Danni - Danni -  Michela Del Vecchio - 14/04/2018

La responsabilità educativa dei genitori per minori cyberbulli – Tribunale di Sulmona, 9 aprile 2018 n. 103

Ancora una decisione che delinea i compiti e gli oneri educativi che il ruolo genitoriale deve assolvere.

Il fatto è purtroppo noto alle cronache italiane in quanto sempre più comune fra gli adolescenti. Un ragazzo chiede alla fidanzatina minorenne una foto che la ritrae “senza veli” assicurandole che resterà privata. Al contrario, il ragazzo inizia a far circolare la foto sui cellulari degli amici costituendo una vera e propria “catena” finanche a pubblicarla su Facebook in un profilo (falso) pubblico, ovvero accessibile indiscriminatamente ad un numero indefinito di utenti.

Individuati gli autori della/e pubblicazione/i si apriva un procedimento penale dinanzi al Tribunale per i minori competente territorialmente che, però, si concludeva con una sentenza di non luogo a procedere emessa all’esito di un’udienza preliminare.

I genitori della vittima proponevano quindi azione civile per il risarcimento del danno alla figlia e jure proprio.

Risolte le questioni di rapporti fra la causa civile e la causa pena conclusasi con il “non luogo a procedere”, il Tribunale di Sulmona distingue fra il pregiudizio subito dalla minore e dai suoi genitori a causa della pubblicazione della foto sul sociale network dal pregiudizio parimenti da essi patito a causa della cessione della foto a terzi mediante dispositivo telefonico.

Mentre quest’ultimo (come la pubblicazione della foto sui social) è certamente ascrivibile alla categoria dei danni non patrimoniali ex art. 2059 c.c. in quanto lede una pluralità di interessi attinenti alla sfera della persona e dunque protetti dall’art. 2 Cost. (dal diritto alla riservatezza all’onore, all’immagine e persino all’inviolabilità della corrispondenza), il primo (e in particolare quello subito dai genitori della vittima) lede anche e soprattutto la reputazione delel vittime determinando – in relazione alla risonanza sociale nell’ambiente di vita e di lavoro dei gentiori della ragazza – anche un danno patrimoniale ulteriore e correlato a quello non patrimoniale.

La fattispecie, a parere dei giudici abruzzesi, è inquadrabile nella previsione dell’art. 2048 c.c. ovvero in quella della responsabilità dei genitori di minori capaci di intendere e di volere.

Trattasi dunque di una responsabilità concorrente con quella dei minori poiché anche questi, proprio in quanto – come detto – capaci di intendere e di volere – sono direttamente responsabili del danno ingiusto secondo le regole della responsabilità civile ex art. 2043 c.c.

Trattasi, come noto, di una culpa in educando (e non solo in vigilando) dei genitori che, nel loro ruolo “protettivo”, sono tenuti a impartire l’educazione e l’istruzione (non solo in termini scolastici ma anche e soprattutto forse in termini di convivenza civile) vigilando su una condotta in misura adeguata all’ambiente, alle abitudini ed al carattere.

Rilevante, dunque, in fattispecie – come quella in commento – di gravi e importanti lesioni del diritto della persona e di illecita interferenza e violazione della sua sfera esistenziale, l’aver dato risalto alla capacità degli autori dell’illecito in termini di possibilità di percepire il disvalore del loro comportamento e di scegliere ugualmente di compierlo.

Trattandosi di minori, poi, in termini educativi non possono non risponderne che i loro genitori.