Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Francesca Zanasi - 29/09/2018

La rinuncia all’eredità da parte del debitore: strumenti di tutela dei creditori.

Esempio di caso concreto: alla morte di Tizio, la sua cospicua eredità passa al figlio Caio, che ha contratto numerosi debiti nei confronti di soggetti terzi. Al momento di subentrare giuridicamente nell’eredità di Tizio, Caio decide di rinunciarvi, con l’obiettivo di legittimare alla successione i propri figli e, allo stesso tempo, di preservare l’asse ereditario del padre Tizio dai debiti propri.
Per le ipotesi come quella appena descritta, il Legislatore ha specificamente previsto una tutela a favore dei terzi creditori che potranno rivalersi nei confronti dell’erede rinunziante tramite l’impugnazione della rinuncia. Vediamo come.

L’impugnazione della rinuncia all’eredità.
La tutela dei creditori dell’erede rinunziante è rinvenibile all’articolo 524 del codice civile, rubricato “Impugnazione della rinunzia da parte dei creditori”, che così dispone: “Se taluno rinunzia, benché senza frode, a una eredità con danno dei suoi creditori, questi possono farsi autorizzare ad accettare l’eredità in nome e luogo del rinunziante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti.
Il diritto dei creditori si prescrive in cinque anni dalla rinunzia”.
La norma in oggetto, benché di non felice formulazione, assolve alla funzione di tutelare il terzo creditore dalla rinuncia all’eredità da parte del proprio debitore; rinuncia che metterebbe a rischio il proprio titolo nei confronti di quest’ultimo (nota 1).

1. Secondo CAPOZZI, “non si tratta di vera e propria accettazione dell’eredità; infatti, a seguito del rimedio dell’art. 524, il titolo di erede non viene conseguito né dal rinunziante né dai suoi creditori” (in Successioni e donazioni, tomo I, ult. ed., Giuffré).

Il presupposto alla base del rimedio: l’effettività del danno al creditore.
Perché sia azionabile il rimedio ex art. 524 c.c., il Legislatore ha previsto la necessità di un unico presupposto, ossia il rischio dell’insolvenza e quindi un danno effettivo in capo ai creditori del debitore che rinunci all’eredità. Il danno, ha precisato la Cassazione (nota 2), deve essere sicuramente prevedibile; vale a dire che i beni personali del debitore rinunziante debbono risultare insufficienti a soddisfare i propri creditori. E’ appena il caso di precisare che “il rimedio apprestato dall’art. 524 a favore del creditore, e cioè l’azione per ottenere l’autorizzazione ad accettare l’eredità in nome ed in logo del creditore rinunziante, ha una mera funzione strumentale per il soddisfacimento del credito, e non è perciò necessario che il credito stesso si presenti con le caratteristiche dell’esigibilità e della liquidità, ma è sufficiente che, analogamente a quanto avviene per l’azione surrogatoria e per la revocatoria, sussista una ragione di credito, anche se non ancora accertata nel suo preciso ammontare e persino eventuale e condizionata(nota 3).
Legittimato passivo dell’impugnazione della rinuncia all’eredità non è solo il debitore che rinuncia, ma anche i propri successori. E’ opportuno sottolineare come il rimedio non sia invece azionabile nei confronti del legittimario pretermesso, che in effetti non assume la qualifica di chiamato all’eredità (nota 4).

2. Sul punto, Cass., sent. n. 3548/1995.
3. Cass., sent. n. 1470/1964.
4. Per ottenere la summenzionata qualifica, il legittimario pretermesso deve esperire – con successo – un’azione di riduzione avverso le disposizioni testamentarie; cfr. Cass., sent. n. 20562/2008.

Le posizioni giuridiche soggettive.
E’ possibile che all’interno della situazione finora descritta si introduca un terzo soggetto.
Al creditore ed al debitore rinunziante, infatti, ben può darsi che si accompagni un chiamato subordinato che abbia accettato l’eredità rinunziata o che abbia ricevuto l’accrescimento. Nell’esempio precedente, alla rinuncia dell’eredità da parte di Caio sarà il sig. Sempronio, chiamato in subordine, ad acquisire la qualifica di erede a momento dell’accettazione.
Naturalmente, l’ingresso dei beni nel compendio ereditario del terzo, chiamato subordinato, non determina alcun ostacolo ai diritti dei creditori: eminente dottrina (nota 5) ha infatti osservato che l’asse ereditario in questione entra a far parte del patrimonio del terzo subordinato “gravato” da un vincolo.
Vincolo che, stante l’effetto retroattivo dell’impugnazione della rinuncia, grava sui beni già al momento dell’accettazione che legittima il creditore ad azionare il rimedio ex art. 524 c.c..
La posizione di Sempronio, nell’esempio reso, non è comunque pregiudicata: “in quanto non debitore… l’erede potrà sottrarsi all’azione esecutiva attraverso il rilascio dei beni ereditati così come è consentito all’erede beneficiato e al terzo acquirente di un immobile ipotecato(nota 6).

5. FERRI, Successioni in generale, in SCIALOJA, BRANCA (a cura di), Comm. Cod. civ., Bologna-Roma, 1968, pp. 72 segg.; CAPOZZI, cit., 215.
6. CAPOZZI, cit., 215.

Segue. Il procedimento di impugnazione. Ipotesi particolari.
Per ottenere la revoca della rinuncia all’eredità, il creditore deve, entro il termine di prescrizione di cinque anni dalla rinuncia da parte del debitore, introdurre un giudizio che ha le forme del giudizio di cognizione ordinaria.
In caso di positivo esito dell’esperimento dell’azione, i creditori saranno legittimati ad aggredire i beni ereditari, con l’ovvio limite della concorrenza del credito, con azioni esecutive e cautelari.
Dal punto di vista processuale, è opportuno precisare inoltre che, sebbene il Legislatore utilizzi il termine “autorizzazione”, la pronuncia, rappresentando l’esito di un ordinario giudizio di cognizione, ha natura di sentenza.
Due le circostanze che vengono in evidenza:

  • in primo luogo, nell’ipotesi in cui il beneficiario (il Sempronio del nostro esempio) subisca un’espropriazione, o ne eviti il verificarsi estinguendo il debito del rinunziante, egli potrà rifarsi su quest’ultimo che, come abbiamo visto, rimane l’unico debitore;
  • secondariamente, può verificarsi un’ipotesi di concorrenza tra (i) da un lato, i creditori del debitore rinunziante e, (ii) dall’altro, gli eventuali creditori del chiamato subordinato. In questo caso, il ruolo determinante è giocato dal momento della trascrizione, da parte dei creditori dell’erede originario Caio, della domanda di impugnazione ex art. 524 c.c. nei confronti del beneficiario Sempronio, il quale dovrà necessariamente essere convenuto in giudizio assieme al primo.

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