Danni - Danno esistenziale -  Antonello Negro - 10/04/2019

La scoperta del vero padre ed il danno esistenziale - Cass., ord. n. 9497/2019

Con la sentenza qui allegata, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un padre il quale era stato condannato a pagare alla figlia la somma di euro 30.000 a titolo di risarcimento del danno esistenziale da costei patito.

Nel caso di specie, una ragazza aveva scoperto, dopo lungo tempo, di essere figlia biologica di un altro genitore e, insieme alla madre, aveva proposto nei confronti di quest’ultimo una domanda volta all’accertamento giudiziale di paternità e ad ottenere il contributo al mantenimento ed un danno non patrimoniale.

La Corte di Appello, confermando la pronuncia di primo grado, ha riconosciuto, in favore della figlia, il risarcimento di un danno esistenziale ravvisato nella grave carenza di ordine affettivo e di calore familiare dal momento in cui la stessa aveva scoperto la diversa (biologica) paternità.

La Suprema Corte ha quindi rilevato che il fatto che la figlia avesse avuto un padre legittimo fino al 2012 è stato implicitamente ritenuto irrilevante dalla Corte di appello che ha motivatamente considerato decisiva l’anteriore epoca della conoscenza della diversa paternità (risalente all’anno 2010).

La Corte di Cassazione ha respinto anche il secondo motivo di ricorso concernente la quantificazione del contributo al mantenimento riconosciuto in favore della figlia nella misura mensile di euro 1.500.

Il padre biologico, infatti, riteneva detta somma eccessiva tenuto conto delle capacità reddituali delle parti e dell'età della figlia (25 anni), ma la Cassazione ha rilevato che il giudice del gravame ha correttamente esaminato la richiesta di riduzione del contributo proposta dal padre sottolineandone la genericità (a fronte della delibazione approfondita compiuta dal Tribunale in merito alle acquisizioni probatorie concernenti i redditi rispettivamente percepiti dalle parti ed il loro andamento).

Per la Cassazione, il ricorrente si è limitato a riproporre, circa detto motivo di ricorso, i medesimi fatti già valutati senza indicare con riferimento a quali specifiche circostanze decisive fosse da ravvisare la carenza istruttoria o l'omessa pronuncia.

Nel caso di specie, rilevo, il danno esistenziale può configurarsi non solo nella carenza di affetto (con ogni conseguenza che ne deriva), ma anche – e soprattutto – nella privazione di una serie di attività e di rapporti che devono sussistere tra un genitore ed il proprio figlio.