Cultura, società  -  Redazione P&D  -  14/09/2021

Mindwriting - Marco Faccioli

Come scrivere e comunicare con la sola forza del pensiero.

Si chiama “mindwriting”, o scrittura mentale, ed è il nuovo software che potrebbe rivoluzionare la cosiddetta “traduzione scritta dei pensieri”. Sviluppato dagli scienziati della Stanford University, il sistema innovativo è stato descritto per la prima volta sulla rivista “Nature”, che ha svelato al grande pubblico questa nuova tecnologia in grado di offrire opportunità e speranze di comunicazione a chi non è in grado di scrivere, ad esempio perché ha perso l'uso delle mani, o degli occhi. I ricercatori, spiega l'articolo, per poter raggiungere il loro obiettivo, hanno accoppiato un software di intelligenza artificiale con un dispositivo chiamato T5 (un'interfaccia cervello-computer) impiantato in un uomo con paralisi totale del corpo. Il programma è stato in grado di decodificare le informazioni ottenute dall'interfaccia e convertire i pensieri della persona in una scrittura digitale. Per capirsi: il cervello pensa e detta e il computer scrive. Non solo: questa tecnologia, sottolineano i creatori del programma, ha permesso di scrivere a una velocità paragonabile a quella delle strumentazioni tradizionali (carta e penna, oppure tastiera del pc). Gli esperti, scrive la rivista, sperano che le loro scoperte possano portare a ulteriori progressi a beneficio di milioni di persone che hanno perso l'uso degli arti superiori, o la capacità di esprimersi a causa di lesioni del midollo spinale, ictus o sclerosi laterale amiotrofica. “Il nostro approccio – spiega in un'intervista Jaimie Henderson, docente di Neurochirurgia presso la Stanford University – ha permesso a una persona paralizzata di ricopiare un testo a una velocità di circa 18 parole al minuto, una rapidità quasi paragonabile a quella caratteristica di individui normodotati della stessa età, che è di circa 23 parole al minuto”. Per gli esercizi di scrittura libera, invece, che richiedono piccoli intervalli di riflessione, la velocità di composizione del T5 è di circa 15 parole al minuto. Come siamo stati oramai abituati a vedere in numerosi episodi della serie “Black Mirror” di Netflix, i creatori del T5 per condurre l'esperimento di cui sopra, hanno posizionato due chip detti “BCI” sulla tempia sinistra del soggetto tetraplegico. Gli algoritmi di intelligenza artificiale del Neural Prosthetics Translational Lab della Stanford University hanno fatto il resto, decodificando i segnali ricevuti dai chip (...e qui sta il bello!) fino al punto da riuscire a ipotizzare quelli che sarebbero stati i movimenti della mano  per scrivere quello che aveva in mente. “Il cervello – spiega Frank Willett, ricercatore presso l'Howard Hughes Medical Institute – conserva la capacità di indirizzare movimenti fino a un decennio dopo che il corpo ha perso la capacità di eseguire quelle azioni. Sappiamo inoltre che i movimenti intenzionali complicati che implicano movimenti rapidi e veloci, come la scrittura a mano, possono essere interpretati in modo relativamente semplice ed efficiente dagli algoritmi di intelligenza artificiale”. Le capacità di interpretazione del movimento associato ai vari caratteri sono infatti migliorate nettamente negli ultimi anni, e la possibilità che persone immobilizzate e/o impossibilitate all'utilizzo delle mani possano riprendere una funzione essenziale come quella di scrivere, o comunque comunicare a mezzo della scrittura, appare oggi di concreta realizzazione. Se così sarà, magari anche il noto consiglio per cui certe cose bisogna solo pensarle ma non dirle, passerà ben presto di moda.