Malpractice medica - Malpractice medica -  Antonello Negro - 09/07/2019

Malpractice medica e rendita vitalizia - Trib. Milano 14.5.2019

Il caso deciso dal Tribunale di Milano, con la sentenza qui allegata, riguarda un danno da responsabilità medica.

Nella fattispecie, nel corso di un intervento di angioplastica, si verificava una trombosi embolica dell’arteria cerebrale media di destra, con ischemia acuta cortico-sottocorticale destra ed emiplagia sinistra.

La CTU espletata nella fase ex art. 696 bis c.p.c. aveva consentito di accertare un errore medico per la mancata somministrazione di una duplice terapia antiaggregante e per la mancata esecuzione di un ecodoppler dei vasi del collo.

Il Tribunale ha rilevato che se i sanitari si fossero attenuti alle raccomandazioni delle linee guida, già reperibili all’epoca, e avessero adottato gli adeguati accorgimenti, avrebbero certamente privilegiato la tecnica curativa di natura chirurgica, la quale avrebbe consentito di evitare, secondo un criterio di preponderanza dell’evidenza, i danni subiti dalla paziente.

Quanto al danno permanente subito dalla donna, alla luce di una generale compromissione dell’integrità psico-fisica nella misura del 90%, il pregiudizio riferibile all’erronea attività dei sanitari è stato calcolato nella misura del 82% di IP (oltre a cinque mesi di danno da IT).

Non è stata (correttamente) riconosciuta una personalizzazione in difetto di specifica allegazione relativa a caratteri anomali ed eccezionali rispetto alla norma.

E’ stato altresì liquidato un danno patrimoniale (per euro 30.070,00) relativo alle opere necessarie per adeguamento dell’immobile adibito ad abitazione della danneggiata ed un danno futuro per spese di assistenza necessarie per tutta la durata della vita della donna (prendendo come riferimento le prestazioni di una badante pari ad euro 1.300,00 mensili).

L’aspetto peculiare della ben scritta sentenza consiste nella costituzione di una rendita vitalizia – vista l’età avanzata della danneggiata – ai sensi degli artt. 2057 c.c. e 1872 c.c.

Alla luce di ciò, il Tribunale ha quantificato la rendita vitalizia in euro 5.350,00 mensili -, pari ad euro 64.200,00 annui – da versarsi in via anticipata all’inizio di ciascun anno per tutta la durata della vita della beneficiaria.

Il Giudice ha aggiunto che la rendita – attraverso la quale si risarcisce un danno già integralmente verificatosi – deve essere fatta decorrere dal fatto, con conseguente obbligo della struttura convenuta di provvedere al pagamento della somma capitale di euro 299.600,00, calcolata moltiplicando l’importo della rendita mensile per 56, pari al numero di mesi compreso tra il fatto dannoso e la data della sentenza.

La rendita è stata costituita anche per la somma di euro 1.300,00 mensili relativi alle spese necessarie per l’attività di assistenza generica.

La rendita – ha concluso il Tribunale – dovrà essere rivalutata annualmente secondo l’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi membri dell’Unione europea (IPCA).

A garanzia della rendita (ed in ossequio a quanto previsto dall’art. 2057 c.c.) è stata prevista, quale cautela, la condanna a stipulare una polizza sulla vita, a premio unico, a vita intera ed in forma di rendita a beneficio.