Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Elena Feresin - 19/07/2019

Mind uploading

Mi stavo chiedendo il perché di un poster a parete intera in quella piccola stanza.
Forse il proprietario era vissuto in un luogo del genere o forse avrebbe voluto vivere in quel paradiso senza riuscirci.
In un caso o nell’altro riproponeva ai suoi inquilini il suo ricordo o il suo sogno.
L’effetto benefico era assicurato: una calma assoluta pervadeva corpo e mente.
Bastava stare distesa sul divano davanti alla vallata lì raffigurata per sentirsi dentro quella Natura.
Intanto fuori la sirena dell’ambulanza impazzava forse per un incidente nelle vicinanze.
Non si distingueva più nulla.
Lo stridore era assordante e prepotente.
In fondo era la voce urlante della società.
Si aggiunsero altre sirene e luci rotanti venivano proiettate sulla verde vallata.
Forse gli alieni giunti per fare una retata globale dei terrestri ormai fuori di testa?
Mah! poco importava.
In tal caso avrei stappato una buona birra per festeggiare l’evento finale.
Feci scendere i rollet per estraniarmi e rientrare in quel mondo fantastico.

Stentii bippare.
Oddio avevo dimenticato la chat accesa.
Mi ero convinta che non c’era nulla di male a entrare nel mondo di Tinder: l’età non doveva essere una scriminante.
In fondo ci son sempre state anche nei paesini le anziane che combinavano i matrimoni.
Ora ci pensava Tinder.
Era l’evoluzione tecnologica delle mezzane in carne ed ossa.
Avevo inserito le mie caratteristiche perché Tinder trovasse la combinazione (anzi l’uomo) ideale.
Mezz’età, libero, colto, sportivo, romantico: una mission impossible.
Volevo tentare.
Era Mirko il risultato umano degli algoritmi di Tinder.
Da 15 giorni stavo chattando con lui.
Pareva (non volevo sperare troppo) che possedesse tutte le qualità da me desiderate.
Chattavamo per ore senza annoiarci, si parlava (o meglio si scriveva) di tutto e di più, oltre ogni limite, attualità, storia, filosofia, classici, gossip, cibo, politica, parenti.
Aspettavo le sue chat con quell’ansia che in passato definivano “farfalle nello stomaco”.
Farfalle ormai in disuso.

Sono giorni che non sento Mirko.
Sicuramente strafull di lavoro.
Una strana stretta allo stomaco per questa assenza ...una vena di delusione....una speranza che non volevo fosse.
Ecco su whatsapp una chiamata da un numero sconosciuto.
Il profilo era senza foto.
Lasciai perdere.
Sulla chat Mirko mi scrisse di rispondere, il numero era il suo, desiderava sentire la mia voce.
Io la sua.
Mi sentii avvolta dalla stessa pace del poster, non ascoltavo le parole ma il suono che emettevano, una musica dolce, sensuale, rassicurante.

Dopo due mesi che chattavamo e ci chiamavamo al telefono potevo dire che ci conoscevamo.
Proposi di incontraci per un aperitivo.
Immaginavo di già la sua stretta di mano, l’abbraccio di saluto e perché no un bacio.
Il sentimento iniziava a circolare in me come una flebo che goccia dopo goccia raggiunge tutte le cellule del corpo e le nutre di gioia.
Si gioia!!

Fissammo il luogo e il giorno dell’incontro.
L’emozione era fortissima.
Presi un taxi per timore di sbagliare strada e arrivare tardi.
Ecco arrivata a destinazione.
“Bar alle Rose”.
Aspettai in piedi un po’ scostata dall’ingresso.
Ero lì da 30 minuti e l’ansia mi stava divorando il fiato.

Dopo due ore rientrai a casa sconfitta.
Come era potuto accadere?

La chat era silenziosa, whatsapp pure, le mail anche.
Sparito.
Sulla pec c’era però un unico messaggio.
Mittente: l’Ente Governativo che curava lo sviluppo delle nuove tecnologie.
L’oggetto era: “Progetto MIND UPLOADING T(rans) H(uman) n. 19800321”.
Mi ringraziavano per aver partecipato a mia insaputa al progetto che consisteva nel uploading di una mente umana con ricordi, pensieri, emozioni su un supporto non biologico.
Tutto in un computer.
Volevano verificare, sperimentare, quanto potesse essere reale.
Lo era!!! Lo era!!!
Agghiacciante Mirko era un pc!!!!
La mente dell’uomo che era stato era lì scaricata su un pc e lui l’aveva prestata affinché dopo la sua morte fisica il suo cervello continuasse a vivere in questo modo.
Presi la prima bottiglia di vino e iniziai a bere, bere, bere fin a crollare contro il poster tanto caro.
Ora potevo morire anch’io.
Invocai gli alieni perché arrivassero velocemente!
Mentre ondeggiavo in questo mondo non più mondo partì la chat.
Riuscii barcollando a leggere il nome Mirko
Urlai!!! Ma continuano a divertirsi???!!! Un mondo di matti!!!
No! Mi scrisse: “sono fuori programma”.
Mi spiegò che non avevano tenuto conto dell’autonomia che possedeva la sua mente, dei sentimenti, dei desideri che possono vivere anche senza il supporto fisico ma soltanto tecnologico del programma.
Mi invitò a guardare il poster.
Urlai ancora!! ...Rabbia!!....Come è possibile?....Pago le tasse, non disturbo nessuno....svolgo il mio lavoro....la mia vita è ritirata....ma perché questo accanimento???
Invierò una lettera di protesta all’Ente Governativo.
Attiverò il mio avvocato!
Sì, chiederò i danni...di tutti i tipi...danni per questo progetto demoniaco.
Mi invitò nuovamente a guardare il poster.
Girai la testa ...a fatica puntai i miei occhi instabili verso il poster ....lì c’era un ologramma di un uomo.
Era Mirko!!!
Lui era lì sovrapposto alle vallate meravigliose che mille volte avevo ammirato.
Aveva violato il programma per essere lì da me.
Mi avvicinai al poster.
L’ologramma di Mirko tendeva le braccia per l’abbraccio che desiderava.
Chiusi gli occhi tesi le braccia e sentii un amore immenso pervadere il mio cuore e da lì tutto il corpo.

Provai una felicità immensa come mai prima d’ora.

Da quella sera sono trascorsi alcuni mesi.
I mesi più belli della mia vita.
Lì su quel poster ogni sera all’insaputa del programma governativo “MIND ecc ecc.” ritrovo l’ologramma di Mirko e nulla ci impedisce di passeggiare in quelle vallate tenendoci per mano (si fa per dire).
Continuiamo a intrecciare i nostri pensieri.
Un giorno parlando di vita e di morte ...di morte e di vita ha voluto rassicurarmi dicendomi che dopo la morte fisica sarà quella la vallata in cui vivranno le nostre coscienze unite in una coscienza più grande quella di un unico centro d’Amore Eterno.
Lo guardai fiduciosa e pensai che era soltanto questione di tempo.
Nel frattempo proposi di continuare a passeggiare.