Giustizia civile - Processo di cognizione -  Redazione P&D - 02/11/2018

La scrittura privata traslativa di diritti reali autenticata dal giudice e il controllo implicito della sua validità – G. Palazzolo

Massima: La domanda diretta ad ottenere, ai sensi dell'art 216, II comma, cpc, una sentenza produttiva degli effetti di accertamento della sottoscrizione del venditore, tale da renderlo titolo idoneo alla trascrizione della compravendita immobiliare, permettendo la circolazione del bene oggetto di trasferimento, contiene implicitamente la domanda dell'accertamento dell'esistenza e validità del relativo contratto di compravendita, in quanto non può ritenersi fondato l’interesse alla verifica di un atto nullo “. Trib. Palermo, 5 settembre 2018, R.G. 1462/2015 – G.U. Dora Sciortino

L’intervento giudiziale nell’autentica delle sottoscrizioni ex art. 2657 c.c. e le antinomie del sistema scritturale italiano.

Da alcuni anni abbiamo iniziato una serie di sperimentazioni processuali volte ad individuare, tramite il rimedio di cui all’art. 702 bis c.c. una via giudiziaria che consenta agli avvocati di ottenere, per le scritture da loro confezionate e sottoscritte dalle parti, gli stessi effetti dell’atto notarile.

Nel caso di specie il giudice, trattandosi di un negozio che riguardava immobili in parte diruti, trasferiti con una compravendita secondo il combinato degli artt. 1470 e 1350 c.c., col requisito della forma scritta, ha sentito la necessita di verificare, oltre all’autenticità delle sottoscrizioni, per gli effetti della trascrizione ai sensi dell’art. 2657 c.c., la loro regolarità urbanistica, tramite una C.T.U. 

Tale iniziativa del giudice, in difetto di allegazione documentale sufficiente della parte che aveva interesse alla trascrizione, vale a dire l’acquirente, rispondeva all’esigenza di rendere l’immobile circolabile, tramite l’attivazione d’ufficio del mezzo di prova anzidetto per i futuri trasferimenti che lo potessero riguardare.

Sul punto specifico della questione si legge in sentenza che : “ …….la domanda diretta ad ottenere, ai sensi dell'art 216, II comma, cpc, una sentenza produttiva degli effetti di accertamento della sottoscrizione del venditore, tale da renderlo titolo idoneo alla trascrizione della compravendita immobiliare, permettendo la circolazione del bene oggetto di trasferimento, contiene implicitamente la domanda dell'accertamento dell'esistenza e validità del relativo contratto di compravendita “.

Il principio dianzi delineato consente di vedere nella domanda di verificazione della scrittura privata, non solo l’accertamento dell’autenticità della sottoscrizione che al limite potrebbe essere secondario rispetto a quello della validità del suo contenuto, tale da potersi ottenere, con la trascrizione del titolo ai sensi dell’art. 2697 c.c. un effetto permanente che riguarda la circolazione futura dell’immobile che ne costituisce l’oggetto.

E del resto, come rileva il giudice, l’interesse all’accertamento giudiziale dell’autenticità della sottoscrizione in una scrittura che trasferisca a titolo oneroso diritti reali, non può che essere rivolto ad un atto valido che consenta la futura, regolare circolazione dell’immobile.

Si aggiunga a ciò il potere del giudice di rilevare d’ufficio ai sensi dell’art. 1421 c.c. le ipotesi di nullità del contratto per affermare che il controllo del giudice in ambiti di tal fatta è completo ed esaustivo.

Il giurista ortodosso, potrebbe pensare che il giudice, in questo caso, sia andato ultra petita evadendo i canoni della domanda di sola verificazione delle firme, ma se si collega la funzione del giudice a quella del notaio, un controllo sulla validità dell’atto non può che giovare alla parte che con la trascrizione dell’atto ex art. 2657 c.c. intende far circolare il bene con ulteriori negozi che impongono la regolarità urbanistica dell’immobile a pena di nullità.

L’aspetto che si intende qui rimarcare intende scardinare il principio della residualità dell’accertamento giudiziale delle sottoscrizioni per gli effetti di cui all’art. 2657 c.c. ed individuare la possibilità per gli avvocati di sostituire l’attività notarile, curando gli interessi dei loro clienti tramite la redazione della scrittura, l’allegazione della documentazione urbanistica e l’accesso alla via giudiziale per ottenere, col rimedio in questione, la trascrizione dell’atto unitamente alla  possibile, futura circolazione del bene immobile trasferito.

L’attività notarile, per trasferimenti del genere qui trattato, è invece fondata sull’atto pubblico, la presenza di testimoni e tante altre formalità che rendono esclusivo un prototipo eccezionale, necessario, a nostro parere, solo per quegli atti che espressamente lo richiedono, quali quelli mortis causa  le donazioni, la costituzione del fondo patrimoniale e delle s.p.a.

Tutte le attività negoziali non incluse nella tassatività dell’art. 2699 c.c., che prevedano la sola forma scritta ai fini della validità, possono ben essere regolate dalla scrittura privata, assai più semplice ed immediata che con lo strumento processuale costituito dal combinato degli artt. 2702, 2657, e 702 bis c.p.c. consente agli avvocati di accompagnare le parti del negozio verso l’ottenimento dei requisiti di forma e di sostanza voluti dalla legge per la circolazione degli immobili.

E’ da dire, per inciso, che l’art. 2657 c.c. combinato con la disciplina della scrittura privata prevista dall’art. 2702 c.c. sembrerebbe prevedere un’autentica notarile, e dal nostro punto di vista una parere sulla validità dell’atto di cui il notaio prende visione, tanto che, se le prescrizioni di legge sono ivi rispettate non potrebbe esimersi dall’autentica delle sottoscrizioni riconosciute come proprie dalle parti del negozio.

In tal caso verrebbe egualmente assicurata la sua funzione antiprocessuale, visto che l’autentica delle firme sarebbe apposta ad un atto valido, consentire l’autonomia delle parti nella disposizione del regolamento contrattuale, verificata, altresì, la capacità di disporre e concludere l’operazione senza altre opzioni.

Tale dinamica non è esclusa dalla legge, e ad onor del vero nemmeno dai protocolli notarili; solo che negli stessi protocolli si afferma che una continua attività di autenticazione delle sottoscrizioni in scritture private da parte del notaio renderebbe disdoro alla professione.

Ora, con tutto il rispetto per la classe notarile, la redazione ad es. di un atto di vendita di un immobile con l’allegazione dei documenti necessari previsti dalla legge per la regolarità urbanistica del bene oggetto del contratto, costituisce un’attività facile e compilativa che un professionista del diritto di medie capacità potrebbe eseguire esattamente come un notaio, visto che le formule adottate da codesti professionisti si trovano ormai correntemente sui siti elettronici dedicati alla modulistica contrattuale.

Tutto quello di cui abbisogna un atto ad es. di compravendita, per la sua regolarità formale, è accessibile telematicamente e si aggiunge alla stipulazione con l’allegazione dei documenti catastali e delle altre visure di cui l’atto stesso necessita, a differenza del passato remoto del nostro diritto ove l’accesso agli uffici per la documentazione del negozio doveva avvenire tramite il consulto dei repertori cartacei, per così dire cum pede.

L’attività notarile è invece necessaria nei negozi complessi, che vanno dagli atti mortis causa, alle donazioni motivate, ai patti di famiglia e al diritto societario ove la conoscenza della legge e l’ars stipulatoria prevalgono sulla mera compilazione di semplici modelli negoziali diffusi nella pratica e di facile esecuzione. 

Quindi, essendo la sede letteraria di Persona e danno rivolta alla fruizione dei magistrati e degli avvocati, in particolare, e volta a dare spazio alla creatività degli operatori del diritto, negli ambiti decisivi della legalità, la sentenza qui annotata costituisce un precedente idoneo ad invogliare i professionisti del settore a cimentarsi in attività del genere qui descritto ed ottenere, con l’accesso al giudizio nelle forme di cui all’art. 702 bis c.p.c. gli stessi effetti dell’atto pubblico, adottato dal notaio quando la parte che si presenti al suo cospetto non chieda un’altra formula negoziale, come se tutti gli utenti sapessero della differenza tra l’atto pubblico e la scrittura privata di cui si chieda solo l’autentica delle firme.

Quante volte è successo ai colleghi avvocati di recarsi dal notaio, con le parti al seguito e con una scrittura già confezionata per ottenere l’autentica delle sottoscrizioni al fine di trascrivere l’atto ai sensi dell’art. 2657 c.c., e sentirsi riferire che il loro lavoro non era sufficiente a garantire la regolarità del trasferimento, di fatto sostituendoli nella redazione di un atto uguale, assistito dalla forma dell’atto pubblico, che nulla aggiunge all’effetto traslativo o costitutivo da codeste voluto.

 Sia consentito quindi concludere questo scritto con una semplice riflessione rivolta a vedere quanto sia barocco il nostro sistema scritturale, facendo riferimento  all’autenticazione delle firme concernenti atti di trasferimento della proprietà, o di costituzione di diritti di garanzia su beni mobili soggetti a trascrizione ai sensi degli artt. 2683 e 2684 c.c.,  per riferire che essa è stata estesa con la l. n. 248/2006, anche agli uffici comunali, agli uffici del pubblico registro automobilistico, agli uffici della motorizzazione civile, nonché ai titolari di studi di consulenza automobilistica e delegazioni Aci, che abbiano attivato lo sportello telematico dell’automobilista, cosiddetti Sta. 

L’autentica è eseguita gratuitamente presso gli uffici del Pra, Dtt e Sta, mentre se essa interviene tramite gli uffici comunali, oltre ai costi di segreteria, è previsto l’assolvimento dell’imposta di bollo con €. 14,62.

Si tratta in questi casi di beni di rilevante valore, se si pensa al cabotaggio di certe imbarcazioni e alle automobili di lusso, mentre per trasferire un modesto compendio immobiliare, riferibile a terreni o fabbricati, le contorsioni della forma maggiore, unitamente ai costi per il suo confezionamento, spesso superano il valore del bene trasferito.

L’arretratezza del nostro sistema si coglie altresì col fallimento del d.p.r. n. 445/2000 in àmbito di autentica delle firme da parte dei pubblici ufficiali istituzionali, quando siano apposte ad un atto di autonomia privata. 

Al fallimento della norma anzidetta si intese porre rimedio con la proposta di legge n. 4614 dell’8 settembre 2011 ad iniziativa dei deputati, Cavallaro, Capano, Ciriello, Concia, Iannuzzi, Melis, Rossomando, Samperi, Tidei, sviluppata sulla base della modifica apportata all’art. 474 c.p.c., l. 14 maggio 2005, n. 80, volta ad assimilare l’efficacia esecutiva della scrittura privata autenticata all’atto pubblico, anche quando essa documenti un atto di autonomia privata inter vivos.

Si rilevava, infatti, la mancanza di una norma estensiva nel nostro ordinamento del potere di autenticazione ad altre figure professionali, se non a quella dei notai in forza dell’art. 72, l. 16 febbraio 1913, n. 89. L’intento della proposta di legge era dunque quello di estendere il detto potere al ceto forense, già dotato di poteri di autentica con riguardo al mandato professionale ed alle quietanze. solo limitatamente agli atti di esecuzione e per la trascrizione delle scritture private. 

 Il sostegno della proposta di legge, veniva ancorato alla riforma avvenuta in Francia con la l. n. 331/ 2011 del 28 marzo 2011, che tale potere ha esteso agli avvocati, ma, come era prevedibile, l’iniziativa di questi valorosi politici è caduta nel dimenticatoio. 

In allegato sentenza e testo integrale dell'articolo.