Amministrazione di sostegno - Amministrazione di sostegno -  Michela Del Vecchio - 27/05/2019

Le Sezioni Unite e la responsabilità del Giudice Tutelare

E’ responsabile il Giudice Tutelare che per rifiuto, ritardo od omissioni nel compimento dell’atto causi un danno ingiusto al beneficiario. La nozione di “danno ingiusto” è pacifica ed è ingiusto il danno conseguente ad un comportamento, atto o provvedimento posto in essere da un magistrato con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni oppure conseguente “a diniego di giustizia”. La legge Vassalli (L. 117/88 e s.m.) ha disciplinato la responsabilità civile del magistrato, inoltre, contemperando il principio della responsabilità civile dei giudici con l’esigenza di salvaguardia, l’indipendenza e l’autonomia: nonostante i richiami da parte della Corte di Giustizia Europea all’Italia (Commissione c. Italia 24.11.2011) è rimasto invariato il principio della responsabilità indiretta secondo cui il cittadino che ha subito un danno ingiusto a causa del magistrato dovrà agire, attraverso l’apposita azione, esclusivamente nei confronti dello Stato che si rifarà in un secondo momento sul giudice responsabile.

Tanto è occorso nel caso conosciuto dalla Corte di Cassazione, Sezione Unite, del 18 aprile 2019 n. 10935 ove un Giudice tutelare è stato chiamato a rispondere con azione di rivalsa promossa dal Ministero della Giustizia per violazione dei doveri di diligenza e laboriosità in relazione ad una procedura di amministrazione di sostegno.

Ed ecco la rilevanza della procedura di amministrazione di sostegno anche sotto il profilo giurisdizionale. Non può negarsi che i procedimenti di volontaria giurisdizione, nel cui genus si annovera il procedimento di amministrazione di sostegno, solitamente sono ritenuti “procedimenti di giustizia minore”. Certo è figurativamente più austero istruire un procedimento penale o un procedimento civile con le regole altrettanto austere del contraddittorio processuale fra preclusioni e decadenze ed un incedere cronologico di fasi più o meno ben scandite, acquisire prove e discorrere in una udienza orale sulle stesse, intimare ai testi di giurare secondo la formula di rito e così via. Il procedimento di volontaria giurisdizione, pur partecipando dei cardini processuali del contraddittorio, delle notifiche, dell’audizione (non interrogatorio libero ed i termini sono già di per sé significativi al riguardo), delle parti (beneficiario e istanti o ricorrenti), presenta meno rigidità formali di udienze e dibattimenti. Eppure il procedimento di volontaria giurisdizione è il procedimento in cui più si affrontano le necessità della persona, la sua vita e le sue aspirazione. Si tratti di materia successoria, di procedimenti in camera di consiglio, di amministrazione di sostegno, ciò che viene conosciuta e giudicata nel procedimento di volontaria giurisdizione è la vicenda umana o la situazione sostanziale in cui quella vicenda umana si dipana.

Ed ecco allora che il procedimento di volontaria giurisdizione diviene il procedimento principe della giustizia, quello in cui effettivamente e concretamente la giustizia trova attuazione concreta.

E chi, se non proprio il Giudice tutelare è il magistrato che con maggior solerzia, attenzione, equilibrio e diligenza, deve apprestare tutela alle situazioni di fragilità che vengono sottoposte alla sua attenzione?

Bene dunque il procedimento disciplinare che è promosso nei confronti del Giudice tutelare che con la sua disattenzione o per ritardo o inerzia ha causato un danno ingiusto al beneficiario, peccato che l’impugnazione della decisione di assoluzione del giudice tutelare è stata ritenuta tardivamente proposta incorrendo in quelle preclusioni processuali e decadenze che rendono tanto austero il processo medesimo.