Deboli, svantaggiati - Generalità, varie -  Ilaria Rega - 30/09/2019

Libertà individuale e cura della persona fragile, può esistere un equilibrio?

La scorsa settimana una donna di 43 anni,  a Milano, si  è lanciata dall’ottavo piano con la sua piccola di due anni, forse perché temeva che la dessero in affido “solo” al padre……
Sicuramente questa  signora aveva delle grosse fragilità, ma siamo sicuri che il sistema abbia fatto  tutto il possibile per scongiurare il peggio per lei e la sua piccola?

Alcune ricerche affermano che per un bambino al di sotto dei 12 anni nessun trauma è più profondo di quello di essere allontanato dai genitori, soprattutto dalla mamma. Essere strappato alla famiglia equivale al lutto della perdita di un genitore.

Più di una volta ho sentito  di donne che sono state ‘minacciate’ di perdere l’affido del figlio se non si fossero allontanate tempestivamente da un compagno ritenuto violento, ma al contempo senza preoccuparsi del reale sostentamento della stessa e senza  fornirle un reale supporto lavorativo, abitativo, psicologico, non comprendendo forse che un cambio di vita del genere costituisce un trauma profondo, una dura prova nella quale la donna è chiamata a prendere una decisione drastica e al contempo ha una responsabilità verso i figli.  

Così può accadere, che in persone particolarmente fragili , si insinui la disperazione per il rischio di perdere quanto hanno di più caro, un figlio, il compagno e di giungere a pensare che l’unica soluzione sia la fuga da un mondo che effettivamente non sta riuscendo a prendersi adeguatamente cura di  loro o di quella famiglia in difficoltà..


La domanda è: ma queste persone in difficoltà, vengono, sempre, davvero ascoltate, supportate e si verifica che abbiano alle spalle un nucleo familiare in grado di sostenerle?

Togliere un figlio ad un genitore, che sia il padre o la madre, è qualcosa di lacerante, devastante, difficilmente risanabile per tutti i soggetti coinvolti, siamo certi che il nostro sistema metta in atto tutte le procedure necessarie per scongiurare il peggio?


Probabilmente c’è molto da fare, togliere un figlio ad un genitore, tranne in casi irrecuperabili di problemi psichiatrici o dipendenze che rendano le persone pericolose per se o per gli altri, deve essere un extrema ratio.  

Sovente, inoltre,  nel corso di divorzi o separazioni, chi ama maggiormente i propri figli, pur di non rischiare di cadere nel vortice degli assistenti sociali, al cui ricorso, non di rado, alcuni avvocati si appellano in caso di mancato accordo tra i genitori,  nel terrore che non gli siano affidati, accetta anche condizioni svantaggiose, economicamente, per sé e a volte anche per i figli.


Forse nel caso di questa donna alcuni problemi di stabilità emotiva c’erano realmente, i servizi sociali lo sapevano e il padre li aveva anche segnalati, ma cosa è stato  fatto?

Sembra infatti che nonostante quanto  disposto dal tribunale la donna non dormisse la notte nella comunità a cui era stata assegnata e anche che dalla primavera scorsa, non vedesse più la sua educatrice.

Ora dico, possibile che quando una persona con seri problemi psichiatrici ed istinti suicidi decida di non vedere più il suo educatore o il suo psicologo, non scatti un sistema di supporto, di aiuto? Nessuno se ne prende la responsabilità?

Da un lato indubbiamente c’è la libertà inalienabile di ogni individuo,  dello scegliere dove vivere la propria vita, del decidere se curarsi o meno da alcune patologie, se rivolgersi o no a un’educatrice, o a uno psicologo, se seguire o meno un percorso di reinserimento lavorativo oppure permanere in uno stato di indigenza; questa libertà però deve essere bilanciata dal supporto necessario per evitare che una persona con problemi psichiatrici o di dipendenze  di ogni genere possa cagionare danno a se, ai propri familiari, o ad altre persone e su questo mi sembra che il nostro sistema sia ad oggi un po’ carente,  .


Bisognerebbe probabilmente agire maggiormente in un ‘ottica, quando possibile,  di rieducazione, di supporto di reinserimento sociale.

Credo che il sistema di assistenza da parte degli organi preposti abbia  maggior ragione di esistere in quanto strumento di supporto al ruolo dei genitori e ancor prima a quello dell’essere umano integrandolo all’interno di realtà  disposte ad accoglierlo ed ascoltarlo non solo per business ma per umanità e con responsabilità.