Saggistica  -  Luca Leidi  -  18/05/2017

L'opposizione a decreto ingiuntivo è prova della notificazione dello stesso titolo? - Luca Leidi

Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo

Deposito copia del decreto ingiuntivo notificato in sede di opposizione

Presunzione di avvenuta notifica del decreto ingiuntivo se opposto

 

Il quesito posto a titolo del presente articolo, trae origine da una recente opposizione ai sensi dell"art.615 c.p.c. presentata allo scrivente – giova precisare, causa tuttora in attesa di decisione – in cui si contesta l"efficacia e l"esistenza del decreto ingiuntivo poiché mai notificato.

Per meglio comprendere i fatti della vicenda, giova effettuare una breve precisazione sulla nascita della stessa.

IL FATTO

Il titolo esecutivo de quo è costituito da un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo emesso dal Tribunale nel lontano settembre 1990. Nell"ottobre dello stesso anno, l"ingiunto presentò tempestiva opposizione a decreto ingiuntivo. La causa ordinaria giunse a sentenza, rigettando le opposizioni del debitore (pronuncia di fine "92 - depositata ad inizio 1993).

Tralasciando ulteriori svolgimenti giurisprudenziali in forza del predetto titolo, giungiamo ai giorni nostri: anno 2016. Il credito è ancora "vivo" ed esigibile (ossia non prescritto). Il decreto ingiuntivo venne smarrito tra i vari Tribunali e studi legali d"Italia. Così, assunto l"incarico di procedere al recupero del credito portato dal predetto titolo giudiziale, si rese necessario procedere ai sensi dell"art.476, co.2, c.p.c., chiedendo una seconda apposizione della formula esecutiva, previa ricostruzione del titolo stesso su una copia fornita dal creditore.

Innanzitutto, si dovette procedere alla denuncia dello smarrimento del titolo. Successivamente, con la predetta istanza ex art.476 c.p.c., si chiese al Presidente del Tribunale, previo riconoscimento del «giusto motivo» (1), il rilascio di un"altra copia in formato esecutivo e la ricostruzione del decreto ingiuntivo (2).

Giusta autorizzazione del Presidente, l"originale del titolo fu ricostruito e munito di formula esecutiva rilasciata dal Cancelliere del Tribunale. Il problema fu che la copia fornita dal creditore, sulla quale venne ricostruito l"originale del titolo, non riportava alcun riferimento in merito alle notificazioni (né, tantomeno, furono fotocopiate le relate di notifica e/o le cartoline). In questo contesto, si decise di procedere comunque a promuovere esecuzione forzata.

Notificato il precetto e, successivamente, il pignoramento, controparte presentò opposizione ai sensi dell"art.615 c.p.c., sostenendo che il decreto ingiuntivo in forza del quale si desidera promuovere l"esecuzione non è mai stato notificato, né la prima copia, né la seconda ricostruita, ragion per cui sarebbe stato privo di efficacia (3). Nelle proprie conclusioni, il legale di controparte chiede di voler dichiarare l"inesistenza del titolo e la conseguente inefficacia dell"atto di pignoramento.

IL DIRITTO

Come noto, il ricorso per decreto ingiuntivo (art.633 c.p.c.) è un procedimento inaudita altera parte, sprovvisto di contraddittorio, non essendo prevista la presenza delle parti né nel momento in cui il Giudice prende coscienza dell"oggetto del ricorso, né quando emana (o rigetta) il decreto di ingiunzione.

Ben si comprende, quindi, l"importanza del ruolo che ricopre la notificazione del ricorso e del decreto emanato:

a) da qui, decorre il termine di 40 giorni entro cui il debitore deve pagare o può proporre opposizione (art.641 c.p.c.);

b) determina la pendenza della lite (art.643 c.p.c.);  

c) in assenza della notificazione entro il termine perentorio di 60 giorni dalla pronuncia, l"ingiunzione emessa perde totalmente efficacia (art.644 c.p.c.).

Nel caso specifico di cui ci si occupa, effettivamente non è stato possibile reperire la data di notificazione, con la conseguenza che non è stata neanche riportata nell"atto di precetto (fattispecie prevista a pena di nullità ai sensi dell"art.480, co.2, c.p.c.) (4) e nel pignoramento.

Tuttavia, ragionando in termini di logicità e di diritto, è possibile fornire una presunzione molto forte, quasi assoluta, in ordine alla avvenuta notifica tempestiva del decreto ingiuntivo. I motivi sono i seguenti:

1. OPPOSIZIONE A DECRETO INGIUNTIVO

Il primo motivo per cui si deve intendere avvenuta la notificazione del titolo de quo trova la sua spiegazione nella ratio stessa della notificazione e nella successiva reazione di controparte.

"Notificare", nel linguaggio comune, significa comunicare in forma ufficiale un atto, un provvedimento o simili, all'interessato; meglio, la "notificazione" è un avviso che porta un atto a conoscenza dell"interessato. Nel gergo giuridico, il significato non si differenzia di molto: la notificazione, o notifica, nell'ordinamento civile, penale ed amministrativo italiano è un istituto giuridico attraverso il quale si porta a legale conoscenza ad uno o più soggetti un determinato documento o atto processuale, e la sua disciplina trova collocazione organica nel codice di procedura civile (art.137 e s.s., c.p.c.). E", perciò, un onere della parte al fine di vedere azionata la propria pretesa.

La notificazione di un decreto ingiuntivo, oltre a scansire il momento in cui la lite è effettivamente pendente tra le parti (643 c.p.c.), ha quindi l"ulteriore scopo di informare il debitore dell"avvenuta emanazione di una ingiunzione di pagamento nei suoi confronti emessa da un organo giudiziale in favore del creditore. Con essa è riportato il ricorso da cui trae origine il decreto ingiuntivo. Dal momento della avvenuta notifica, quindi, si presume che l'atto sia stato portato a conoscenza del destinatario, il quale, nell"ipotesi ordinaria, ha 40 giorni per pagare o altrimenti, qualora ravvisi una qualsiasi "ingiustizia" nelle richieste di parte creditoria, proporre opposizione ed instaurare così un giudizio ordinario. Ciò, in effetti, è quello che è successo nel caso esposto in punto di fatto.

Poco più di un mese dopo la notifica, il debitore ha voluto spiegare opposizione nei riguardi del ricorrente. Da ciò, sotto un mero criterio logico e razionale, pare evidente che il decreto ingiuntivo sia stato portato a conoscenza del destinatario, appunto, mediante l"istituto della notificazione. Pare superfluo, infatti, indagare su come il debitore avesse potuto sapere, senza una previa notifica da parte del creditore, che era stato emanato un decreto ingiuntivo nei suoi confronti, da quale organo, per quale ammontare, in favore di chi – e difeso da chi, e per quali motivi?! Inoltre, suscita più di un dubbio la proposta opposizione entro i termini di legge: senza la notifica del titolo, come poteva controparte citare in giudizio il creditore nel termine perentorio dei 40 giorni dalla notificazione di quest"ultimo?!

2. COPIA DEL D.I. NOTIIFCATA: PRESUPPOSTO DEL GIUDIZIO DI OPPOSIZIONE

Si è visto, controparte propose opposizione avverso il predetto decreto ingiuntivo, azionando così la tutela giurisdizionale "ordinaria". Si è detto, ancora, che controparte ha notificato atto di opposizione in maniera tempestiva (giova ribadire, l"opposizione è tempestiva qualora sia presentata entro e non oltre 40 giorni dalla notifica del decreto ingiuntivo).

La Cassazione, in Sezioni Unite, ha stabilito il principio generale per cui il giudice dell"opposizione deve essere posto in grado di controllare la tempestività della opposizione attraverso l"esame del decreto notificato (5), viste le risolutive conseguenze derivanti dalla mancata/tardiva opposizione. Alla luce di tale principio, sembra ancor più inverosimile sostenere che controparte, all"epoca, non abbia prodotto tale copia al momento di instaurare il contraddittorio.

La produzione della copia autentica del decreto ingiuntivo con la relata di notificazione, infatti, costituisce una prima condizione di ammissibilità dell"opposizione a decreto ingiuntivo, quale mezzo necessario al fine del riscontro della tempestività dell"opposizione medesima. Ergo, senza la produzione in giudizio di tale copia, il giudice non avrebbe potuto (salvo specifica prova di ulteriori documenti, anche forniti dal creditore stesso – 6) proseguire la causa che invece, nel caso de quo, è arrivata a sentenza.

Un ulteriore spunto in favore della avvenuta notificazione pre-giudizio ordinario, è dato dal fatto che controparte, nel proprio atto di citazione, non eccepì alcunché in ordine alla notifica del decreto ingiuntivo opposto. Dalla sentenza di merito, infatti, era dato rinvenire le critiche mosse dal legale del debitore: critiche che riguardavano solamente fatti attinenti al merito della vicenda (conteggi e presunte limitazioni fideiussorie). E questo ha sicuramente valenza per quanto riguarda ll'autorità di cosa giudicata che, pirma il decreto e poi la sentenza che lo ha confermato, hanno acquisito (vedi infra n.4).

3. IL VALORE DEL GIUDIZIO DI OPPOSIZIONE IN SE"

Ma che valore ha e dove si colloca il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo?

Con l"atto di citazione in opposizione si lascia il campo del procedimento speciale monitorio per traslare in quello della giurisdizione ordinaria, caratterizzato dalla presenza delle parti per l"intero giudizio e dalla cognizione piena della causa da parte del Giudice competente.

In giurisprudenza, pur non mancando pronunce che assimilino il giudizio di opposizione ad un giudizio di impugnazione, l"orientamento ormai prevalente (7) è nel senso che il giudizio di opposizione non è un mezzo di impugnazione, bensì un ulteriore sviluppo del procedimento monitorio ossia una fase successiva di verifica e accertamento, caratterizzata dalla cognizione piena nel contraddittorio delle parti, con la conseguenza che il giudice dell"opposizione non può limitasi a valutare l"originaria legittimità del decreto, ma deve accertare, al momento della decisione, la sussistenza e i limiti dell"obbligazione vantata dal creditore.

Ed essendo un giudizio a cognizione piena:

- da una parte, l"opponente avrebbe dovuto, quindi, esplicare tutte le proprie difese contro la domanda oggetto del ricorso per ingiunzione e a pena di decadenza avrebbe dovuto proporre le proprie eccezioni processuali e di merito non rilevabili d"ufficio;

- dall"altra, si deve ritenere che il Giudice abbia dovuto prendere piena contezza della causa, in primis verificando che l"opposizione sia ammissibile perché presentata tempestivamente; in secundis, controllando che il decreto ingiuntivo sia stato notificato entro il termine perentorio di 60 gironi, trascorsi i quali sarebbe dovuto essere dichiarato privo di efficacia.

4. IL GIUDICATO PORTATO DAL D.I. E CONFERMATO DALLA SENTENZA

Si giunse così alla sentenza che rigettò le opposizioni mosse dal debitore e confermò il decreto ingiuntivo, facendogli acquisire efficacia di giudicato ai sensi degli artt.324 c.p.c. e 2909 c.c..

È acquisizione consolidata della giurisprudenza di legittimità in tema di limiti oggettivi del giudicato che questo copra il "dedotto", quindi l"esistenza e l"entità del credito, e il "deducibile" (8), nel senso che il giudicato copre l"azione quale è stata concretamente esercitata sul fondamento non solo dei fatti costitutivi allegati bensì pure di quei fatti che, sia perché semplici o secondari e sia perché convergenti nel costituire un unico diritto o nel produrre il medesimo effetto giuridico, debbano intendersi implicitamente inclusi nella medesima causa petendi (9).

Vale qui il principio, più volte affermato dalla giurisprudenza, secondo cui «In sede di opposizione all'esecuzione (art.615 c.p.c.) avverso un decreto ingiuntivo dichiarato esecutivo, il debitore non può contestare il diritto del creditore per ragioni che avrebbe potuto, e dovuto, far valere nel giudizio ad opposizione al decreto ingiuntivo, ma può far valere esclusivamente fatti modificativi o estintivi sopravvenuti»(10) spettando la cognizione di ogni questione di merito al giudice naturale della causa in cui la controversia tra le parti avrebbe potuto/dovuto aver pieno sviluppo ed esame(11). Infatti, il giudice dell"esecuzione non può effettuare alcun controllo intrinseco sul titolo, diretto cioè a invalidarne l"efficacia in base ad eccezioni o difese che andavano dedotte nel giudizio in cui corso è stato pronunciato il titolo medesimo, potendo controllare solo la persistenza della validità di quest"ultimo e quindi, appunto, attribuire rilevanza solamente a fatti posteriori alla sua formazione o, se successiva, al conseguimento della definitività (12).

E tra gli atti coperti da giudicato si deve ritenere compresa la conferma della avvenuta notificazione del titolo opposto e poi convalidato dal Giudice dell"opposizione del Tribunale.

5. ONERE DELLA PROVA EX ART.2697 C.C. E CASS. 13212/2015

E" chiaro che non è possibile fornire una prova di un fatto in negativo in sé considerato ("Negativa non sunt probanda").

Tuttavia, la giurisprudenza pone un principio pacifico: l'onere probatorio gravante, a norma dell'art. 2697 c.c., su chi intende far valere in giudizio un diritto, ovvero su chi eccepisce la modifica o l'estinzione del diritto da altri vantato, non subisce deroga neanche quando abbia ad oggetto fatti negativi, in quanto la negatività dei fatti oggetto della prova non può modificare, escludere e/o invertire il relativo onere (13).

Ed allora, come si può provare un fatto negativo? Il fatto negativo si può provare, rectius «è provato» dimostrando fatti positivi contrari che lo escludono (14) o anche mediante presunzioni dalle quali possa desumersi il fatto negativo (15).

Nel caso specifico, oggetto della prova non è propriamente un fatto negativo, perché non si tratta di dimostrare che il titolo esecutivo non è stato notificato, bensì di provare che non è stata eseguita quella specifica notificazione del titolo esecutivo, ad esempio dimostrando – appunto anche attraverso presunzioni – in che modo si è potuto avere conoscenza dell"emesso decreto ingiuntivo (e del ricorso) senza che che esso sia stato notificato.

Questa linea di pensiero giurisprudenziale, trae origine dal principio di diritto affermato da questa Corte fin dal 1991 con la sentenza n. 5137 del 8/5/1991 (16) e riportata in auge anche in tempi recenti con la pronuncia n.13212 del 26/6/2015 (in GCM, 2015), nella quale i Giudici della Corte di Cassazione hanno stabilito che «è onere del debitore stesso (opponente, n.d.r.), ai sensi dell"art.2697 c.c., fornire la prova del dedotto fatto impeditivo (la mancata notifica del decreto ingiuntivo, n.d.r.) dell"ulteriore svolgimento della azione esecutiva, senza che la negatività del fatto escluda o inverta l"onere della prova».

Secondo tale orientamento, infatti, la previa mancanza della notificazione del titolo esecutivo, come ogni vizio dei singoli atti in cui si articola l"esercizio dell"azione esecutiva, «rileva come fatto impedito dell"ulteriore svolgimento di questa», che, secondo la regola sull"onere della prova (art.2697 cit.), va dimostrato da chi lo eccepisce. E controparte non pare aver dimostrato quanto incautamente asserisce, essendosi limitata a vagliare una qualunque ipotesi di inefficacia sulla sola base della attempata data del decreto ingiuntivo e sulla irrecuperabilità del suo originale.

CONCLUSIONI

Con questi cinque motivi descritti supra, si è voluto sostenere la tesi per cui, in occasione di una avvenuta opposizione a decreto ingiuntivo, si deve asserire che il decreto ingiuntivo opposto sia stato portato a conoscenza dell"ingiunto proprio attraverso l"istituto della notificazione, unico mezzo valido affinché prima il debitore e poi, nel caso, il Giudice dell"Opposizione abbiano contezza della tempestività delle loro azioni. Da ciò discende che in presenza della citata opposizione, poi risolta con sentenza – e quindi portato a compimento il giudizio di cognizione piena del giudice ordinario di primo grado – si deve presumere (fino a prova contraria) che il decreto ingiuntivo sia stato notificato, non potendosi rilevare nel futuro la mancanza della prova del giorno esatto della avvenuta notifica proprio in forza del valore di "cosa giudicata" che viene ad assumere il decreto e/o la sentenza.

Anzi, proprio il fatto della presenza di una causa di opposizione definita con sentenza, "prova" l"avvenuta notifica del decreto ingiuntivo opposto.

 

Luca Leidi

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(1) Ai sensi del co.1 dell"art.476 c.p.c., per "giusto motivo" la dottrina intende «qualunque evenienza che abbia comportato la perdita incolpevole della prima copia» (Castoro, Il processo di esecuzione nel suo aspetto pratico, Milano, 2010, 35; Campese, L"espropriazione forzata immobiliare dopo la legge 14.5.2000, n.80, II, Milano, 2006, 54) e cioè sottrazione, smarrimento o distruzione. E" giusto il caso di ricordare che il rilascio di ulteriori copie senza giusto motivo ritualmente accertato con il decreto di autorizzazione costituisce illecito, sanzionato con l"inflizione di una pena pecuniaria da € 1.000 a € 5.000 (art.476 , co.3, cit.).

(2) Soprattutto per quanto riguarda i titoli giudiziali molto vecchi, esigenze di personale e spazi in archivio nei vari Tribunali, tendono a rendere irrecuperabili anche i c.d. "originalissimi", spesso mandati al macero se non ritirati dalle parti entro un determinato tempo.

(3) La puntuale contestazione di controparte in merito alla efficacia (e non alla notificazione in sé) del decreto ingiuntivo, rientra senza dubbio nella opposizione all"esecuzione (soggetta al termine decennale) e non nelle ipotesi di opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell"art.617 c.p.c. (soggette, invece, al termine perentorio di venti giorni dal ricevimento dell"atto contestato, rectius dalla conoscenza legale di questo). Sul discrimen tra queste due tipi di opposizioni, si segnalano, tra le altre, le pronunce della Cassazione n.15561 del 10/12/2001 e, più recentemente, n.3277 del 18/2/2015, entrambe massimate in Alpa-Garofoli, Sub.615, Cod. Proc. Civ. annotato con la giurisprudenza, Roma, 2015 1623).

(4) Tale ipotesi di nullità, in verità, deve essere mitigata con il principio posto dall"art.156, co.3, c.p.c. sulla "rilevanza della nullità": infatti, è opinione comune in giurisprudenza, che l"omessa o inesatta indicazione della data di notifica nell"atto di precetto comporta nullità dello stesso esclusivamente se non vi siano altri elementi idonei a far individuare con certezza il titolo esecutivo (ex plurimis: Cass. 2/12/2014 n.25433, in GCM, 2014; Cass. Ss.Uu. 18/3/1992 n.3321, in ivi, 1993, fasc.3).

(5) Cass. Ss.Uu. 19/4/1982 n.2387 e n.2388, in Foro It., Vol.105, I, 1982, 1905-1906, le quali statuìrono che «L"opposizione avverso il decreto ingiuntivo, in quanto diretta ad infirmare o modificare il provvedimento monitorio, postula che quest"ultimo non sia divenuto irrevocabile, e, pertanto, richiede, come condizione di ammissibilità, la produzione della copia autentica del decreto con la relata di notifica, quale mezzo necessario al fine del riscontro della tempestività dell"opposizione medesima (…)». Cfr. Cass. 22/5/1992 n.6147, in Giur. it., 1993, I, 1, 821.

(6) Tra le altre, Cass. 26/6/2008 n. 17495, in Diritto & Giustizia, 2008.

(7) Cass. Ss.Uu. 7/7/1993, n. 7448, in www.expartecreditoris.it; più di recente, ex plurimis, Cass. 19/1/2007, n. 1184, in GCM, 2007, 1, e Cass. 12/1/2006, n. 419, in ivi, 2006, 1; in dottrina Mandrioli, Dir. proc. civ., III, Torino, 2006, 34).

(8) Sin da Cass. 11/2/1980 n.974 e 1/2/1994 n.990, entrambe in Ruperto, La giurisprudenza sul codice civile coordinata con la dottrina, Libro IV, Milano, 2011, 126; Cass. 18/2/1991 n.1682, in Foro it., voce Cosa giudicata civile, 1991, 13.

(9) Cfr. Mandrioli, Dir. proc. civ., I, Torino, 2000, 159, nota 21. Già Cass. 6148/2000 rilevò: «dedotto in giudizio un rapporto obbligatorio, l"individuazione del diritto coperto dal giudicato è correlata allo specifico fatto costitutivo allegato, nell"ambito del quale esso copre tutte le possibili ragioni della sua affermazione o contestazione», così come Cass. 349/2002: «anche in caso di sentenza di rigetto della domanda, gli effetti del giudicato si estendono non solo alla decisione relativa al bene della vita chiesto dall"attore, ma anche a tutte quelle statuizioni inerenti all"esistenza e validità del rapporto dedotto in giudizio necessarie e indispensabili per giungere a quella pronunzia di rigetto», entrambe in Foro It., 2002, I, 2763, con nota adesiva di Caponi.

(10) Cass. 29/12/2006 n.27159, in GCM, 2006, 12; nel senso che il Giudice dell"opposizione non può controllare anche la fondatezza intrinseca del titolo stesso cfr. Cass. 13/05/1977 n. 1894, in banca dati Giuffré, 2017.

(11) Tra le altre: Cass. 18/2/2015 n.3277, in GCM, 2015; cfr. Cass. 22/01/2014 n.1219, in Guida al diritto, 2014, XII, 72.

(12) Cass. 24/2/2011 n.4505, in Alpa-Garofoli, sub.615, in Cod. Proc. Civ., cit., 1624.

(13) Cass. 4/5/1989 n. 2064, in banca dati Giuffré; più di recente, Cass. 6/6/2012 n.9099, in Ced RV, 2012.

(14) Cass. 1804/1989, cit.; Cass. 11/6/1987 n.5095, in Giur. agr., 1987, 601; Cass.10/3/1986 n. 1614, in NGCC, 1986, I, 598.

(15) Cass. 9/6/2008, n.15162, in Rep. Foro it., voce Onere della prova, 2008, XVII, 3.

(16) Massimata in GCM, 1991, fasc.5.



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Inoltre va sottolineato che proprio l'esigenza di creare le condizioni per una pacificazione del continente europeo - dopo trent'anni di guerra che sconvolsero le radici stesse dell'identità europea tra il 1915 e il 1945, portando - portò i governi ad avviare, prima sotto forma di relazioni diplomatiche ed economiche più distese e cooperative tra i differenti stati, poi, con Maastricht e.  Il processo di unificazione degli Stati europei ancora oggi in atto.I principi - articoli, nell'opera di Kant - sui quali il filosofo sosteneva dovesse fondarsi una tale nuova federazione europea, ancora si mantengono attuali, ribadendo il ruolo della sua opera come pietra miliare nella nascita di una comune identità culturale ma anche politica: La Costituzione civile di ogni Stato deve essere Repubblicana. La costituzione fondata: primo, sul principio della libertà dei componenti l"associazione (come uomini); secondo, su quello della dipendenza di tutti (come sudditi) da un"unica legislazione comune, e terzo, sulla legge dell"eguaglianza (come cittadini); l"unica costituzione che nasca dal concetto di un contratto originario su cui deve fondarsi ogni legislatura giuridica di un popolo, è la repubblicana. Quando Kant parla di costituzione repubblicana intende questo termine nel senso latino di res pubblica, presupposto fondamentale per garantire la pace in quanto: "Ed eccone la ragione: quando si richiede l"assenso dei cittadini (né può essere altrimenti in questa Costituzione) per decidere "se debba esservi o no guerra" nulla è più naturale che essi abbiano ad esitar molto prima di avventurarsi ad un tal azzardo di cui essi medesimi dovranno sopportare tutte le sventure (come il combatter di persona, lo sborsare del proprio le spese di guerra, il riparare le devastazioni che essa cagiona, e l"addossarsi inoltre per colmo di sventura, un onere di debiti giammai saldati, a causa di guerre sempre imminenti, amareggiando così la stessa pace)."  L'Europa di oggi si fonda proprio sull'idea che tutti gli Stati che ad essa aderiscono debbano sentirsene parte integrante e si le sue istituzioni si pongono non come organismi imposti da autorità esterne e di fatto estranee alla vita politica nazionale - come sostengono molti movimenti nati cavalcando la crisi economica ed identitaria che stiamo vivendo. Poiché infatti una federazione può essere vista come uno Stato di Stati gli stati, parafrasando Kant, devono esserne non sudditi ma cittadini. Il diritto internazionale deve essere fondato sopra una federazione di stati esteri. "I popoli, quali Stati, possono venir giudicati come semplici individui che nelle condizioni di natura (cioè nell"indipendenza da leggi esterne) già si ledono colla semplice coesistenza, e ognuno dei quali può e deve esigere dagli altri, per la propria sicurezza, che formino una Costituzione affine alla civile, che garantisca ad ognuno il proprio diritto." Le politiche di integrazione europea iniziate con scopi economici con il Trattato di Roma del1957, e rafforzatesi in senso politico con Maastricht, e più specificatamente identitario con Schengen, nei loro più recenti sviluppi stanno traghettando l'Europa dall'essere un'insieme omogeneo di Stati sovrani e divisi a essere un organismo unitario retto da istituzioni comunitarie e governato in base a una legislazione, un diritto e, forse in futuro, una costituzione comuni. Il diritto cosmopolitico (Weltbügerrecht) deve essere limitato alle condizioni di ospitalità generale. "Qui, come negli articoli precedenti, non trattandosi di filantropia, ma di diritto, la parola ospitalità (Wirthbarkeit) vi significa il diritto spettante ad uno straniero di non essere trattato ostilmente a cagione del suo arrivo sul territorio altrui." In Europa, durante l'illuminismo,  hanno avuto origine i principi confluiti nella Carta dei diritti dell'Unione europea che ed in Europa si gioca oggi la sfida di affermare questi diritti non solo nella teoria e nella legislazione, ma anche nella realtà effettiva. Affermare che uno Stato debba fondare la sua identità sull'essere cosmopolita potrebbe sembrare una contraddizione, eppure, come già Kant aveva intuito, è questa la direzione che è necessario intraprendere per andare verso una pace perpetua. Kant, per le sue opere, potrebbe essere considerato come un precursore delle teorizzazioni sulla moderna identità europea. Come possiamo vedere, non sono mai accadute guerre tra gli stati Europei dopo la Seconda Guerra Mondiale: un lungo periodo di pace sostenuto da forti relazioni economiche e politiche tra le nazioni, come Kant scrisse nel 1795.
Controluce - Faccioli Marco - 10/05/2016
Ho fatto il praticante legale: Maternità? Si, ma non più di due settimane - Marco Faccioli
Esperienza n. 2 MATERNITA'... SI OK, MA NON PIU' DI DUE SETTIMANE Protagonista: Francesca.Città: Napoli.Attuale occupazione: avvocato in un grosso studio.Esame: 1 volta./Brano consigliato durante la lettura: "i miss you" (BLINK 182) Quella che sto per raccontare assomiglia tanto, naturalmente con tutti i dovuti distinguo del caso, ad una vecchia storie sulle mondine, ovvero quelle povere donne che, in un regime di caporalato infame, venivano da tutta Italia nella pianura padana coltivata a riso per togliere le erbacce dalle risaie ...ovviamente per poche lire.Sono Francesca, ho 33 anni e la storia che sto per raccontare riguarda un periodo in cui già ero avvocato, quindi con tutta la trafila dell'esame già abbondantemente alle spalle. Ero occupata in uno dei più importanti studi di Napoli da circa otto anni, ed i turni di lavoro erano di cinque giorni la settimana per 12 mesi l"anno: 12 perché l'ufficio era aperto anche ad agosto (ps: il mese di agosto non veniva mai pagato, "intanto non si fa mai niente…" però "intanto" io ci dovevo comunque essere a far presenza).Il mio lavoro consisteva principalmente in trasferte in giro per i tribunali della Campania a dir poco sottopagate (facevo la cosiddetta "udienzista", con turni massacranti, unitamente all'inevitabile lavoro di segreteria, etc etc...), ma non è tanto questo l'argomento dell'esperienza che voglio raccontare oggi.Un bel giorno rimango incinta (...a volte capita), ma comunque lavoro fino al giorno prima del parto, oberata di adempimenti ed udienze. L'Avvocato non deve avere preso molto bene la notizia se, oltre alle congratulazioni di rito, mi ha sussurrato all'orecchio "...la prossima volta però avvertici prima." , lasciandomi alquanto sbigottita.Partorisco (tutto bene per fortuna), e dopo due settimane sono di nuovo al lavoro dopo molteplici chiamate da parte dell'ufficio, che richiedeva insistentemente la mia presenza. Non più per 5 giorni alla settimana, ma per 3 (chiamato impropriamente "mezzo servizio", anche se 5 diviso 2 non fa 3, ma sorvoliamo). Adesso però arriva il bello... non appena riprendo a lavorare a pieno regime sapete quanto mi viene offerto per i cinque mesi in cui ho lavorato a "mezzo servizio"? Cinquecento euro (fatturati) per cinque mesi, tre volte la settimana per 8 ore ciascuna ovvero, calcolatrice alla mano, meno di 0,5 centesimi l"ora (quando una cameriera ne guadagna 8 l"ora senza laurea, master, specializzazioni e soprattutto, Cassa forense da pagare).
Controluce - Faccioli Marco - 18/04/2016
Ho fatto il praticante legale: Libero? No, occupato! - Marco Faccioli
Comincia, con questo episodio (1 di 17), la pubblicazione su P&D dei vari episodi che compongono la mia raccolta "Ho fatto il praticante legale" della serie "Cendon Books". Il volume, frutto di numerose interviste con praticanti e avvocati, è un compendio semiserio di esperienze di varia natura vissute da tutti coloro che, a vario titolo e per un più o meno lungo periodo della loro vita, hanno vestito i panni del praticante legale.  Esperienza n. 1LIBERO? NO, OCCUPATO! Protagonista: Marco.Città: Torino.Attuale occupazione: avvocato in proprio.Esame: 5 volte, di cui l'ultima a Messina.Brano consigliato durante la lettura: "fight till death" (SLAYER) § Quel giorno i clienti dell'ufficio hanno dovuto usare la toilette del bar di sotto, e per fortuna eravamo collocati al primo piano. Solo quindi una piccola rampa di scale e nulla più."Mi spiace, è occupato." hanno risposto mille e più volte le impiegate a chi chiedeva dove fossero i servizi. Molti rinunciavano, altri invece, come detto poco fa, scendevano a chiedere la chiave al barista.In effetti i servizi erano davvero occupati, eccome.Dentro ci ero finito io, e vi sono rimasto fino alle 19, 6 ore in tutto ...comunque, cercando il lato positivo, sempre meglio che restare chiusi in ascensore.Sul subito vi verrà da pensare che ci fossi rimasto chiuso dentro ...chiave spezzata nella toppa o qualcosa del genere, invece no, nel bagno mi ero rifugiato volontariamente, non potendomene di certo stare in studio in mutande!Ma facciamo un piccolo passo indietro.In quel periodo, che per giunta coincideva con un luglio raramente così torrido, il mio dominus aveva deciso, complice una furibonda litigata con il proprietario delle mura per questioni di spese condominiali, di traslocare in uno studio più piccolo, dalle spese più contenute. Due giovani avvocati con lui da un anno erano stati invitati dal giorno alla notte a trovarsi una nuova sistemazione, mentre noi praticanti eravamo stati tenuti tutti in blocco, tanto nella nuova stanza ci saremmo comunque stati, naturalmente a strati.All'epoca dei fatti il PCT era pura fantascienza ed i fascicoli erano quelli di sempre, atti e documenti di carta e polvere.Il dominus aveva si e no una sessantina d'anni, ragione per cui lascio immaginare il suo archivio che cosa potesse mai contenere.E' stato così che, una bella mattina, siamo stati tutti avvisati (noi praticanti), che era necessario fare il trasloco verso la nuova destinazione, ragione per cui era necessario rimboccarsi le maniche della camicia e iniziare a trasbordare faldoni e mobilio (naturalmente a bordo dei nostri mezzi, con zona blu a pagamento per il posteggio) verso la nuova sistemazione.E' stato così che, proprio mentre stavo sollevando il piano di una scrivania che avevo appena finito di smontare dal proprio basamento, un sordo strappo ha sovrastato il chiacchiericcio dell'ufficio.Era quello dei pantaloni del mio completo che, proprio come in una comica di Stanlio ed Ollio, si erano improvvisamente aperti mettendomi a nudo quella parte dove la schiena cambia nome, tra la mia disperazione e l'ilarità dei miei colleghi.Non ricordo esattamente come il tutto sia accaduto, se il tessuto abbia ceduto per lo sforzo della mia posizione o perchè impigliatosi chissàdove, fatto sta che in un nano secondo era come se fossi stato azzannato da dietro da un grosso cane da guardia.Nel parapiglia del momento si è pure fatto vivo l'Avvocato, che ricordo benissimo essersi materializzato con una coca cola in lattina in mano, che, dopo aver lanciato un paio di improperi contro il locatore dell'ufficio (ovvero la causa del trasloco), mi ha detto di andare a chiudermi in bagno perchè, in quello stato, non potevo certo farmi vedere in giro.Così ho fatto, andando a rifugiarmi nel luogo di decenza in attesa di istruzioni sul da farsi.Dopo una decina di minuti sento bussare alla porta.Era una delle segretarie che, con un qual certo imbarazzo, mi chiedeva di dargli i pantaloni.Vedendo la mia faccia stupita mi spiegò che Tizio (un mio collega praticante) era stato mandato di fretta e furia nella più vicina merceria per comprare (senza specifica alcuna in ordine al possibile rimborso) ago e filo per sistemare i miei pantaloni.In effetti in quello stato non potevo né andare in giro per l'ufficio, né tanto meno attraversare mezza Torino per tornarmene a casa, ragione per cui rammendare i calzoni alla carlona era l'unica possibilità spendibile.Mi sono tolto quindi i pantaloni appendendoli subito dopo alla mano della segretaria che, dal corridoio, spuntava dentro al bagno nella fessura della porta socchiusa.Era estate, luglio pieno, faceva un caldo boia, e quella di dare i miei pantaloni sudati all'impiegata (non so quanto vi fosse di ironico in quel "grazie dottore" non appena a sue mani) era davvero la cosa meno allettante del mondo.Ed eccomi la, chiuso nel bagno, con l'immagine dello specchio a muro che rifletteva beffarda una delle immagini più spaventose in natura: quella di un uomo (io!) in camicia, scarpe classiche e calzini blu (per fortuna lunghi sotto il ginocchio).Adesso ci rido su, a ripensarci, ma al momento, credetemi, è stato veramente umiliante.Naturalmente l'impiegata aveva anche il suo bel da fare a svolgere il proprio lavoro (ricevere e passare telefonate, accogliere i clienti, mandare fax etc. etc.), per cui era più che mai ipotizzabile che la cosa sarebbe andata per le lunghe ...ed infatti!Non avendo niente da fare, mi sono fatto passare dalla porta, con percorso inverso ma con le stesse modalità con cui i miei pantaloni erano usciti, il mio pc portatile, così almeno da portarmi avanti con il lavoro, avevo infatti un appello che mi scadeva di li ad un paio di giorni.E' stato, lo giuro, l'unico atto della mia vita redatto sopra ad un wc, non essendovi altro luogo sul quale sistemarmi alla bisogna.Poco prima delle 19 sento bussare alla porta. I miei pantaloni erano pronti.Quel cretino del mio collega aveva preso un filo di un colore che non c'azzeccava nulla con quello della stoffa da rammendare, ma andava bene così, l'unica cosa che contava veramente era uscire da quel maledetto loculo e ritornare finalmente nel mondo civile. Il giorno dopo, sapendo quello che mi aspettava, sono andato in studio in blue jeans …e qualcuno ha pure avuto il coraggio di farmi notare come certi abbigliamenti non fossero consoni ad uno studio legale. ADR: Quanto è durato il trasloco? Oddio, fammi pensare...diciamo in tutto due settimane malcontate, compreso un sabato in cui ho dovuto pure fare gli straordinari. Diciamo che tra le varie competenze acquisite durante la pratica viè stata pure quella di facchinaggio, che non guasta mai.

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Controluce - Marra Angelo D. - 27/08/2015
20 RIGHE DI OGGI: TEORIA E PRATICA DEI DIRITTI UMANI - Angelo D. MARRA
I diritti umani sono bellissimi. Hanno un linguaggio tutto loro: sono proposizioni di speranza, vita, dignità. Ti dicono ciò che puoi fare, ciò che hai diritto di diventare; non enunciano proibizioni e divieti. Viene in mente Benigni che commenta la Costituzione: un diritto del poter fare, un diritto promozionale. Un linguaggio nuovo che, come tutti i linguaggi, va imparato. Questo vale anche per la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta – così si usa dire – a New York nel 2006. Ogni volta che ne rileggo un articolo me ne "innamoro", questo perché il linguaggio dei diritti umani ricorda che la vita è bella e degna di essere vissuta. Inoltre, la Convenzione del 2006 parla alle persone disabili delle loro vite e dei loro diritti usando la "voce" di altri disabili, e lo si vede leggendola: i disabili della Convenzione fanno sesso, scelgono dove vivere, partecipano alla comunità, si divertono, studiano, lavorano, fanno famiglia. Provare per credere! Il problema dei diritti umani è, però, che questi vanno praticati oltre che enunciati. Il linguaggio dei diritti umani va utilizzato per impararlo veramente e – rispetto alle disposizioni normative – vale più che mai il detto che la pratica val più della grammatica! Ci sono tanti modi per "usare" i diritti umani: c'è l' empowerment, c'è l'aumento della consapevolezza intorno alla disabilità di chi disabile non è, e c'è – infine – l'uso nelle aule di tribunale. Empowerment significa "assunzione di potere": chi sperimenta questo processo smette di 'essere agito' da altri e diventa attore della propria vita. Apprende d'esser degno di avere diritti e non dover attendere i favori degli altri.
Controluce - D'Ambrosio Mary - 04/06/2014
QUANDO LA POTESTA' NON E' ESERCITATA NELL'INTERESSE DEL FIGLIO - Mary d'Ambrosio
L"art. 322 c.c. concede al figlio l'azione di annullamento di tutti gli atti compiuti dal genitore esercente la potestà senza rispettare le norme di cui agli articoli precedenti, dettate a tutela del minore. Fra tali norme rientra quella per cui il denaro del minore deve essere investito previa autorizzazione del giudice tutelare e secondo le modalità prescritte in tale autorizzazione.Qualora il genitore disattenda tali disposizioni ed impieghi il denaro nell'interesse proprio, anzichè nell'interesse del figlio, l'atto va incluso fra quelli suscettibili di annullamento, di cui all'art. 322 c.c..Tanto stabilisce la Corte di Cassazione con ordinanza n. 12117 del 29/05/2014.Il fatto in breve.La ricorrente citava in giudizio il proprio genitore chiedendo l"annullamento del contratto da questi concluso per l"acquisto di un immobile che intestava a sé medesimo e, fatalmente, faceva oggetto delle rivendicazioni dei propri creditori, impiegando somme di proprietà della figlia, all"epoca minorenne, sulla scorta dell"autorizzazione del Giudice Tutelare all"impiego dei capitali per l"acquisto di un fondo commerciale da intestare alla minore.La domanda di annullamento proposta dall'attrice era limitata alla parte dell"atto in cui veniva inserita come parte contrattuale il genitore piuttosto che lei stessa.Il Tribunale rigettava la domanda con invio degli atti alla Procura.La Corte territoriale non rilevava l"applicabilità dell"art. 322 c.c. in quanto, a parere della stessa, la norma è applicabile ai soli casi in cui il genitore non agisce in nome proprio ma spendendo la propria qualità di rappresentante del figlio.La Corte di Cassazione chiarisce che l"art. 322 c.c. è sì applicabile al caso di specie in quanto commina la sanzione della annullabilità agli atti compiuti in violazione delle norme contenute negli articoli precedenti. Esso si applica, in primo luogo, agli atti compiuti dai genitori senza la preventiva autorizzazione del Giudice Tutelare richiesta dall'art. 320, o in difformità dalla stessa. Secondariamente, opera con riferimento agli atti compiuti da uno solo dei genitori, anziché da entrambi, salvo il caso in cui si tratti di negozi per i quali è prevista la rappresentanza disgiunta.Nel caso in questione il genitore disattendeva le indicazioni del Giudice Tutelare impiegando le somme di proprietà della figlia nell"interesse proprio e a danno della minore.Legittima è pertanto l"azione proposta dalla figlia entro il termine prescrizionale di cinque anni a decorrere dalla data del compimento della maggiore età.La Corte ritiene altresì applicabile in via analogica l"art. 1432 c.c.Nel caso di annullamento del contratto per errore, dispone la norma, la parte in errore non può chiedere l"annullamento se, prima di subirne pregiudizio, la controparte offre di eseguirlo in modo conforme al contenuto  e alle modalità del contratto che quella intendeva concludere.La ratio di questa disciplina è rinvenibile nel principio di conservazione del negozio a tutela della buona fede contrattuale.L'applicazione analogica trova conforto nel fatto che è la stessa parte legittimata all"annullamento, nel caso de quo, a fare richiesta di rettifica del contratto ritenendone gli effetti vantaggiosi per sé. Inoltre non si profila pregiudizio alcuno per la controparte venditrice stante la conservazione del contratto con conseguente irrilevanza della persona dell'acquirente (il padre o la figlia).