Cultura, società - Intersezioni -  Luigi Trisolino - 19/10/2018

Liquide rocce sull'io

Affido a te, o cielo,

le mie strette al petto, il pulsare aulente

del mio cuore partito,

in apnea, alla contorta ricerca

di uno stridente universo fatale di piacere.

Il senso del vano nel fare,

e il senso del fare tra le vane teofanie dell’essere,

il quale, infranto, al proprio 

oblio sommesso tace, ansimante e godente.

E un culto di pace tra le guerre dei sensi sgorga sulla pelle.

Ripercorre le intrise stagioni dell’infanzia,

ansimando, la mente; ma intanto il cuore

in petto avverte un principio di èra soave,

come una carezza. Il cielo testimone,

contenitore infinito del divenire. Il cielo. Prigioniero nell’eterno. 

Apro gli occhi. Mi morde il sereno orizzonte laggiù.

Il piacere, il tremore godente che di mera carne furon

si son fatti dolcezza, amore, cogitante fragranza.

In un sorriso all’umano, un’inaspettata risposta senza tempo;

ad un mio dolente gaudioso perché.