Malpractice medica - Generalità, varie -  Redazione P&D - 28/06/2018

La responsabilità medica alla luce della legge “Gelli – Bianco”: profili sostanziali - Paola Proto Pisani

 
1. Premessa
Per quanto concerne la ridefinizione delle regole della responsabilità civile, delle strutture e degli esercenti la professione sanitaria le disposizioni più rilevanti della legge 8 marzo 2017, n. 24 recante “Disposizioni in materia di responsabilità professionale del personale sanitario” sono:
-  l’art. 7, che disciplina la natura della responsabilità civile della struttura e dell’esercente la professione sanitaria;
- l’art. 10 che disciplina l’obbligo di assicurazione delle strutture e degli esercenti le professioni sanitarie;
- l’art. 12 che disciplina l’azione diretta del danneggiato nei confronti della compagnia assicuratrice della struttura sanitaria e dell’esercente la professione sanitaria.
Per dirimere le questioni interpretative poste da queste norme può essere utile tenere presente la  scelta di fondo operata dalla legge che appare quella:
-  di incentivare l’azione di responsabilità nei confronti delle strutture (pubbliche o private) che si avvalgono degli esercenti le professioni sanitarie per erogare prestazioni sanitarie, mantenendo il regime della responsabilità contrattuale delle strutture, di maggior favore per il paziente (art. 7 comma 1) l’obbligo di assicurazione delle strutture (art. 10 comma 1) ed introducendo  l’azione diretta del paziente danneggiato nei confronti delle relative compagnie assicuratrici;
- parallelamente di disincentivare  l’azione di responsabilità nei confronti degli esercenti le professioni sanitarie di cui si avvalgano le strutture, (equiparando ad essi gli esercenti la libera professione intramuraria e gli esercenti in regime di convenzione con il SSN), perseguita riconducendo la relativa responsabilità nell’alveo di quella aquiliana (art. 7, comma 3), meno favorevole per il paziente, eliminando l’obbligo di assicurazione per RCT di tali esercenti (artt. 10, commi 2 e 3)  (salvo che per garantire l’azione di rivalsa della struttura, in relazione alla quale sono stati introdotti stretti limiti, anche in punto di quantum), e di conseguenza non introducendo l’azione diretta del paziente nei confronti della compagnia assicuratrice di tali esercenti la professione sanitaria).
- di mantenere per i medici liberi professionisti “privati” con cui il paziente stipuli un contratto d’opera professionale sia il regime della responsabilità contrattuale, (sono esclusi dall’ambito di applicazione dell’art. 7 comma 3), sia l’obbligo di assicurazione (art. 10, comma 2), introducendo l’azione diretta nei confronti della compagnia assicuratrice (art. 12, comma 1).
In ultima analisi la legge:
- persegue la tutela del diritto al risarcimento del danno alla salute – che per la sua gravità non può restare a carico del singolo – ripartendolo sulla collettività attraverso il sistema dell’assicurazione obbligatoria, assicurando al paziente in ogni caso di danno da esercizio dell’attività sanitaria un’azione contrattuale (nei confronti della struttura sanitaria pubblica o privata, e un’azione diretta nei confronti della relativa compagnia assicuratrice);
-  contemporaneamente alleggerendo la posizione dei singoli medici, che svolgono un’attività socialmente utile e il cui errore è, entro certi limiti, o inevitabile o riconducibile a difetti dell’organizzazione nel cui ambito operano, nell’ottica di ridurre la medicina difensiva i cui oneri non sono più sostenibili da un servizio sanitario a vocazione universale e che può risultare dannosa per il paziente, restituendo al medico la serenità di operare in situazione di rischio in cui il suo intervento è indispensabile per la salute del paziente.
Ciò implica misure che consentano al mercato assicurativo di funzionare in questo settore (premi accessibili, che presuppongono la possibilità di valutazione dei rischi da parte delle compagnie e quindi un sistema di raccolta di dati sui sinistri e i risarcimenti erogati).
Nel solco delineato dalla legge Balduzzi (e nel tentativo di superare le incertezza interpretative che questa aveva posto) viene ripudiata l’impostazione a cui era approdata la giurisprudenza di legittimità (già con Cass. n. 2144 del 1988, ma definitivamente da Cass. n. 589 del 1999):
 della natura contrattuale della responsabilità medico anche “strutturato” o dipendente sulla base dell’esistenza di un rapporto obbligatorio basato sul c.d. contatto sociale, in adesione alla teoria degli obblighi di protezione elaborata da Castronovo;
del conseguente onere a carico del medico, anche dipendente dalla struttura, della prova dell’esattezza della prestazione sanitaria, anche in virtù del criterio della vicinanza della prova (Sezioni Unite n. 13533 del 2001 in tema di riparto degli oneri probatori in tema di responsabilità contrattuale);
 dell’unificazione del regime dell’onere della prova nelle azioni di risarcimento nei confronti del medico e nei confronti della struttura.

(...)

Articolo completo di note in allegato.