Diritto, procedura, esecuzione penale  -  Giuseppe Piccardo  -  21/11/2021

La risoluzione del Parlamento Europeo del 16 settembre 2021 per il riconoscimento della violenza di genere come nuova fattispecie di reato comunitario

Il 16 settembre scorso, il Parlamento europeo ha  approvato il testo di un’ importante risoluzione, relativa al “Riconoscimento della violenza di genere come nuove fattispecie di reato fra i  reati di cui all’articolo 83, paragrafo 1, TFUE”, recante “Raccomandazioni alla Commissione concernenti l’identificazione della violenza di genere come nuova sfera di criminalità tra quelle elencate  all’articolo 83, paragarafo 1, TFUE (2021/2035/INL)”.

Il documento in oggetto, dopo un’approfondita citazione di relazioni e rapporti sulla violenza di genere in Europa si esprime, nei diversi “Considerando” che precedono il vero e proprio testo dell’atto, nel senso di evidenziare che la violenza di genere affondi le sue radici negli stereotipi di genere, nelle strutture c.d. eteropatriarcali, nelle asimmetrie di potere e nelle diseguaglianze strutturali e istituzionali. Successivamente, nel “Considerando” lettera L del preambolo, mette in evidenza, riprendendo la definizione della violenza di genere di cui alla Convenzione del Consiglio d’Europa di Istanbul del 2014, che la violenza di genere riguardi, in particolare “Le donne e le ragazze in tutta la loro diversità e le persone LGBTQI+” e che la medesima sia motivata da un desiderio punitivo verso coloro che si reputa trasgrediscano norme sociali e gerarchie di genere.

Di particolare interesse, nell’ambito del preambolo della risoluzione in commento, i “Considerando” lettere O, P e Q, che non solo riconoscono, in conformità a quanto affermato dalla Convenzione di Istanbul, sopra citata, che la violenza conto  le donne e le ragazze è una violazione dei diritti umani e fondamentali delle donne dell’Unione Europea, ma riconoscono l’esistenza di forme di violenza diversa da quella fisica, come quella “on line”, quella economica e quella morale, altrettanto diffuse e devastanti. I dati sulla violenza di genere all’interno della UE, citati nel “Considerando” Q, sono allarmanti: un terzo delle donne ha subito violenza sessuale e/o fisica dall’età di 15 anni, mentre una donna su due è stata vittima di molestie sessuali. A livello mondiale, invece, secondo i dati OMS, almeno un terzo delle donne tra i 15 e i 49 anni dichiara di essere stata vittima di violenza fisica e/o sessuale da parte del proprio partner e che il 38% degli omicidi di donne è commesso dal marito o convivente di queste.

I dati sopra citati sono da considerare più contenuti, rispetto a quelli effettivi, soprattutto se si pensa che la pandemia ancora in atto ha  comportato un aumento drastico e considerevole della violenza di genere, come ricordato dal Parlamento Europeo nella lettera T del preambolo e che sono sempre più frequenti  i c.d. casi di “vittimizzazione secondaria”, vale a dire di ulteriori danni psicologici a causa del modo in cui le istituzioni o altri trattano la vittima di violenza.

In considerazione di tutto quanto sopra esposto, nonché della presa d’atto, da parte del Parlamento europeo che le violenze di genere sono “Il risultato della continua manifestazione di un accesso al potere e alle risorse e una loro distribuzione storicamente iniqua”, (punto 5 del paragrafo”Cause e impatto della violenza di genere e garanzia di un approccio olistico nella sua prevenzione”), il consesso comunitario richiede espressamente alla Commissione di includere nel termine “Donne”anche le ragazze minorenni, non solo quelle di età pari o superiore ai 18 anni, al fine di colmare un vuoto normativo significativo.

Nei successivi paragrafi, ed in particolare in quello rubricato “Affrontare tutte le forme di violenza di genere”, il Parlamento Europeo rivolge un invito alla Commissione ed agli Stati membri a contrastare con tutti i mezzi a disposizione la violenza di genere, ivi compresa quella verso i soggetti c.d. LGBTIQ+, fondata proprio sull’identità di genere, insistendo, in  particolare, nella necessità di contrasto della violenza esercitata con mezzi telematici o di nuove forme di violenza on line, quali lo zoom bombing o le minacce telematiche.

Nel successivo paragrafo della Risoluzione, dedicato a “Protezione, sostegno e risarcimento”, il Parlamento Europeo prende atto dell’assenza di una normativa uniforme comunitaria sul fenomeno violenza di genere e a tutela dei bambini vittime di violenza assistita, nonché delle conseguenze di tale circostanza, vale a dire una tutela differenziata delle vittime di violenza a seconda dei Paesi e l’assenza di risarcimenti equi a seguito di tali episodi in forza del mancato recepimento, da parte di molti Paesi, della normativa comunitaria sul punto (come più diffusamente ho cercato di illustrare nella nota apparsa su questa rivista in data 6 settembre u.s.).

In considerazione di tutto quanto sopra, il Parlamento comunitario invita, quindi, la Commissione ad elaborare un protocollo UE sulla violenza di genere, nonché a prevedere servizi di protezione per le vittime, in conformità alle Convenzioni internazionali vigenti, con la necessità di adottare una disciplina comune sul punto che preveda,  in modo espresso, fattispecie di reato e sanzioni, compresa un definizione comune di violenza di genere, così come norme comunitarie relative alla prevenzione del fenomeno, con richiesta espressa  alla Commissione di presentazione di una proposta di decisione al Consiglio che identifichi la violenza di genere come una nuova sfera di criminalità che risponda ai criteri stabiliti nell’articolo 83, paragrafo 1, comma 3 TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, n.d.r), con successiva predisposizione di testo di una direttiva “olistica” incentrata sulle vittime di violenza del Parlamento Europeo de del Consiglio, volta a prevenire e combattere tutte le forme di violenza di genere, fisiche o telematiche che siano.

Sulla violenza di genere, ma non solo su questo, a mio avviso, solo un’Europa che si esprima con un un’unica voce può essere una garanzia forte ed effettiva di tutela per le vittime; auspico davvero  che l’occasione offerta dal Parlamento Europeo con la recente risoluzione, non vada sprecata.





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