in considerazione delle difficoltà legate all'amministrazione del patrimonio così come pure, ha precisato che l'indennità non ha natura retributiva, ma serve a compensare gli oneri e le spese, non facilmente documentabili, da cui è gravato il tutore, a ragione dell'attività di amministrazione del patrimonio (C. Cost., 6.12.1988, n. 1073).

La sentenza della Corte Costituzionale è corretta. Sono le tre ordinanze beneventane che segnalano un problema pratico che i primi commentatori della Legge 7 aprile 2017, n. 47 avevano palesato, ossia, il dato economico cui deve andare incontro il tutore volontario per prendersi cura del minore non accompagnato.