Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Maria Rosa Pantè - 04/03/2019

La rivolta dei bambini

Primi di marzo, ci sono le primule e molti fiori, si dice “è primavera”, ma è una primavera senza inverno, solo un autunno a volte un po’ più freddo.
Cancellare l’inverno a certe latitudini è un crimine, verso la nostra stessa salute, soprattutto psichica e soprattutto di chi beato gode del sole caldo in inverno.
Un crimine verso gli animali, verso le piante. Ci sono piante che emigrano verso climi più freddi.
Un crimine verso ogni forma vivente.
Il riscaldamento globale è il grande crimine della specie homo sapiens.
Io posso dire che faccio la raccolta differenziata, che cerco di consumare poca acqua, che spengo le luci e riscaldo la mia casa il giusto confortevole. Io posso dire che riscaldo la mia casa col geotermico e l’energia del sole.
Posso dire tutto questo, e forse sentirmi un individuo migliore, ma la mia specie, la specie cui appartengo è criminale, almeno fino alle generazioni più giovani, gli unici che si possono assolvere sono i bambini.
E guarda caso proprio i bambini si stanno ribellando. Non i giovani, no proprio i bambini. In tutto il mondo.
Gli unici ad aver chiaro che la fine di questa terra, così come è ora, è vicina. Forse ineluttabile e forse normale dato che nulla è eterno. Ma se pure io che ho 57 anni, quasi 58, almeno ho vissuto, certo non possono dire altrettanto i bambini che si ribellano contro i “potenti” della terra.
Un mondo capovolto dove i grandi giocano a stupide piccole guerre (solo i morti sono tanti), e i bambini dicono la cosa seria, essenziale: “Salviamo la terra!”.
Anche se penso che tutto ha una fine, io sto coi bambini. “Se non ritornerete come bambini” ora questa frase pare una profezia di salvezza.