Malpractice medica - Malpractice medica -  Michela Del Vecchio - 02/07/2019

La responsabilità medica fondata sul rigore scientifico – Cassazione IV Sez Pen 26568/19

Con quale rigore scientifico il giudice può pronunciarsi sul “più certo che non” in tema di condotta colposa medica? Quali le leggi utilizzabili dal giudice nella spiegazione causale del fatto illecito di rilevanza penalistica? A queste domande risponde la Cassazione con la decisione indicata compiendo un’analisi della “causa” secondo gli arresti giurisprudenziali sino ad oggi maturati.

La corte parte dalla nozione di giudizio controfattuale (“contro i fatti”) in relazione al quale va verificata la “causa”. Tale giudizio si articola in particolare nell’operazione intellettuale mediante la quale “pensando assente una determinata condizione (la condotta antigiuridica tenuta dall’imputato), ci si chiede se, nella situazione mutata, si sarebbe verificata oppure no la medesima conseguenza”.

Tale accertamento non può che sostenersi su regole di esperienza (la c.d. causalità umana ex art. 41 cp) ma anche di rigore scientifico, ovvero su leggi di riconosciuta validità scientifica: la corte in particolare indica che “ad ogni spiegazione causale è dunque, in linea di massima, coessenziale il riferimento ad una legge idonea ad istituire una correlazione fra l’accadimento di cui si cerca la spiegazione e determinati antecedenti fattuali. In assenza di tale legge,  è difficile che i fatti, in sé considerati, forniscano una spiegazione, anche se non sembra da escludersi la possibilità di giungere all’enucleazione, in senso positivo o negativo, del nesso di condizionamento attraverso un procedimento di natura induttiva fondato sulla rilevazione di tutte le emergenze del caso concreto, laddove il sapere scientifico ed esperienziale, pur fornendo una serie di metodologie di indagine e di elementi di giudizio, non fornisca parametri normologici cui correlare la verifica condizionalistica” (così testualmente a pag. 3 della decisione in commento).

E, dunque, quale legge può ritenersi di rigore scientifico? I criteri indicati dalla corte sono plurimi.

Sicuramente è scientifica la legge che soddisfi il requisito della generalità: “occorre infatti che i casi osservati coincidano con il campo di applicazione della legge”. E’ inoltre scientifica la legge che sia controllabile sotto il profilo empirico. Occorre poi il grado di conferma della teoria scientifica ovvero “un resoconto valutativo dello stato – ad un determinato momento storico – della discussione critica di una teoria, relativamente al suo grado di controllabilità, alla severità dei controlli cui è stata sottoposta e al modo in cui li ha superati”.  Ultimo ma non meno importante requisito, nei termini indicati dalla corte, è la “diffusa accettazione in seno alla comunità scientifica internazionale”.

Evidente che il giudice non è tenuto a verificare il “sapere scientifico” ma nella valutazione della probabilità logica che egli è chiamato a compiere per appurare l’antigiuridicità di una condotta è suo compito “valutare la correttezza metodologica nell’approccio del giudice di merito al sapere tecnico scientifico che riguarda la preliminare e indispensabile verifica critica in ordine all’affidabilità delle informazioni che utilizza ai fini della spiegazione del fatto” (al riguardo la Corte richiama la decisione della medesima IV Sezione Penale del 30 settembre 2008 n. 42128).

Sulla “probabilità logica” si sono già pronunciate le Sezioni Unite (decisione del 10.7.2002 n. 30328) sottolineando la necessità di tener conto, per poter affermare la “probabilità logica”, di tutte le caratteristiche del caso concreto “integrando il criterio della frequenza statistica con tutti gli elementi astrattamente idonei a modificarla”.

Ciò impone la ricerca di una spiegazione del fatto attraverso un momento generalizzante che, successivamente, va validato nell’ambito del procedimento abduttivo che comporta il risalire dai fatti alle loro cause e dedurne, in un percorso inverso, la loro influenza sul fatto.

Solo in conseguenza dei procedimenti logici indicati dalla decisione in commento, si può affermare l’esistenza del nesso eziologico legittimante il giudizio di responsabilità medica.

In conclusione, dunque, rigore scientifico sì nell’accertamento della responsabilità medica ma anche verifica e controllo della rilevanza eziologica delle cause rispetto l’effetto lesivo del diritto alla vita della persona: imprescindibile, in ogni caso, la conoscenza e concreta valutazione di tutte le circostanze dell’evento nella consapevolezza della relatività e mutabilità delle conoscenze scientifiche.