Interessi protetti - Tempo libero -  Mottola Maria Rita - 16/06/2010

MAGLIA NUMERO 33 – Maria Rita MOTTOLA

E’ campionato mondiale.

Un tormentone senza senso, provocato da strumenti infernali, tormenta le orecchie di telespettatori e di giocatori, come sciami di api ronzanti che evocano una calamità simile alle sette piaghe d’Egitto. E’ quasi impossibile seguire una partita senza soffrire di un senso di nausea e di sconcerto. E’ quasi come si svuotasse il cervello.

Ma il calcio è avvincente, è democratico, è povero. Non i giocatori, quelli no non sono poveri, il calcio è un gioco povero. Lo si può giocare in tutte le periferie di città dell’occidente e in tutte le favellas del mondo in mezzo a case di lamiera e rigagnoli di acque limacciose.

Le solite polemiche, le solite sensazionali e <<impreviste>> vittorie, simili a quella famosa della Corea che ancora brucia.

Nei rari momenti di silenzio, quando le api finalmente si mettono a lavorare e a produrre il dolce miele, si alzano gli inni, gli inni nazionali. Quelle musiche antiche o antiquate che ricordano agli inglesi di avere una regina degna di essere salvata da Dio, o ricordano giovani volontari che si recavano da Marsiglia a Parigi per lottare contro il nemico in armi, o la patria con musica di Joseph Haydn, o un pezzo di tessuto a stelle e strisce. Ma addirittura c’è chi inneggia al Grande Carlo Magno o agli eroi privi di nome, o ai fiumi e alle terre, o al mare. L’inno più recente? Forse quello afghano del 2006. E quello più datato? Sicuramente quello inglese 1745 in onore della Regina Vittoria. Molti invocano protezione o incitano a marciare, a sperare, a cercare la libertà, a lottare contro il nemico. Sono superati? Chissà, ma quanti  si commuovono al canto dell’inno di Mameli! Non è quello che ci racconta, le parole non sempre coerenti, o i principi ormai sconosciuti, è la sensazione di unità, è l’atavico ricordo di marce e di lotte, di dolore e di urla, di immagini di campagna e di monti che non esistono più, che forse non sono mai esistiti, ma che qualcuno ha visto e ha difeso, ha coltivato e bruciato, saccheggiando e uccidendo, di mari conquistati, pescati e inquinati, ammirati e bevuti sino in fondo all’anima, di giovani che credevano, di giovani che morivano, per forza o per scelta, di mamme e fidanzate che piangevano e attendevano il ritorno di un uomo che forse non avrebbero neppure riconosciuto. La patria è superata? E’ sostituita dalla regione o dal comune? Sostituita nell’Italia erede del medioevo comunale, dei campanili e delle chiese in lotta perenne? L’inno contiene in quella manciata di parole, in quelle poche note, un mondo, l’unicità di un mondo che è il luogo ove fare ritorno, che è bello quando si è lontani e maledetto quando ci si vive, è il sogno di un’idea, di un ideale, di un’immagine.

Gli inni sono ammessi qualunque cosa essi dicano ma una norma internazionale dello sport impedisce scritte sulle magliette con slogan politici, religiosi o comunque privati. E il grande Brasile potrebbe avere seri problemi, parola di Blatter. Il suo campione Kakà portava qualche tempo fa stampato sulla maglietta <<I belong to Jesus>>. Pare che in Brasile la Chiesa Evangelica abbi conquistato il mondo dello sport, con un vero e proprio movimento religioso. La squadra nigeriana sabato scorso si è riunita in campo per pregare. Sembra una stramberia. Ma che dire al portiere della Nigeria che è convinto che le sue capacità siano solo un dono?

Forse è difficile capire chi non vive intensamente la fede cristiana. Non è un’idea, un ragionamento, è un sentire, o meglio un sentirsi, è una relazione con l’Altro che investe la vita intera, ogni momento senza lasciare alcuno spazio. Non si smette di amare perché si sta correndo su un campo!

C’è chi in Italia ha scelto di manifestare apertamente la propria fede con un gesto discreto, vestendo la maglia che reca il numero 33, numero evocativo degli anni che aveva il Signore quando morì. Un simbolo.

Del resto di simboli cristiani ne è pieno il mondo. Vi siete mai chiesti che cosa ricordano le 12 stelle disposte a corona rappresentate sulla bandiera europea su sfondo blu?