Deboli, svantaggiati - Persone con disabilità -  Redazione P&D - 30/08/2018

La rilevanza della disabilità nell’adozione e l’incidenza nella dichiarazione dello stato di adottabilità – Antonella Tamborrino

L’adozione costituisce un rapporto di filiazione giuridica che si instaura tra soggetti non legati da una relazione di discendenza diretta. Essa esprime il fondamentale diritto dell’adottando di ricevere un nuovo nucleo familiare, qualora quello di origine risulti irrimediabilmente inidoneo a prendersene cura, per supplire definitivamente alle sue carenze affettive, spirituali e materiali, avendo riguardo alle concrete necessità ed esigenze dell’adottando, con la sua particolare storia personale, le sue caratteristiche fisiche e psicologiche ed il suo grado di evoluzione. A tal fine, il Tribunale per i minorenni del distretto, in presenza di un’accertata situazione di abbandono dei minori privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi, dichiarerà lo stato di abbandono, che costituisce il presupposto per la pronunzia dello stato di adottabilità del minore. Lo stato di abbandono può determinarsi anche per gravi condizioni di salute, soprattutto psichiche, non reversibili dei genitori, tali da impedire di prestare la dovuta assistenza e cura del figlio permettendo di offrire una soglia di cure materiali, calore affettivo ed aiuto psicologico al di sotto di una soglia minima, tali da produrre danni irreversibili allo sviluppo fisico e psichico del figlio. Tuttavia, a tal riguardo, la giurisprudenza di legittimità ha precisato che, ai fini della dichiarazione di adottabilità del minore, non è sufficiente la oggettiva sussistenza di carenze caratteriali o malattie mentali dei genitori, anche a carattere permanente, ma in virtù del primario interesse del minore a crescere nella sua famiglia di origine, sarà necessario accertare se, in ragione di tali patologie, il genitore sia effettivamente idoneo ad espletare i propri compiti genitoriali. Conseguentemente, la valutazione dello stato di adottabilità non può fondarsi sulla disabilità dei genitori biologici, nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e del relativo Protocollo addizionale, salvo che tale condizione, nonostante gli adeguati e possibili supporti offerti dallo Stato, comprometta irreversibilmente la capacità di allevare ed educare i figli. In ogni caso, qualora la condizione di disabilità, soprattutto legata ad una stato di disagio psicologico, sia tale da determinare una situazione di carenza della funzione genitoriale compromettendo le capacità di cura ed educazione della prole, si considera lesiva la prosecuzione del rapporto di filiazione nei confronti dei genitori biologici. Infatti, in tal senso la Suprema Corte ha dichiarato che «il figlio minore del genitore disabile è adottabile quando il genitore può offrirgli solo una vita inadeguata». Dunque, ne consegue che lo stato di abbandono, ai fini della dichiarazione dello stato di adottabilità, deve essere valutato nella sua obbiettività, prescindendo da qualsiasi elemento di volontarietà o colpevolezza, sì che non è sufficiente ad escludere detta condizione la mera volontà di non abbandonare il figlio, ove nella realtà manchi la capacità di offrire quel minimo di assistenza morale o materiale che deve essere valutato tenendo conto delle specifiche condizioni di salute del bambino e delle sue necessità, oltre che di un continuo e stabile supporto affettivo e psicologico, per essere aiutato a convivere con le sue malformazioni, oltre che di cure specialistiche continue ai fini di garantirne la crescita e sopravvivenza. Ad ogni modo, ciò non comporta l’enunciazione di un principio generale circa lo stato di adottabilità dei figli minori di genitori disabili, ma ogni caso deve essere valutato in concreto, accertando le cure, l’assistenza e risorse morali e materiali che la compagine parentale, familiare e dei servizi offerti dallo Stato sono in grado di assicurare al minore. Per cui, ciò permette di desumere che possono essere dichiarati adottabili solo quei minori che, a causa della grave disabilità del genitore, possono subire gravi traumi emotivi e carenze nell’educazione, in quanto ciò che l’ordinamento persegue è la garanzia dell’interesse del minore a condurre una vita serena e ad un corretto sviluppo psico-fisico.
L’adozione del minore disabile
Il minore con disabilità, in seguito alla dichiarazione di stato di adottabilità, è adottabile, secondo quanto disposto dalla l. adoz. 4 maggio 1983 n. 184 e successive modifiche, attraverso:
l’adozione legittimante, nazionale ed internazionale ex artt. 22 e 29;
l’istituto dell’adozione in casi particolari, introdotta dalla legge 28 marzo 2001 n. 149, secondo quanto previsto dall’art. 44, co. 1 lett. c) e ss., che non ha efficacia legittimante.
L’adozione legittimante determina la cancellazione del legame del minore con la famiglia di origine, salvi i divieti matrimoniali ex art. 27 l. adoz., e l’acquisizione dello status di figlio nato nel matrimonio degli adottanti, assumendone il cognome, i rapporti di parentela con i parenti degli adottanti e tutti i diritti e doveri che conseguono dal rapporto di filiazione. L’adozione prevista in casi particolari risponde alle difficoltà di adozione dei c.d. “soggetti difficili”, tra i quali i minori con gravi disabilità che si trovino nelle condizioni indicate dall’art. 3, co. 1 della legge-quadro n. 104/1992, orfani di padre e madre. Essa viene disposta a prescindere dallo stato di abbandono del minore e qualora non sia possibile ricorrere all’adozione piena, legittimante. Tale tipologia di adozione è consentita, oltre che alle persone coniugate e non separate, rispetto a cui la richiesta di adozione deve essere proposta congiuntamente da entrambi i coniugi anche in presenza di figli, altresì alle persone singole o conviventi more uxorio. L’adozione in casi particolari, al contrario di quella legittimante, costituisce un vincolo di filiazione che si sovrappone a quello della filiazione di sangue, ragion per cui la famiglia di origine non perde la relazione giuridica di filiazione e parentela (permanendo in capo ad essa legami ai fini successori ed alimentari con il minore), ma perde il diritto all’esercizio del ruolo genitoriale. Inoltre, si avrà la non instaurazione di rapporti di parentela tra l’adottato e la famiglia dell’adottante. Il legislatore prevede che il minore disabile che abbia compiuto i quattordici anni deve prestare il proprio consenso all’adozione. Tuttavia, qualora il minore non possa prestare personalmente il proprio consenso, tenuto conto delle sue condizioni di disabilità fisica o psichica, dovrà sentirsi il suo legale rappresentante. In tal caso, le indagini dovranno essere molto più approfondite per evitare forme di speculazione sulla persona del disabile. Mentre per l’adozione del minore degli anni quattordici dovrà essere sentito il suo legale rappresentante. Qualora il minore abbia compiuto il dodicesimo anno di età dovrà essere sentito personalmente, laddove abbia un’età inferiore potrà essere sentito in ragione della sua capacità di discernimento,  ex art. 45, co. 2 l. adoz. Tale  tipologia di adozione rappresenta un’alternativa al ricovero del minore in un istituto. Inoltre, al fine di favorire l’adozione di minori con grave disabilità il legislatore predispone:
all’art. 6, co. 8 della l. adoz. che lo Stato, le Regioni e gli enti locali possano intervenire con misure di carattere economico e di sostegno alla formazione e all’inserimento sociale fino al raggiungimento della maggiore età degli adottati, in quanto l’ostacolo maggiore è rappresentato dalla mancanza di un sostegno economico e di una rete di servizi post-adozione che aiuti in concreto le famiglie
all’art. 40 della l. n. 149/2001 l’istituzione di una banca dati relativa ai minori dichiarati adottabili e agli aspiranti all’adozione, periodicamente aggiornata e resa fruibile a tutti i Tribunali per i minorenni attraverso una rete di collegamento.
In ogni caso, può osservarsi che tale incentivazione all’adozione in casi particolari ha comportato un aumento delle richieste di persone disposte a prendersi cura di minori disabili gravi, anche se non risultano ancora del tutto sufficienti a garantire una famiglia a ciascuno di essi, visto che una larga maggioranza di minori con gravi condizioni psicofisiche permane in strutture a valenza sanitaria da dove difficilmente escono per un collocamento eterofamiliare.
La disabilità dell’adottante
Il nostro ordinamento prescrive espressamente, all’art. 6, co. 2 l. adoz., che gli adottanti devono essere effettivamente idonei e capaci di educare, istruire e mantenere l’adottando. Tale requisito richiede, oltre alla capacità materiale di assolvere ai compiti genitoriali, la loro idoneità fisica ad accudire la prole. Tuttavia, le disabilità degli adottanti non rappresentano un impedimento all’adozione nazionale o internazionale, in quanto non possono costituire ostacolo o motivo di discriminazione, salvo che colpiscano entrambi i coniugi comportando una materiale impossibilità a prendersi cura del figlio. Difatti, le disabilità che milioni di genitori hanno non sono di danno all’interesse del minore e  non consentono di limitare o escludere la responsabilità genitoriale, per cui, di riflesso non possono costituire causa esclusiva di un giudizio di inidoneità ad adottare. L’art. 22, co. 4 l. adoz. richiede che le indagini che devono essere espletate da parte del Tribunale per i Minorenni, ai fini dell’accertamento dei requisiti degli aspiranti adottanti, debbano concernere anche la salute di questi, in quanto si ritiene che il loro stato psico-fisico possa influire sull’equilibrio del minore. In ogni caso, alla luce di tali indagini, potranno essere ritenuti fisicamente inidonei all’adozione solo quei soggetti affetti da malattie che possano mettere in pericolo la loro vita o quella del minore. Tuttavia, un consolidato orientamento giurisprudenziale ritiene che qualora la disabilità, soprattutto di carattere fisico, degli adottanti non incida sull’ambiente familiare e sulla sfera affettiva, rende ammissibile l’adozione da parte di tali soggetti, in quanto non costituisce ostacolo al sereno sviluppo del minore e non determina una genitorialità insufficiente. L’adeguatezza o  meno degli adottanti deve essere valutata non solo in riferimento a criteri oggettivi, ma soprattutto in relazione alle vicende reali del minore, valutando caso per caso se tali disabilità si presentino in forme tali da impedire di espletare, in condizioni di sufficiente efficienza fisica e benessere psicologico, il compito educativo nei confronti dell’adottato, in modo da garantirgli la possibilità di sviluppare integralmente la propria personalità e raggiungere un soddisfacente grado di autonomia personale. Pertanto, il giudice non dovrà considerare il parametro dei “genitori tipo” o della “famiglia astratta” (perfetta sotto l’aspetto fisico, intellettuale, morale e socio-economico), in quanto se gli adottanti, sebbene portatori di handicap, non soffrano di menomazioni che possano mettere in pericolo la loro vita o quella del minore o influire negativamente sulla sua psiche, non sussiste alcun ostacolo alla dichiarazione di idoneità. In base a tali definizioni si desume chiaramente che gli aspiranti adottanti disabili possono adottare anche minori con gravi disabilità.

In allegato il testo integrale dell'articolo.